Lanci felice a metà: «La Sieco è lasciata sola»

Il presidente brinda alla vetta ma mastica amaro: «La città di Ortona non premia tutti i nostri sforzi»
ORTONA. Nove anni di fila in serie A2. E per la seconda stagione consecutiva protagonista di un avvio di campionato da leccarsi i baffi. A ben vedere, negli sport di squadra, la Sieco Impavida Ortona è la migliore abruzzese del momento: sempre vittoriosa. Anche contro Siena e Cuneo annunciate come formazioni in lotta per la Superlega. A capo della società c’è una struttura particolare: papà Tommaso presidente, primo figlio, Nunzio, allenatore e secondo, Andrea, direttore generale ed ex capitano. È la famiglia Lanci che da una ventina d’anni regge le sorti della pallavolo a Ortona fino a diventare un punto di riferimento regionale. La passione dei figli, certo, ma anche la saggezza e l’esperienza di del padre, Tommaso Lanci che si è innamorato della pallavolo dietro ai figli fino ad assecondarne l’entusiasmo. Dopo quattro successi di fila, domenica (ore 16) c’è la trasferta di Taranto per consolidare il primato in classifica.
Tommaso Lanci, come vive questo momento?
«Sono contento, ma al tempo stesso triste. Soddisfatto del rendimento della squadra, d’altronde più che vincere sempre non può fare; ma mi piange il cuore vedere gli spalti vuoti. Uno spettacolo del genere in mezzo al campo meriterebbe una platea qualificata e numerosa. Purtroppo, siamo in piena pandemia e si gioca a porte chiuse. Ma a rammaricarmi è una considerazione: c’era poca gente al palasport anche nella passata stagione prima del Covid, 4-500 spettatori. I soliti affezionati, I Dragoni. E poco altro. La città, purtroppo, non premia tutti gli sforzi che facciamo. Non capisco perché siamo stati abbandonati da Ortona. È un peccato».
Però, siete il punto di riferimento della pallavolo abruzzese.
«Il bello è che siamo apprezzati più fuori dai confini comunali che a Ortona. Il paradosso è questo. Non so perché. La mia famiglia fa grandi sforzi, ogni anno vanno via almeno 400mila euro per tenere la squadra in A2 e permetterle di fare bella figura in giro per l’Italia».
Solo la famiglia Lanci.
«Qualche sponsor, che ringrazio di cuore. Ma il clou degli imprenditori della zona guarda altrove, ignorando l’oro che ha in casa. È una ferita nel mio cuore, non riesco a farmene una ragione».
Primi in classifica nonostante la pandemia.
«Che ovviamente ha aumentato i costi, a noi come a tutti. Fare un giro di tamponi costa 1.200 euro. E ogni settimana lo facciamo. Sono altri 40mila euro a stagione in più di costi. E non pensate che nel settore lavorativo in cui operiamo gli strascichi della crisi non si avvertano».
E allora perché va avanti?
«Perché ci piace fare le cose per bene».
È il segreto del primo posto in sere A2 della Sieco?
«Probabile. Noi abbiamo poca visibilità. La nostra forza è il volontariato, tutta quella gente che aiuta la società senza chiedere soldi. È un valore aggiunto che ci consente di restare ad alti livelli. E, quindi, non siamo abbastanza pubblicizzati, a differenza di altre realtà. Siamo forti, ma anche quest’anno siamo partiti senza poter schierare quella che è la squadra titolare sulla carta. L’infortunio di Shavrak ci ha privato di un’importante bocca da fuoco. Eppure siamo lì, davanti a tutti. Ma anche nella passata stagione abbiamo fatto bene, abbiamo dalla nostra la forza della costanza».
I nuovi stanno andando bene.
«Abbiamo un pregio: valorizzare i ragazzi che gli altri scartano. L’anno scorso Carelli, adesso prendete Sette: non è altissimo, ma ha grande elevazione. E si sta dimostrando una risorsa inaspettata. Non lo dico perché è mio figlio, ma c’è un allenatore che lavora seriamente e ha grandi qualità. Anche lui non è molto reclamizzato, ma ha sostanza. Noi abbiamo un’attività come famiglia, quindi finito il lavoro in palestra si va in azienda. Non c’è tempo per fare le passerelle. Vale per Nunzio e anche per Andrea che ha lasciato l’attività agonistica e ora svolge le mansioni di dirigente».
Avete azzeccato l’opposto Cantagalli.
«Sono anni che indoviniamo l’opposto. Passano da noi e poi fanno carriera ad alti livelli. Sapete perché Cantagalli è da noi? Perché Bertoli, che era qui nella passata stagione, gli ha suggerito Ortona. Vai lì se vuoi maturare, gli ha detto, perché c’è l’ambiente ideale. Chiedete in giro per l’Italia, non c’è un giocatore che vanta crediti nei confronti della Sieco Impavida. Ogni mese il rimborso pattuito, non si sgarra. È chiaro che poi in campo pretendiamo sacrifici. Ma li facciamo noi per primi. E poi…».
Che cosa?
«Mi inorgoglisce il gruppo, vedere come i ragazzi si aiutano. Sembriamo, anzi siamo, una famiglia. E anche chi va via, resta legato a noi. L’altro giorno mi ha chiamato Bertoli, che nella passata stagione era da noi e ora è a Cantù, per farmi gli auguri del compleanno».
Detto ciò è lecito sognare?
«Perché no? La squadra è ben assortita, completa ed equilibrata. E manca Shavrak. Ma per sognare non dobbiamo perdere di vista la nostra bussola: essere una famiglia e lottare su ogni pallone come se fosse l’ultimo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

