LE OCCASIONI DI SUPERMARIO

L’ultimo avvistamento è di quattro anni fa. Era il 28 giugno, a Varsavia, Stadion Narodowy. Con un inedito colpo di testa e con un tiro di terrificante potenza, il tutto nel primo tempo, fece capire...
L’ultimo avvistamento è di quattro anni fa. Era il 28 giugno, a Varsavia, Stadion Narodowy. Con un inedito colpo di testa e con un tiro di terrificante potenza, il tutto nel primo tempo, fece capire alla Germania (ancora tu? ma non dovevamo rivederci più?...) che non era aria. Ozil accorciò a tempo scaduto, su rigore. Con quei due gol l’Italia approda alla finale dell’Europeo 2012 che avrebbe nettamente perso contro la Spagna.
Sono le ultime notizie certe di Mario Balotelli come calciatore. In Nazionale avrebbe balbettato ancora, persino ritrovando una doppietta: contro Malta... Ma dopo il disastroso mondiale brasiliano Supermario sparisce per sempre dai radar. Conte lo convoca una sola volta ma, di fatto, l’ultima volta che lo abbiamo visto in campo per una prestazione degna di questo nome è stato quel giovedì di giugno, 1464 giorni fa. Guardacaso, contro i panzer che domani ci si pareranno ancora contro. Lui, il Mario che fatica a sorridere e che troppe volte ci ha consegnato l’idea di un uomo stanco di tutto, appagato delle futilità che arraffa con noncuranza eppure tristemente e definitivamente infelice, certamente annoiato.
Oggi si proclama tifoso inebriato della Nazionale, qualcuno arriva a dire che fa il commentatore (non sappiamo dove, né ci importa). Curioso. Pochi anni fa un semiologo, Mario Pessach, in un volumetto dedicato al rapporto tra calcio e televisione, ha citato Balotelli insieme a Baudelaire e Benjamin, il poeta e il filosofo. I due, questo il succo, come avrebbero potuto immaginare che un calciatore ghanese pettinato come un mohicano, appena uscito da scuola (dove era famoso per dimenticabili performance matematiche) e approdato fresco fresco nel mondo dei calciatori milionari, avrebbe riassunto in sé le caratteristiche del flaneur? Dominato dalla noia e alla disperata ricerca, come diceva Georg Simmel, della reattività dei propri nervi, di quello stimolo in grado di dare piacere.
Romantici e preromantici tedeschi parlavano di Sehnsucht, ricerca costantemente delusa di una soddisfazione che non arriva mai, diceva il semiologo. Oggi, alla vigilia di una partita che potrebbe segnare un record storico negli ascolti (vabbé, difficile replicare il 99,8% di share degli islandesi, quella è vicenda aliena) verrebbe voglia di aprire l’enciclopedia delle promesse calcistiche mancate. Verrebbe voglia di elencare tutti i talenti pallonari che si sono persi per strada, nei più disparati e disperati modi.
Gente che ha fatto sfracelli e poi si è sfracellata, persa in pietosi campionati esteri, in bilico tra donne, alcol, fragilità, tristezze, improbabili redenzioni. Adriano, Denilson, D’Alessandro, Cavenaghi, Deisler, Kezman, Carroll, Diego, Mido. Tra bidoni e meteore del calcio ci sarebbe da perdere la testa. Torniamo a Georg Simmel, è meglio. A quello stimolo in grado di dare piacere.
A Bordeaux lo stimolo c’è, eccome. E noi dobbiamo solo augurarci che qualcuno, in azzurro, faccia quello che 1464 giorni addietro fece un certo Mario. Prima di sparire a sé stesso e alla vita vera.
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