Lanciano, stessi problemi del primo anno di serie B

2 Novembre 2015

Squadra, classifica e campo: sembra di rivivere gli stenti della stagione 2012-2013 Di differente c’è l’umore della piazza: all’epoca entusiasta, oggi insofferente

LANCIANO. Un salto indietro alla stagione dell’esordio tra i cadetti, quando la Virtus Lanciano era impaludata nella zona pericolosa della classifica: questo primo scorcio di campionato, numeri alla mano, vede i rossoneri nella stessa preoccupante situazione dopo l’undicesima giornata del 2012-2013. Allora i frentani erano, infatti, penultimi in coppia con la Pro Vercelli, e addirittura virtualmente ultimi se il fanalino di coda Grosseto non fosse partito con 6 punti di penalità. La squadra dell’allenatore Carmine Gautieri, e di Roberto D’Aversa capitano, era inoltre reduce dalla sconfitta in casa dell’Hellas Verona vicecapolista, e si preparava a ricevere il Livorno terzo, due squadre che sarebbero salite in A. Era un momento non felicissimo, insomma, sia per i risultati sia per le prospettive, e con una rosa che gli addetti ai lavori consideravano inadeguata. Tuttavia, tra quella I B e questa IV B alla quale è iscritta la Virtus, per parafrasare lo slogan della campagna abbonamenti, qualche differenza passa. La prima, e la più evidente per chi segue da vicino le sorti dei rossoneri, riguarda il clima che si respira intorno alla squadra. Allora era ancora viva l’euforia della promozione, e tutti godevano di un credito notevole da parte della piazza: comunque sarebbe finito, quel campionato di B sembrava dovesse essere in ogni caso un successo. Oggi allo stadio non si respira affatto lo stesso entusiasmo: sia per le spaccature in curva che hanno compromesso il peso del fattore campo, sia per una certa assuefazione alla categoria che probabilmente si è creata. Non è venuta meno l’aspettativa di ripetere i buoni risultati degli ultimi due anni, con la convinzione che parlare di salvezza tout-court fosse un refrain che preludeva a un torneo a ridosso della zona play off: in molti non si sentono a loro agio a sgomitare nei bassifondi. Rispetto ai due campionati precedenti, quando la Virtus aveva iniziato mettendo parecchio fieno in cascina, sembra invece cambiato qualcosa dal punto di vista fisico. I rossoneri a Cesena non hanno demeritato, ma in generale appaiono meno arrembanti e meno capaci di imporre il proprio gioco al confronto di un anno fa. Se è una questione di uomini o di preparazione non si può risolvere nell’immediato: nel primo anno di B un salto di qualità non indifferente arrivò al mercato di gennaio soprattutto con l’acquisto di Antonio Piccolo, che sarebbe diventato capocannoniere dei frentani. Nel frattempo, visto che un’eventuale svolta del giro di boa non è vicinissima, domenica (ore 17,30) a Perugia servono punti come il pane. Se però c’è una costante con il passato recente, è forse quel pizzico di fortuna che manca sempre. Gli episodi non aiutano: se tra il gol di Perico del 27’ e quello mancato da Ferrari al 54’ la differenza può stare nella «determinazione», probabilmente sull’angolo di Mammarella che al 45’ Capelli ha rischiato di mettere in porta prima di spazzare, serviva la dea bendata a dare una spinta al pallone. E poi c’è l’incubo più grosso della I B che rischia di tornare, quello del campo neutro. È scaduta la deroga che consentiva l’uso del Biondi con capienza ridotta. Di certo oggi c’è solo che il settore distinti non sarà finito prima di dicembre: si spera per il derby col Pescara del 19, ma in mezzo ci sono gli incontri con Crotone (15 novembre), Latina (28 novembre) e Cagliari (9 dicembre). L’ultima cosa che serva alla Virtus adesso è un fattore di difficoltà in più, senza contare che sui banchi della I B i rossoneri, sul neutro dell’Adriatico, con una sconfitta e quattro pareggi erano rimasti al di sotto della sufficienza.

Andrea Rapino

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