Le tv non pagano, il sistema rischia di saltare
Bloccato il pagamento della sesta rata (233 milioni), ma i club hanno già fatturato e incassato
di Rocco Coletti
Non giochi? Non ti pago. E così Sky ha messo nero su bianco, scrivendo alla Lega A, la sua filosofia di vita dopo che il 2 maggio non ha liquidato la sesta e ultima rata della stagione 2019-2020, al pari di Dazn e Img (gestisce i diritti all’estero). Circa 233 milioni complessivi. La Lega serie A si riunirà mercoledì per discutere anche del tema dei diritti televisivi, oltre che della ripartenza del campionato, e studiare una contromossa. La linea di Sky è la stessa che i presidenti vorrebbero imporre ai giocatori: non è stato possibile giocare, quindi non vi pago. Al colosso televisivo è venuta meno la pubblicità legata alle partite, da qui la decisione di rivalersi. Questione delicata, ballano milioni di euro, molti dei quali già passati all’incasso in banca dai club. Ecco perché si rischia il collasso. Ecco perché tornare a giocare è l’unica soluzione per cercare di salvare il salvabile. Nel corso della riunione di mercoledì, saranno analizzate le possibili iniziative nei confronti delle tv, che vanno dalla diffida di pagamento al decreto ingiuntivo, passando per la diffida ad adempiere. I licenziatari per i diritti audiovisivi del torneo per il triennio 2018-2021 - a maggior ragione se si dovesse riprendere e chiudere il campionato di serie A - puntano ad avere uno sconto per la prossima stagione, così come accaduto in Germania. Un duello in punta di diritto perché sui contratti stipulati la sospensione dell’attività per pandemia non è normata. E nessuno dei legali delle parti se la sente di garantire un successo in tribunale in un eventuale braccio di ferro. Sullo sfondo, inoltre, c’è la battaglia per i diritti televisivi 2021-2024. La Lega A sta lavorando sul bando che dovrebbe uscire nei prossimi mesi. In questi giorni è filtrata una notizia - rivelata dal Sole 24 Ore - non smentita dalla Lega A secondo la quale starebbe trattando con il fondo di investimento Cvc per una iniziativa nel settore dei diritti tv, con la possibilità di garantire un flusso di liquidità per i prossimi dieci anni. Secondo le poche informazioni filtrate, quella avanzata dal gigante del private equity, che ha già investito nella Formula 1 e nel Sei Nazioni di rugby, sarebbe un'ipotesi di operazione articolata, in cui comunque sarebbe rilevante il prodotto serie A. Insomma, c’è la volontà di allargare gli orizzonti per stimolare la concorrenza sul prodotto da vendere.
Va ricordato che i diritti televisivi valgono quasi un miliardo (790 di Sky più la quota di Dazn) - esattamente 973 milioni - per il mercato interno più i proventi per la vendita all’estero a cura dell’Img, altri 371. In totale fanno 1,344 miliardi l’anno per tre stagioni.
Gli effetti della crisi da Coronavirus potrebbero indurre i tre licenziatari a riproporsi con un’offerta decisamente inferiore per il triennio 2021-2024, da qui la decisione della Lega A e del presidente Paolo Dal Pino di guardarsi attorno per cercare di non restare “impiccati” a un’unica offerta. Anche perché i proventi da diritti tv restano la voce più imponente dei ricavi delle società di serie A e il movimento viaggia sull’orlo del precipizio, dal momento che lamenta circa 2,5 miliardi di debito. Venissero ridiscussi al ribassi i diritti televisivi sarebbe un dramma. Nell’ultimo bando, assegnato nel 2018, la Lega A non riuscì a raggiungere l’obiettivo minimo di 1,1 miliardi che si era prefissata, ma registrò comunque un aumento significativo rispetto al bando del triennio precedente (quando i club incassarono 945 milioni a stagione).
Molti club di serie A sostengono di non voler tornare subito in campo, però in Lega tutti hanno firmato il documento in cui si chiede al Governo di giocare. Per ben due volte. Questo per evitare che Sky e le altre televisioni abbiano terreno fertile in un eventuale contenzioso.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non giochi? Non ti pago. E così Sky ha messo nero su bianco, scrivendo alla Lega A, la sua filosofia di vita dopo che il 2 maggio non ha liquidato la sesta e ultima rata della stagione 2019-2020, al pari di Dazn e Img (gestisce i diritti all’estero). Circa 233 milioni complessivi. La Lega serie A si riunirà mercoledì per discutere anche del tema dei diritti televisivi, oltre che della ripartenza del campionato, e studiare una contromossa. La linea di Sky è la stessa che i presidenti vorrebbero imporre ai giocatori: non è stato possibile giocare, quindi non vi pago. Al colosso televisivo è venuta meno la pubblicità legata alle partite, da qui la decisione di rivalersi. Questione delicata, ballano milioni di euro, molti dei quali già passati all’incasso in banca dai club. Ecco perché si rischia il collasso. Ecco perché tornare a giocare è l’unica soluzione per cercare di salvare il salvabile. Nel corso della riunione di mercoledì, saranno analizzate le possibili iniziative nei confronti delle tv, che vanno dalla diffida di pagamento al decreto ingiuntivo, passando per la diffida ad adempiere. I licenziatari per i diritti audiovisivi del torneo per il triennio 2018-2021 - a maggior ragione se si dovesse riprendere e chiudere il campionato di serie A - puntano ad avere uno sconto per la prossima stagione, così come accaduto in Germania. Un duello in punta di diritto perché sui contratti stipulati la sospensione dell’attività per pandemia non è normata. E nessuno dei legali delle parti se la sente di garantire un successo in tribunale in un eventuale braccio di ferro. Sullo sfondo, inoltre, c’è la battaglia per i diritti televisivi 2021-2024. La Lega A sta lavorando sul bando che dovrebbe uscire nei prossimi mesi. In questi giorni è filtrata una notizia - rivelata dal Sole 24 Ore - non smentita dalla Lega A secondo la quale starebbe trattando con il fondo di investimento Cvc per una iniziativa nel settore dei diritti tv, con la possibilità di garantire un flusso di liquidità per i prossimi dieci anni. Secondo le poche informazioni filtrate, quella avanzata dal gigante del private equity, che ha già investito nella Formula 1 e nel Sei Nazioni di rugby, sarebbe un'ipotesi di operazione articolata, in cui comunque sarebbe rilevante il prodotto serie A. Insomma, c’è la volontà di allargare gli orizzonti per stimolare la concorrenza sul prodotto da vendere.
Va ricordato che i diritti televisivi valgono quasi un miliardo (790 di Sky più la quota di Dazn) - esattamente 973 milioni - per il mercato interno più i proventi per la vendita all’estero a cura dell’Img, altri 371. In totale fanno 1,344 miliardi l’anno per tre stagioni.
Gli effetti della crisi da Coronavirus potrebbero indurre i tre licenziatari a riproporsi con un’offerta decisamente inferiore per il triennio 2021-2024, da qui la decisione della Lega A e del presidente Paolo Dal Pino di guardarsi attorno per cercare di non restare “impiccati” a un’unica offerta. Anche perché i proventi da diritti tv restano la voce più imponente dei ricavi delle società di serie A e il movimento viaggia sull’orlo del precipizio, dal momento che lamenta circa 2,5 miliardi di debito. Venissero ridiscussi al ribassi i diritti televisivi sarebbe un dramma. Nell’ultimo bando, assegnato nel 2018, la Lega A non riuscì a raggiungere l’obiettivo minimo di 1,1 miliardi che si era prefissata, ma registrò comunque un aumento significativo rispetto al bando del triennio precedente (quando i club incassarono 945 milioni a stagione).
Molti club di serie A sostengono di non voler tornare subito in campo, però in Lega tutti hanno firmato il documento in cui si chiede al Governo di giocare. Per ben due volte. Questo per evitare che Sky e le altre televisioni abbiano terreno fertile in un eventuale contenzioso.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

