«Mai persa la fiducia mi sono allenato anche a casa da solo»

INVIATO A TOLOSA. Ricordate il Brasile delle meraviglie del 1982? Quello di Zico, Falcao, Socrates e Junior? Ebbene con l’11 giocava un mancino così puro che col destro non sapeva nemmeno scendere...
INVIATO A TOLOSA. Ricordate il Brasile delle meraviglie del 1982? Quello di Zico, Falcao, Socrates e Junior? Ebbene con l’11 giocava un mancino così puro che col destro non sapeva nemmeno scendere dalle scale ma che con il sinistro imprimeva alla palla delle traiettorie che nemmeno un un radar poteva intercettare. Era Eder, talentuosissimo giocatore dell’Atletico Mineiro con una botta micidiale (174,5 km all'ora) idolo dei tifosi del club del Minas Gearis ma soprattutto delle donne (nel periodo d’oro riceveva 16mila lettere al mese da parte delle fans) e anche del signor de Assis senior che in onore della celebre ala sinistra chiamò suo figlio Eder.
Quell’Eder che oggi non indossa la maglia verdeoro, ma veste l’azzurro e che di destro e non di sinistro ha superato Isaksson e regalato all’Italia il gol della vittoria sulla Svezia. Un gol liberatorio perché Eder non segnava da una vita, in Nazionale come nell’Inter. Quella stessa Inter dove il suo allenatore Mancini disse che «un oriundo non dovrebbe mai giocare in Nazionale».
«Ma adesso basta con queste polemiche – afferma l’interista – se chiedete a 10 italiani se sono contenti degli oriundi 5 vi risponderanno di sì e 5 di no. Io so valutare da solo come gioco e come mi comporto e non devo fare caso alle critiche degli altri».
Un gol liberatorio perché Eder è salito in corsa sul treno per la Francia dopo che si era perso nella nebbia di Appiano Gentile, in ultima fila nelle gerarchie di Mancini.
«Ma non ho mai perso la fiducia. Sapevo di godere della stima del mister e mi sono allenato anche a casa da solo per farmi trovare pronto a questo Europeo. La nostra è veramente la vittoria del gruppo, anche chi non ha giocato come Immobile e Insigne sono entrati in campo ad esultare come se avessero fatto gol. La vittoria la dedico ai miei familiari che erano qui ma anche a tutto il nostro gruppo, magazzinieri compresi».
Se oggi Eder è qui lo deve a Battista Righetto, il bisononno di Nove, in provincia di Vicenza che a inizio secolo attraversò l’Oceano in nave per andare in Brasile. «Prima o poi dovrò andare a trovare i miei parenti – conclude Eder – sento grande affetto da parte degli italiani, anche quando sono andato ad esultare sotto la curva sono stato travolto dall’entusiasmo».
L’entusiasmo di Giaccherini che ai microfoni di Sky si lascia andare: «Siamo una squadra con i c.... Abbiamo lottato ed ottenuto una vittoria importantissima che vale gli ottavi e continua a farci sognare».
È andato ad esultare sotto la curva anche Gigi Buffon che stavolta però non ha mancato la presa con la traversa.«Volevo dimostrare che a Lione era la traversa scivolosa – afferma ridendo – e poi ci tenevo a ringraziare i nostri tifosi. L’ammonizione? C’era da battere una punizione, Bonucci voleva giocarla e Chiellini calciarla, sono arrivato io per dirimere la questione e l’arbitro mi ha ammonito».
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