Ippica

Lo sport piange Varenne, leggenda italiana nel mondo

19 Agosto 2026

Il cavallo aveva 31 anni e alle spalle una vita di successi. La morte è stata provocata da un infarto

SALERNO. Una morte fulminante, proprio come quelle corse al trotto che lo hanno reso il più forte di tutti i tempi. Il cuore di Varenne, il cavallo-campione, ha smesso di battere ieri, a Eboli, nel Salernitano, in un box dell'allevamento LJ. Aveva 31 anni e alle spalle una vita di successi. Il decesso, si legge nei canali social ufficiali, è stato provocato da un infarto.

«Al di là degli acciacchi dell'età, stava discretamente bene», racconta il proprietario dell'allevamento Dario De Angelis. «Era insieme a Giovanni, un nostro collaboratore che si occupava di lui, quando intorno alle 2 si è improvvisamente accasciato. Era da poco rientrato da una passeggiata nel parco, d'estate era facile che uscisse di notte. Noi lo abbiamo coccolato in ogni modo e siamo onorati di averlo avuto con noi». La morte avvenuta ad Eboli ha reso ancora più forte il legame di Varenne con la Campania. Sebbene fosse nato a Copparo, in Emilia Romagna, il trottatore era considerato un napoletano d'adozione. Enzo Giordano, suo storico proprietario, era partenopeo. E Varenne aveva conquistato alcuni dei suoi successi più importanti proprio sulla pista di Agnano. Non a caso, il 4 maggio del 2025, il 'Capitano' tornò su quel circuito - in occasione del Gran Premio che porta il suo nome - per festeggiare i suoi 30 anni di vita e rendere omaggio a Giordano, venuto a mancare all'età di 71 anni, l'uomo che lo creò e che non lo considerava suo ma un patrimonio dell'Italia e degli italiani. «Lo compro - disse al driver Giampaolo Minucci che glielo consigliò -. Il nome del cavallo mi piace perchè in viaggio di nozze a Parigi ho soggiornato in rue de Varenne».

Da lì cominciò la leggenda. A settembre del 2002 il 'Capitano' aveva disputato l'ultima gara di una lunga serie: su 72 corse, ne aveva vinte 63, raccogliendo oltre sei milioni di euro in premi. Da un anno e mezzo Varenne era tornato in Campania, proprio per volere del suo proprietario Giordano. «Avevamo un rapporto molto stretto, apprezzava il nostro allevamento e ci teneva che venisse da me. Devo ringraziarlo per avermi concesso questo onore», spiega De Angelis. Il cavallo viveva in un box di 30 metri quadri, dotato di due ingressi e tre ventilatori. Era seguito da due veterinari e un nutrizionista e mangiava pasti differenti cinque volte al giorno. Durante la giornata usciva spesso a passeggiare nel parco, accudito da Giovanni e Sara.

«Poter vivere con Varenne - confessa il proprietario dell'allevamento - mi ha fatto capire che era un cavallo fuori dal normale, aveva un'intelligenza quasi umana e lo si vedeva dalle piccole cose. Noi lo curavamo come un cavallo anziano, poi veniva il campione e per noi era un'emozione in più. Ma avremmo seguito così qualsiasi altro cavallo anziano». Un legame forte, venuto improvvisamente a mancare. «Oggi abbiamo innanzitutto perso un cavallo e, poi, abbiamo perso Varenne. Questo fa doppiamente male. Mi piace solo pensare che è andato da Enzo, questo - afferma De Angelis - mi fa soffrire meno perché finalmente si sono ricongiunti».

Varenne era nel cuore di tutti, non solo degli appassionati di ippica. L'ex manager Rolando Luzi, che vendette il campione a Giordano ("Ha cambiato la vita di tutti noi)", Maurizio Ughi, l'ex ad di Snai che nel 2000 comprò il 50% del cavallo ("Pigro ma con una testa superiore, un mito irripetibile"), i proprietari dell'allevamento del Ferrarese dove Varenne nacque il 19 maggio del 1995, in una notte di tempesta ("Sei sempre stato immortale, grazie immenso Capitano").