MA È L’EUFORIA IL PRIMO RIVALE DA DRIBBLARE

17 Giugno 2016

Non sarà semplice, perché Ibra è Ibra e ha già saputo farci male (Euro 2004) e soprattutto perché l’Italia è l’Italia. È l’Italia che si deprime e si esalta anche per un refolo e che solo quando...

Non sarà semplice, perché Ibra è Ibra e ha già saputo farci male (Euro 2004) e soprattutto perché l’Italia è l’Italia. È l’Italia che si deprime e si esalta anche per un refolo e che solo quando riesce a trovare un minimo di intesa con il senso della misura sa essere quel che spesso è stata. E cioè la squadra dei più bravi anche quando non è la migliore. È accaduto lunedì con il Belgio ma lo era stato anche due anni fa nel Mondiale brasiliano aperto da una vittoria con l’Inghilterra e concluso con una serie di partite alla playstation portatile sul triste aereo partito anzitempo per Roma. Ed era accaduto anche a Euro 1996 (esordio vincente e poi eliminati) e pure ai Mondiali 2002, quando dopo la buona prima ci siamo salvati con un pari in extremis nella terza sfida.

L’italico appassionato di pallone è fatto così: basta mezza rondine per far primavera. Per poi passare già alle valutazioni sulle convenienze del “dopo”, se è meglio arrivare primi o secondi del girone (e, perché no?, ragionando così anche farci ripescare come migliore terza) per trovare avversari ritenuti più comodi. La storia insegna che anche questa è una sciocchezza: abbiamo fatto figure barbine anche quando ci hanno avvolti in un girone di burro (Mondiali 2010) e siamo stati campioni del mondo (1982) dopo aver eliminato Argentina e Brasile. E dunque sarà meglio fare un passo alla volta e con la massima umiltà. Magari dopo potremo anche dire che è stato semplice ma non è proprio il caso di rilassarci e, men che meno, di far conti sul domani. Perché il domani è prima di tutto adesso.

@s__tamburini

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