Mamma e pugile: Loredana Nappo ora è professionista

11 Marzo 2020

Da Pontecagnano Faiano a Pescara per amore nel 2016: allena i ragazzi in palestra e sogna un debutto in grande stile

PESCARA. Donna, mamma e pugile. A quasi 28 anni ha appena acquisito anche lo status di professionista, rilasciato da un’apposita commissione della federazione pugilato. Loredana Nappo, quindi, potrà disputare il primo incontro da professionista. Non quello programmato per le prossime settimane, a Montesilvano, rinviato perché l’attività sportiva è bloccata a causa dell’emergenza coronavirus. In questi giorni, tra l’altro, ha sospeso anche gli allenamenti. Solo esercizi specifici personali per tenersi pronta.
A Pescara è arrivata per amore, lei è della provincia di Salerno, di Pontecagnano Faiano per la precisione. Ed è entrata la prima volta in palestra dieci anni fa. «In paese», racconta, «c’è l’Asd Sporting Center di Pasquale Davide, il papà di Marzia che è un idolo del pugilato femminile, avendo conquistato tanti trofei. Un po’ per curiosità e un po’ per spirito di emulazione sono entrata in palestra e ho iniziato. Un po’ alla volta la passione e l’attenzione verso il pugilato sono aumentate». L’attività con i guantoni si è incrociata con Cupido nel 2016, a Pompei, in occasione di una manifestazione pugilistica in cui ha incontrato Lorenzo Di Giacomo, l’ex pugile abruzzese, e da lì è nata una relazione sentimentale. Loredana si è quindi spostata a Pescara. È mamma di due bambine: Anna di 12 anni e Martina di otto mesi. Ovviamente, si allena nella palestra della famiglia Di Giacomo, a Montesilvano. «Perché faccio pugilato? Non saprei dare una risposta precisa. Certe cose le provi dentro e sono difficili da spiegare. Il pugilato era una passione prima di incontrare Lorenzo; la sua presenza nella mia vita, inevitabilmente, mi ha influenzato e agevolato nel portare avanti l’attività. Mi alleno con lui, ma è il papà, Luciano, che mi segue più da vicino come allenatore».
Casa e palestra. «Mi occupo dei ragazzi ai primi pugni», racconta Loredana Nappo, «mi alleno e seguo le figlie. Ovviamente, ho la fortuna di avere i familiari che sono dell’ambiente e mi supportano e mi agevolano. E così nei ritagli di tempo scappo in palestra». La sua giornata? «Al mattino allenamento personalizzato e al pomeriggio di gruppo. Spesso faccio da sparring partner con Francesco D’Alessandro». E picchia duro. «Il giusto, quello che serve. Il pugilato è faticoso, è uno sport duro ma regala belle sensazioni. Che cerco di trasmettere anche ai ragazzi che alleno».
Dilettante e professionista, quali sono le differenze? «Il salto di qualità è soprattutto mentale, fermo restando alcune variazioni di carattere regolamentare. Ad esempio, tra i dilettanti si combatte per tre riprese della durata di tre minuti ognuna; da professionista, invece, si arriva fino a dieci round della durata di due minuti ognuno. E comunque si alza il livello. Tra i dilettanti si punta più sul ritmo, da professionista si cura maggiormente la potenza. La tecnica rimane la stessa».
Suda e sferra pugni anche per quella che è la prima tifosa, la figlia Anna. «Sì, è lei che spesso mi incoraggia». È appena diventata professionista con un ruolino di 42 incontri di cui 22 vittorie, 2 pareggi e 18 sconfitte. L’ultima volta che è salita sul ring risale al novembre scorso. «E ho perso», ha concluso Loredana Nappo che ha rivolto un ringraziamento anche a Mariangela Verna, presidente del comitato regionale pugilato. «Erano pochi mesi che avevo partorito. Ora non vedo l’ora di bagnare il mio debutto (categoria super mosca ovvero 52,164 kg, ndc) tra i professionisti con una grande prestazione. E una vittoria, ovviamente».
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