Mancini: «Anche lo sport è un diritto»

Il ct dell’Italia replica al ministro Speranza: «Pensare prima di parlare...». Il giudice prende tempo su Juve-Napoli
FIRENZE. Tutti negativi i nuovi tamponi alla squadra di Gattuso, restano positivi in 10 al Genoa mentre rimane sub judice il risultato di Juventus-Napoli: il giudice sportivo della serie A ha infatti omologato i risultati della terza giornata, lasciando in sospeso il match di Torino. In attesa di altri giri di test anti-Covid e della decisione sul risultato, è il giorno della polemica attorno alla partita mai giocata. Quella di Preziosi contro De Laurentiis, e soprattutto quella di Roberto Mancini.
Al commissario tecnico azzurro non sono piaciute le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, che domenica aveva invitato a parlare meno di calcio e più di scuola. «Io penso che qualche volta bisognerebbe pensare prima di parlare», replica Mancini da Firenze, alla vigilia dell'amichevole di questa sera degli azzurri con la Moldavia. «La scuola e il lavoro sono un diritto ma anche lo sport per tutta l'Italia lo è, visto che sono milioni a praticarlo ad ogni livello», argomenta il ct.
Il Covid non allenta la sua morsa. Anche il presidente della Lega di serie A, Paolo Dal Pino, ieri ha fatto sapere di essere positivo al coronavirus ed è in isolamento nella sua abitazione. In isolamento volontario - ma solo per motivi di prudenza una volta appreso di Dal Pino - anche il numero uno della Figc, Gabriele Gravina.
Lo spettro che la seconda ondata del virus possa colpire anche lo sport, in primis il calcio, si è visto domenica con il caos di Juventus-Napoli, la partita fantasma, con la decisione dell'Asl che di fatto ha scavalcato il protocollo e la sensazione che basti poco perché gli equilibri saltino. «Se dobbiamo ragionare in termini di prudenza e sicurezza al 100% nessun campionato sarebbe mai ripreso», le parole del professor Vincenzo Salini, abruzzese e responsabile sanitario del Pescara calcio, componente della commissione medica della Figc, a Radio Punto Nuovo. «Ci deve essere un equilibrio tra il rischio e la possibilità di giocare. La decisione della Asl è arrivata in modo autonomo, il protocollo era chiaro: dovevano essere isolati i positivi. Non entro nel merito di Juventus-Napoli, sul protocollo c'è scritto che i positivi vanno isolati e gli altri devono entrare in bolla. Secondo il protocollo c'erano le condizioni per giocare Juventus-Napoli. Nel momento in cui interviene la Asl, si supera il protocollo. E ora resta da capire se il patrocinio sul campionato di calcio è delle Asl o delle Federazione. Con un uno o due positivi, non si può bloccare una partita, altrimenti il campionato non si completa», le parole di Salini. Le polemiche su quello che doveva essere il big-match della terza giornata non si placano. E mentre il Napoli si appresta a trasferirsi nella bolla di Castel Volturno - con il sollievo degli esiti dell'ultimo giro di tamponi, tutti negativi - Aurelio De Laurentiis, attraverso i suoi legali, ha inviato le memorie difensive alla Figc.
Ma le polemiche non si placano. Per il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, «può essere il segreto di Pulcinella, tutti quanti forse hanno capito che l'Asl sia stata sollecitata. Però quando qualcuno che è sopra di te dice che non puoi fare una cosa, non puoi farla».
Intanto l'ultimo giro di tamponi in casa Genoa ha confermato la positività per 10 giocatori che erano risultati positivi la scorsa settimana: Perin, Schone, Cassata, Lerager, Melegoni, Pellegrini, Pjaca, Radovanovic, Zappacosta e Marchetti. «Poteva capitare a qualsiasi squadra, bisogna stare molti attenti», dice Zappacosta. «Da noi è cominciato tutto con Perin», ha raccontato l’esterno in un’intervista al quotidiano francese l’Equipe. «Appena è stato trovato positivo è finito in isolamento, ma era già contagioso e aveva contaminato qualcuno nello spogliatoio. I tamponi successivi fatti agli altri giocatori erano negativi e allora siamo andati a giocare a Napoli, ma molti di noi erano già stati contagiati».
Angelo Caradonna

