Le bombe di Moreno fanno volare Roseto «Siamo stati grandi»

23 Febbraio 2016

Il successo contro la Proger grazie ai canestri del cubano E poi la lieta notizia: «Mia moglie aspetta un altro bambino»

ROSETO. Nel derby vinto a Chieti, a fare la differenza è stato senz’ombra di dubbio Yankiel Moreno. Scelto da Trullo l’anno scorso in Silver, dove seppe esser utile giocando in quattro ruoli, quando l’estate scorsa il giocatore aveva fatto sapere che voleva a tutti i costi restare a Roseto, coach Trullo non ci ha pensato due volte puntando forte su di lui, ritagliandogli il ruolo del play, col cubano ancora una volta bravo di farsi trovare pronto. «È stato bravo a superare i difetti di gioventù dovuti alla troppa irruenza, è diventato un giocatore di livello assoluto», furono le parole del coach di Verona Marco Crespi, uno che solo un paio di anni fa si giocò la finale scudetto in maglia Siena contro Milano. «Certi giudizi me li tengo come medaglie sul petto», racconta il giorno dopo il giocatore biancazzurro visibilmente soddisfatto, «ma non dobbiamo dimenticare che la pallacanestro è uno sport di squadra e quindi il merito della vittoria è di tutti, abbiamo fatto una gran gara». Certo che però se non era per le sue due bombe finali, una per pareggiare e l’altra per vincere, sarebbe stata tutta un’altra storia: «E pensare che fin lì avevo fatto 0/4 dai 3 punti. Invece è andata bene, mi sentivo carico e quando il mio difensore sul blocco è passato dietro, ho avuto lo spazio giusto per tirare; si vede che i tiri migliori li avevo tenuti per la fine», ridacchia divertito.

Roseto per lei è stata una rinascita sportiva: «Il lavoro che da due anni faccio col coach Trullo ed i suoi vice, e col professor Faragalli mi ha migliorato tantissimo, sia tecnicamente ma soprattutto nel modo di stare in campo. E poi a Roseto sto benissimo, tanto che da qualche mese sono arrivate da Cuba anche mia moglie Yoleimi e mia figlia Sophie». La Signora Moreno, aveva anche iniziato a giocare a pallacanestro con l’Olimpia Roseto, ma si è dovuta fermare per l’arrivo di una bella notizia: «Eh si, da qualche settimana abbiamo saputo che aspettiamo un altro bambino, siamo molto felici», sorride salutando “El Mas Tigre”, come lo chiamavano a Cuba.

Marco Rapone

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