Lanciano dimenticato Retrocessione vicina e il futuro è un rebus

24 Marzo 2023

Il calcio frentano vive il momento peggiore della storia Club ormai in Promozione tra l’indifferenza della città

LANCIANO. Raramente così in basso, mai con così poca speranza di pronta risalita. Il calcio lancianese attraversa uno dei momenti più bui della sua storia poco più che centenaria, a cominciare dal dato più evidente, quello sportivo. La squadra è un passo dalla retrocessione in Promozione: l’aritmetica è attesa per domenica (in caso di sconfitta) o al massimo nella giornata successiva. A Scerni, dove i frentani giocano le gare casalinghe (senza tifosi), arriva l’Ovidiana Sulmona che si gioca le ultime speranze di partecipare ai play off. Lo farà contro la seconda peggior difesa del campionato di Eccellenza, e una squadra che non è neanche capace di completare la panchina. E che tra l’altro si prepara su campi di fortuna, se non addirittura dove capita: grottesche le immagini dell’allenamento sul molo di San Vito. In questo contesto, la situazione societaria è peggio. Del resto non ci si poteva aspettare altro da una cordata guidata da Massimiliano Pincione (in realtà il presidente sarebbe il fratello Alessandro). I risultati parlano per lui: a Pescara, Grosseto e Spoleto, in tre regioni diverse e in tre categorie diverse, era finita sempre male. Un film rivisto a Lanciano: tra proclami e gestione discutibili, incomprensibili scelte tecniche e gestionali, qualche apparizione in videoconferenza dagli Stati Uniti e un’agonia interminabile. Che sul campo sta per finire con la retrocessione annunciata.
E poi? Raramente il calcio rossonero aveva navigato in acque tanto cattive, così lontane da uno straccio di approdo, non diciamo sicuro ma quantomeno decente. I più anziani ricordano il fallimento della Polisportiva Virtus nel 1959: rossoneri ultimi in classifica, non riscritti alla stagione successiva, ma con alle spalle una società solida, vivace e in crescita come il Borgo, che avrebbe dato vita alla Pro Lanciano. Quando nel 1992 il Lanciano retrocesse dalla C2 e fallì, in Promozione era pronto a raccogliere il testimone e ad avviare un solido processo di rinascita il Lanciano 90 di Stefano Mercadante, che nel giro di qualche anno passò la mano a Ezio Angelucci. Più di recente, dopo la retrocessione dalla B e l’improvviso addio ai professionisti, si creò un buon fermento intorno alla Marcianese e al progetto del Lanciano 1920, che per un paio di stagioni mantenne le promesse con Fabio De Vincentiis al timone. Ma sono poi seguite la tragicomica gestione dei grossetani e l’arrivo di Pincione, tra scatole cinesi e rapporti mai veramente chiari fra le tre gestioni. Ufficialmente De Vincentiis, i grossetani e Pincione hanno sempre dichiarato di essere in cattivi rapporti. Ma poi vai a sapere...
Fatto sta che oggi, alle spalle di questo Lanciano 1920 allo sbando, c’è poco più del vuoto. In Prima categoria si barcamena l’Athletic Lanciano: club che, tra cambi di nome, fusioni e ripescaggi, in più occasioni ha manifestato l’ambizione di ereditate in toto la tradizione calcistica lancianese. La società di cui ora è presidente Michele La Scala, consigliere comunale della Lega e già responsabile del marketing della Virtus dei Maio, finora non ci è riuscita. Intanto deve salvarsi. Poi dalla sua avrebbe il rapporto con il settore giovanile della vecchia Virtus che continua l’attività, ma non è abbastanza. Altre ipotesi? Tante cordate delle quali si è favoleggiato si sono sciolte cammin facendo, spesso prima di vedere un minimo di concretezza. I salvatori della patria invocati non sono arrivati: dal ritorno dei Maio ai vari Colasante e Candeloro. Si mormora di un’alleanza-fusione con il brillante Fossacesia di Ursini, ma al di là delle voci non c’è nulla di concreto. Intanto è notte fonda: una di quelle del Polo Nord che non finiscono mai.
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