La squadra di domenica è inferiore a quella della B

8 Novembre 2016

PESCARA. E’ un gioco, per carità. E come tale va preso. Ma la domanda sorge spontanea: più forte il Pescara sceso in campo domenica e umiliato dall’Empoli oppure quello che ha conquistato la...

PESCARA. E’ un gioco, per carità. E come tale va preso. Ma la domanda sorge spontanea: più forte il Pescara sceso in campo domenica e umiliato dall’Empoli oppure quello che ha conquistato la promozione in serie A? Non ci sono controprove, ovviamente, ma la sensazione è che quella della passata stagione fosse maggiormente competitiva. Un’opinione, è ovvio. Ma di certo non campata in aria. Massimo Oddo domenica ha schierato domenica una formazione iniziale che comprendeva otto giocatori della passata stagione.

In più il portiere Bizzarri, il centrocampista Aquilani e il centravanti Manaj. Una formazione strapazzata da un Empoli che aveva vinto una sola partita e che in dodici gare aveva segnato solo due gol. La considerazione nasce dall’apporto relativo che finora hanno dato Bizzarri tra i pali, Aquilani in mezzo al campo e Manaj al centro dell’attacco. E dal rendimento fatto registrare in serie B dai vari Mandragora, Torreira e Lapadula nel Pescara che ha vinto i play off dopo aver dato spettacolo per tutta la stagione. Al di là del valore dei singoli e delle loro condizioni fisiche, si capisce chiaramente che il bicchiere è mezzo vuoto. E che sul piano del rendimento chi è partito la scorsa estate non è stato rimpiazzato adeguatamente. Il valore di Torreira è sotto gli occhi di tutti: Marco Giampaolo gli ha consegnato le chiavi del gioco della Sampdoria pur avendo in organico un regista di provata esperienza come Cigarini; lo spessore di Lapadula è sotto gli occhi di tutti, tanto che ieri il centravanti del Milan è stato chiamato in Nazionale da Ventura; e poi Mandragora che da tempo è fermo in infermeria alla Juventus: il giovane napoletano si è rivelato un jolly prezioso avendo fornito un buon apporto sia a centrocampo che in difesa. Il peso specifico e lo spirito dei tre, probabilmente, sono mancati al Pescara fallimentare fischiato e contestato dai 13mila tifosi dell’Adriatico-Cornacchia, traditi da un gruppo schienato già alla fine del primo tempo. La sensazione che il Pescara dell’anno scorso sia più forte di questo è forte.

E lo è ancora di più alla luce delle partite di questa prima parte del campionato. Che Lapadula sarebbe andato via era chiaro sin da maggio. Ebbene per rimpiazzarlo la società si è affidata a un giovane di belle speranze come Manaj (arrivato nell’ambito dello scambio Caprari-Biraghi con l’Inter), ma assolutamente acerbo e inesperto. E poi, dopo Ferragosto, ha tentato la carta Bahebeck, una scommessa, arrivato dal Paris Saint Germain e che finora ha trascorso più tempo in infermeria che in campo. Un errore strategico clamoroso che chiama in causa tutte le componenti, dalla società all’allenatore. (r.c.)

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