Lucchetta gira l’Abruzzo: voglio valorizzare i bimbi

Commentatore Rai e uomo immagine della federazione illustra il suo progetto e tesse le lodi dell’ortonese Nicolai: «Un esempio per tutti, sta facendo la storia»
PESCARA. Istrionico, carismatico ed empatico. A 57 anni Andrea Lucchetta è ancora l’immagine della pallavolo. Lo era quando negli anni Ottanta e Novanta apparteneva alla generazione dei fenomeni che, con la maglia azzurra, ha vinto tutto tranne l’oro olimpico. Lo è tutt’oggi, basti vedere il rapporto instaurato con i bambini martedì mattina davanti alla basilica di Collemaggio all’Aquila nell’iniziativa nell’ambito de “Il Viaggio del Volley S3 – l’Italia vista dalla pallavolo”, iniziativa della Fipav insieme a Kinder Joy of Moving. Un progetto che va avanti da cinque anni e che lui stesso ha ideato. Lo ha fatto conoscere in Abruzzo martedì e mercoledì con tappe all’Aquila, a Pescara e a Ortona.
Ha incontrato l’ormai ex schiacciatrice marsicana Chiara Di Iulio e il beacher ortonese Paolo Nicolai.
«Volley S3, riconosciuto dal Miur, è una nuova formula e brand della federazione rivolta ai bambini. Non esiste più il minivolley, il bambino che fa pallavolo non vuole essere accostato alla parola mini. E quindi ecco S come schiacciata, S come scuola e S come sorriso. Ogni anno nelle piazza incrocio il sorriso di 15mila bambini. L’Abruzzo è la terza tappa di un tour in tutte le regioni che proseguirà in Molise (oggi, ndr)». Un tour per realizzare anche un video racconto che vuole rappresentare uno spaccato di vita reale: Andrea Lucchetta racconterà storie di pallavolo, di ragazzi e ragazze, di allenatori e addetti ai lavori che vivono la disciplina come pura passione. «Qui in Abruzzo c’è Paolo Nicolai che sta scrivendo pagine di storia di beach volley con Daniele Lupo. Il bronzo europeo di domenica scorsa ha un valore inestimabile perché la coppia azzurra ha dimostrato di esser ancora al top nonostante nel resto del mondo ci sia stata un’evoluzione della disciplina. In quattro anni, da Rio 2016, sono stati un esempio e un punto di riferimento per tutti. Non a caso c’è un fermento di base. Non a caso la presenza di Nicolai in Abruzzo ha generato una scuola alla quale appartengono altri beacher. Nicolai ha seminato interesse e passione».
Lucchetta a 57 anni è ancora sul pezzo, uomo immagine della federazione, oltre che commentatore della Rai. «No, credo di essere un umile animatore che gira le piazze d’Italia per cercare di diffondere la pallavolo. Il mio obiettivo è essere un punto di riferimento per i bambini fino a 12 anni. Agli altri lascio il ruolo di idolo. Nel 1990 ero il capitano della Nazionale che vinceva nel mondo, oggi ho il piacere di inginocchiarmi per giocare con i bambini per tirare fuori quella energia che hanno dentro. Sono un eterno Peter Pan».
Il futuro del volley. «C’è stata un’evoluzione negli anni della nostra disciplina sportiva», ha aggiunto l’ex centrale di origine veneta, «negli anni Novanta si prediligeva la tecnica di base. Con l’introduzione del rally point system si è cercato di rendere la pallavolo più appetibile per le televisioni- C’è stata l’introduzione della figura del libero, appunto per rendere questo sport appetibile a tutti. Anche a chi non è alto due metri. Bisogna vedere che cosa ha in mente la federazione per valorizzare la popolarità del volley. La base è solida, secondo me si andrà verso un’ulteriore spettacolarizzazione. Creare l’evento per renderlo appetibile alle tv e agli sponsor».
Le nazionali. All’orizzonte ci sono le Olimpiadi di Tokyo a luglio. «Sì, siamo da medaglia. Anzi, vi dico che Mazzanti (commissario tecnico dell’Italia femminile, ndr) deve tornare a casa con la medaglia d’oro, perché è nelle nostre possibilità. C’è la giusta miscela e occorre puntare in alto. A livello maschile? Ci manca la continuità nell’inserire i giovani che hanno fame. Deve essere una cosa graduale e meritoria. Un po’ alla volta per farli crescere, evitando di mandarli allo sbaraglio». E poi un’idea. «Una serie A3 universitaria», immagina Andrea Lucchetta, «in cui ci siano giovani che vanno all’università e giocano a pallavolo. Il nostro, tra tutti gli sport, è quello che ha il maggior numero percentuale di laureati».
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