Lotta di potere nella Figc: la serie A è contro Gravina

Il presidente-parlamentare Lotito guida la rivolta appoggiato anche dal Governo Il braccio di ferro sul numero dei consiglieri, sull’autonomia e sui pesi percentuali
Sarà uno scontro frontale. E se necessario ci si conterà in assemblea, lunedì a Roma. La Lega di serie A – ispirata da Claudio Lotito, presidente della Lazio e parlamentare di Forza Italia – e il resto del calcio italiano guidato da Gabriele Gravina. All’ordine del giorno la variazione dello statuto in base alla legge dello Stato che porta il nome del forzista Mulè che impone una ridistribuzione dei pesi e delle forze. La Lega di serie A chiede maggiore potere, in poche parole. E tutti hanno visto lo zampino di Lotito dietro la legge varata dal governo Meloni. Per essere chiari Gravina e Lotito sono due rette parallele che non potranno mai incontrarsi: sono agli antipodi. E Lotito vorrebbe spodestare Gravina. Sul tavolo ci sono due proposte di riforma. Nel documento della federazione i punti di riforma sono tre: l'autonomia per l'organizzazione dei campionati di tutte le Leghe e quella gestionale all'Aia, il diritto d'intesa per la Lega di A sulle materie di sua specifica competenza e una nuova riformulazione dei pesi elettorali e delle rappresentanze in Consiglio Federale. Dunque, secondo la proposta Figc i consiglieri della A passerebbero da tre a quattro, mentre il peso politico del comparto professionistico arriverebbe al 36% a fronte del 34% della Lnd. L'arma del contendere, però, è la famosa “intesa”, ovvero quella che prevede l'accordo tra Federcalcio e serie A per materie di specifiche competenza della massima lega (come le licenze nazionali e la lista degli extra comunitari). Una linea nella quale si rivede la Lnd, gran parte della Lega Pro e buona parte della B.
La Lega Serie A, invece, tira dritto e giovedì i club hanno deciso di presentare una controproposta. Non solo, perché all'orizzonte c'è anche uno scontro a livello di giustizia (per ora sportiva) sull'assemblea che lunedì sarà chiamata a votare proprio sul testo del nuovo statuto Figc. La proposta arrivata da Gravina non piace, sia sulla rappresentatività sia sull'autonomia. Il piano che la Lega depositerà (che non è stato approvato con una votazione, ma con una chiamata a cui nessun club si è detto contrario alla proposta) prevede di portare l'area professionistica ad avere 10 consiglieri, di cui 6 per la stessa Lega Serie A, 2 per la Lega Serie B e 2 per la Lega Pro, mentre il numero dei consiglieri della Lega Dilettanti scenderebbe a 4 rispetto ai 6 attuali. Per quanto riguarda l'assemblea federale, invece, la proposta della Lega Serie A è quella di salire al 30% rispetto all'attuale 12%, con la Lega Serie B e la Lega Pro che avrebbero ciascuna voti pari all'8% (rispetto al 5% della Lega B e al 17% della Lega Pro attuale) e quindi l'area professionistica salirebbe al 46% rispetto al 34% attuale. La Lega Dilettanti invece scenderebbe al 24% (rispetto al 34% attuale), con i calciatori che avrebbero il 20% e gli allenatori il 10% restante. Per quanto riguarda il tema dell'autonomia, la Serie A nella sua proposta continua a ribadire di voler decidere in autonomia reale, senza quindi un parere concorde da parte della Figc, sempre nel rispetto dello Statuto Figc e della legge. Una proposta di cui la federcalcio potrà tenere conto o meno, andando nell'eventualità ad integrare il proprio documento verso l'assemblea di lunedì, in cui sarà votata unicamente il piano presentato dalla stessa Figc. Intanto, però, la Lega Serie A ha già deciso di affilare le armi: l'assemblea infatti ha dato il via libera al ricorso contro il regolamento che regola i pesi dell'assemblea federale. La volontà della Lega Serie A è quella di arrivare al voto sul nuovo statuto Figc durante l’assemblea con un regolamento che rispetti le indicazioni del cosiddetto emendamento Mulé. Duello sul filo del diritto, ma sempre di Gravina contro Lotito si tratta.

