Lanciano raggiunto al 94’ Melchiorri salva il Pescara

Meglio i rossoneri, ma Monachello-gol non basta. Biancazzurri confusionari
PESCARA. Una giocata di classe firmata da Federico Melchiorri ha strozzato l’urlo di gioia in gola alla Virtus Lanciano e ha regalato un po’ di respiro al Pescara. Una prodezza dell’uomo più temuto da Roberto D’Aversa. Un gol arrivato al quarto dei cinque minuti di recupero di un derby che i rossoneri avevano in pugno.
Una giocata del singolo per fermare la forza del collettivo che è arrivato a un minuto dalla storia. Sarebbe stata la prima vittoria del Lanciano a Pescara. E sarebbe stato un successo meritato in virtù di un secondo tempo in cui la Virtus ha fatto il bello e il cattivo tempo, mettendo alle corde il Pescara. I rossoneri sono arrivati a un passo dalla profanazione del tempio del calcio abruzzese, l’Adriatico-Cornacchia: era il salto di qualità richiesto dai mille tifosi al seguito per legittimare una superiorità che, classifica alla mano, dura da poco più di un anno. E’ mancato il colpo del ko, per il resto la Virtus Lanciano ha poco da rimproverarsi. O forse sì: la gestione di quel pallone che, a poco più di un minuto dalla fine del recupero, Bacinovic (subentrato a Paghera) non controlla bene al tramonto del derby d’Abruzzo dominato e che Federico Melchiorri trasforma in oro, ovvero nell’ottavo gol in campionato. E che gol!
Salva il Pescara che non ha giocato bene. Magari ha pagato oltremisura le tante assenze, ma sta di fatto che è sembrato di rivedere la squadra senza gioco e senz’anima messa sotto processo fino a un mese fa.
E’ stato un derby avaro di emozioni nel primo tempo. Che Marco Baroni – accolto dagli insulti della tifoseria frentana – ha iniziato con due sorprese: Sowe in attacco in luogo di Politano e poi il ritorno al 4-3-3, mettendo da parte il 4-4-2. L’avvio è stato incoraggiante: pressing e agonismo, ma la Virtus non ha tremato. Ha retto l’urto per poi uscire fuori dal guscio. Derby bloccato, molto tattico, in cui comunque ha brillato la stella di Antonio Piccolo, l’unico sopra le righe. E proprio una giocata dell’esterno rossonero ha spezzato la partita, al 6’ della ripresa: un guizzo sulla destra e un pallone d’oro che Monachello ha trasformato in gol. Tripudio Virtus Lanciano. Che ha legittimato il vantaggio con una condotta tattica ineccepibile: senza soffrire nelle retrovie e cercando il raddoppio. Che ha sfiorato in più occasioni. Ad esempio, quando Aresti ha negato a Mammarella, al 12’, la gioia della rete dell’ex su punizione. Male il Pescara che è andato in confusione. Nè i cambi di Baroni hanno sortito effetto. Il ritorno al 4-3-3, progressivamente, ha sfilacciato la squadra. Le ha tolto quella compattezza ammirata contro l’ex capolista Frosinone. Senza dimenticare che, almeno inizialmente, ha finito per emarginare l’uomo migliore, Federico Melchiorri.
Biancazzurri sull’orlo del baratro, fischiati e contestati dal pubblico. Incapaci di reagire.
Poi, quando ormai si aspettava solo il triplice fischio dell’arbitro Sacchi per dare il via alla festa frentana, ecco la giocata di Melchiorri. Che ha salvato il Pescara dalla quarta sconfitta casalinga, ma non dalla contestazione dei tifosi della Nord. Solo una boccata d’ossigeno: i problemi restano. Così come non può essere una prodezza a vanificare lo spessore della prestazione di una Virtus Lanciano che ha dimostrato di meritare la posizione, in zona play off, che occupa in classifica.
@roccocoletti1
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