La “solita” Germania sempre tra le big Löw: «Forte l’Italia»

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Dopo le prime timidezze tre favorite come Belgio, Francia e Germania hanno timbrato il cartellino. Ma sono soprattutto i tedeschi a fare paura....
Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Dopo le prime timidezze tre favorite come Belgio, Francia e Germania hanno timbrato il cartellino. Ma sono soprattutto i tedeschi a fare paura. Il 3-0 (con un penalty sbagliato) alla Slovacchia di Hamsik ha mostrato la vera faccia delle Germania. Una squadra che in alcuni frangenti è tornata quella del 7-1 al Brasile di due anni fa a Rio e quella che contro l’Argentina ha conquistato il titolo mondiale.
E contro i panzer l’Italia di Conte dovrà confrontarsi sabato in una sfida che più classica non può essere. «Dobbiamo migliorare se vogliamo dire la nostra nel torneo. Non possiamo concedere spazi nella prossima gara e dovremo approfittare delle nostre occasioni visto che non ne avremo molte».
È il commento di Joachim Löw l’uomo che senza giacca e cravatta ha costruito questa Germania: pressing a tutto campo con giocatori di gamba e di qualità che pochi team in questa rassegna francese possono vantare.
«Ovviamente, come tutte le squadre, anche noi abbiamo avuto problemi nell’avvicinamento al torneo perché c’è molta tattica nella fase a gironi Con tutto il rispetto per i nostri avversari, la vittoria non significa che domineremo il torneo. L’Italia è incredibilmente forte in difesa e ha un buon attacco, come abbiamo visto in queste partite. È una delle favorite».
Meno convincente la vittoria della Francia che però ha saputo estrarre dal cilindro un Griezmann pronto e in forma a dispetto di un Pogba poco concentrato e a tratti irritante. Sofferto come non mai il successo sull’Irlanda passata in vantaggio ma legittimo. Ma i transalpini hanno dalla loro il pubblico, l’atmosfera e giocatori ancora poco utilizzati da Deschamps. Il centravanti Gignac su tutti.
E che dire del Belgio? La formazione di Wilmots ha passeggiato solo per il punteggio sull’Ungheria. In realtà ha sofferto fino a 20’ dalla fine per poi dilagare. Ma i belgi hanno talento da vendere specie davanti con Hazard e Mertens e un tabellone che spiana loro la strada verso la semifinale.
Il prologo è stato a dir poco tormentato, scivoloso, impervio. La sconfitta contro l’Italia, nell’esordio a Lione, ha acceso delle spie e sollevato vari interrogativi sull’effettiva capacità del ruvido Marc Wilmots di gestire il patrimonio calcistico belga. Una vera e propria generazione che, mai come adesso, ha prodotto fenomeni in quantità. E poi, quelle faide all’interno dello spogliatoio, quella perenne disputa tra fiamminghi e valloni, che rendeva la squadra disarticolata.
Uno spreco di talenti. «La sconfitta con l’Italia ci ha fatto bene - le parole del ct belga dopo il sonante 4-0 all’Ungheria - ci ha fatto capire i nostri errori e cosa non avremmo più dovuto fare». Ed ora la prospettiva è ben diversa: «Non abbiamo ancora vinto nulla ma sarebbe meraviglioso arrivare in finale e giocarsela contro la Germania». Già ma c’è anche l’Italia.
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