Lanciano in B: la favola rossonera

Storica promozione ai play off dopo anni di delusioni con una squadra partita per salvarsi
LANCIANO . Viste le premesse estive, è stato un vero miracolo il più grande successo nella storia del calcio lancianese: la promozione in serie B conquistata nel 2012 dalla Virtus Lanciano allenata da Carmine Gautieri. Mai i frentani avevano raggiunto un traguardo così alto nelle ottanta stagioni in cui, fino ad allora, si erano iscritti a un campionato della Figc. Eppure nulla faceva presagire che sarebbe finita così, dopo che l’estate del 2011 era trascorsa tra programmazione inesistente, voci di trattative per la cessione del club e mercato inesistente. Perciò, a far salire tra i cadetti i frentani, non poteva essere che un miracolo, qualcosa che supera i limiti della prevedibilità.
Chi poteva infatti prevedere che, da ciò che rimaneva di tre anni di delusioni, Gautieri ricavasse un capolavoro di squadra? Chi avrebbe scommesso che un centravanti come Leonardo Pavoletti, dopo un’annata anonima tra Prima e Seconda divisione, facesse 16 gol in terza serie? Chi poteva ipotizzare che Federico Amenta, da tappabuchi sistemato dove mancava un terzino o una mezzala, si consolidasse come uno dei migliori centrali della categoria e poi della B? Ci sono poi le sorprese Leonardo Massoni e Giorgio Capece; l’affermazione di Cosimo Chiricò; la rigenerazione di Antonio Aquilanti, Vincenzo Aridità, Manuel Turchi, Gaetano Vastola, Alessandro Volpe; l’esplosione di Carlo Mammarella e del suo sinistro magico; la seconda giovinezza di Roberto D’Aversa, capitano e leader in campo e fuori. Quando poi un anonimo anatroccolo diventa un discreto cigno, la società della famiglia Maio ci crede e fa un mercato invernale di cartello: arrivano Fabrizio Paghera, imprescindibile quando manca D’Aversa; Domenico Sarno che fa fare il salto di qualità all’attacco; Alfredo Donnarumma, che non lascerà il segno per problemi fisici.
Alla vigilia la Virtus dalla sua non ha uno straccio di pronostico. Nel girone vengono sistemate tutte le retrocesse dalla B, che in teoria possono sempre ambire a un campionato di vertice: Frosinone, Piacenza, Portogruaro e Triestina; Spezia e Cremonese sono due corazzate; le siciliane Siracusa e Trapani, come pure Barletta e Pergocrema, sono ben attrezzate e ambiziose. I giocatori della Virtus sono più o meno tutti sul mercato, e in ritiro l’unico volto nuovo è Mitja Novinic, giovane sloveno formatosi nelle giovanili del Milan. Inoltre il precampionato è una frana: l’unica amichevole con una pari categoria è quella persa 1-0 col Latina, e alla prima ufficiale al Biondi i dilettanti del Castel Rigone eliminano i rossoneri dalla coppa Italia, mentre in tribuna non c’è nessuno dei Maio. Dagli ultimi giorni di mercato il ds Luca Leone torna con una dozzina di tesserati, mentre Domenico Di Cecco, tra i migliori del precampionato, va in prestito a Barletta. Ai tifosi, scottati dalle ambizioni frustrate degli anni precedenti, si chiedono pazienza e sostegno, e si promette la salvezza senza play out. Non è un miracolo che venga promossa in B una squadra che inizia così?
In avvio di campionato cominciano le sorprese: exploit a Bassano (gol di Riccardo Improta che a gennaio andrà al Genoa); debutto in casa piegando la Triestina (prima doppietta di Pavogol); vittorie a Prato e sul Barletta con gol di Di Cecco e Di Gennaro (con punizione di Mammarella in zona Cesarini). Il 4-3-3 del “Gaucho” fa sognare, anche se c’è subito una prima flessione. Il campionato è estremamente equilibrato: Pergocrema, Frosinone, Cremonese si alternano al primo posto con i rossoneri, che chiudono l’andata terzi, dietro il Siracusa e il Trapani, che prenderà il volo con nove vittorie di fila tra 16ª e 24ª giornata, per poi crollare e cedere allo Spezia sul filo di lana. Arrivano altri momenti di crisi, tra rinvii per maltempo e qualche mezza battuta a vuoto, e la Virtus si ritrova fuori dai play off. Può rientrarci nel recupero col Piacenza dell’ex Monaco, ormai pericolante che non fa più paura, ma nei dieci minuti finali subisce la rimonta a sorpresa. Sogno finito? Assolutamente no: alla nona di ritorno, con un colpo da biliardo di Mammarella che frutta il successo ad Andria, arriva la svolta decisiva. E subito dopo la squadra di Gautieri fa faville nel posticipo con la ben più quotata Cremonese: in una notte di festa la corazzata diventa la Virtus. I frentani sono lanciati verso i play off: quando vincono a Portogruaro conquistano matematicamente gli spareggi, dieci anni dopo la beffa di Taranto, anche stavolta con la posizione di classifica a sfavore.
Il miracolo è dietro l’angolo, e il primo ostacolo per completarlo è il Siracusa in semifinale: all’andata decide Turchi, mentre in Sicilia è fondamentale il sinistro di Mammarella, che entra definitivamente nella leggenda del calcio frentano. Le due gare di finale con il Trapani cominciano sempre in salita: al Biondi (dove finisce 1-1) per le squalifiche di Amenta e Pavoletti; al Provinciale, con 700 frentani al seguito, per l’espulsione di Amenta e il vantaggio del Trapani. A rendere indimenticabile quel 10 giugno comincia Pavoletti con la rete che riaccende le speranze; nella ripresa una perla di Sarno ribalta il risultato; allo scadere chiude i conti la rete di Margarita che, durante il viaggio di ritorno, viene sintetizzata così da un motivetto improvvisato dai tifosi: «Che bello è / se il portiere va a vuoto / Margarita di testa / e comincia la festa...». Ed è una festa meritata perché, quando l’anatroccolo di Gautieri ha cominciato a trasformarsi in cigno, quella serie B l’ha fortemente voluta e inseguita: e alla fine, per quanto col senno di poi possa essere miracolosa, se l’è presa con pieno merito.
Andrea Rapino
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