Lanciano senza società e squadra, futuro in bilico

Club in vendita ma non ci sono trattative concrete. Giovanili, i tecnici vogliono il saldo delle pendenze
LANCIANO. Quella che comincia oggi è una settimana decisiva per dare un futuro al calcio lancianese, o quantomeno sperare che il club rossonero possa figurare degnamente nella prossima stagione di Eccellenza (il 13 settembre si comincia con l’andata del primo turno della Coppa Italia, il 20 settembre parte il campionato).
Al momento le premesse per far bene mancano tutte: Lanciano non ha una squadra né una società, non ha un settore giovanile e, a occhio e croce, neanche un campo viste le condizioni dello stadio Guido Biondi.
Il problema è alla base: la cessione della proprietà dal presidente uscente Fabio De Vincentiis. Da lunedì scorso il club è in vendita, ma nessuno sembra si sia fatto avanti concretamente.
O meglio, le trattative abbozzate si sono arenate sulla distanza tra domanda e offerta, rimaste sempre lontanissime: De Vincentiis parte da 70mila euro per il club più il saldo dei debiti, che ammonterebbero a circa 50mila euro. Nessuno, però, è disposto a sborsare tanto per quello che difatti è un contenitore vuoto.
Si sono così arenati sul nascere i tentativi che avrebbero fatto l’ex presidente del Capistrello, Settimio Colangelo, e Marco Colaizzo, già nella dirigenza dell’Agnonese. Niente da fare anche per la cordata che, al netto delle smentite, vedrebbe in testa Antonio Mergiotti, attuale presidente del Chieti. Senza società e senza dirigenti, viene da sé che Lanciano non avrà una squadra. Per ora è stato opzionato l’allenatore Giuseppe Naccarella, legato a un eventuale cambio di gestione.
In rosa c’è poco o nulla: il riconfermato portiere Mattia Di Vincenzo e qualche altro giocatore che aspetta gli sviluppi sul fronte societario. La rosa è perciò interamente da assemblare, mentre le altre 19 squadre del girone stanno iniziando il ritiro, o comunque stanno completando o limando l’organico.
A rendere la situazione ancora più nera, c’è la grana del settore giovanile: i tecnici vogliono il saldo delle pendenze e accordi sui programmi prima di tornare in campo. Se neanche questo avverrà a breve, si rischia pure la fuga delle nidiate cresciute negli ultimi anni in casa rossonera.
Insomma, nonostante Lanciano per storia recente sia il club più blasonato della categoria, è lontanissimo da piazze altrettanto esigenti e quotate come L’Aquila, Chieti o Avezzano. Se a brevissimo non arriverà la svolta a livello societario, i rossoneri rischiano di vivere una delle peggiori stagioni della loro storia calcistica: il timore è dietro l’angolo.
Andrea Rapino
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