Mancini cambia l’Italia, Balotelli e Belotti a casa

Tonali, Sensi e Grifo le novità per le partite contro Portogallo e Usa
ROMA. La doppietta rifilata domenica scorsa alla Sampdoria non è bastata. Andrea Belotti resta fuori, almeno per il momento, dai piani del commissario tecnico Roberto Mancini che, per l'importante sfida in Nations League a Milano contro il Portogallo (sabato prossimo) e l'amichevole contro gli Usa (martedì 20 novembre a Genk, in Belgio), ha deciso di non convocarlo. Fra gli esclusi eccellenti dal ct c'è anche Mario Balotelli. La mancata convocazione dell'attaccante in forza al Nizza, però, appare meno clamorosa, per via del suo rendimento finora poco esaltante. Prevedibile la scelta di Pavoletti, che si è meritato l'azzurro a suon di gol (quasi sempre di testa) con la maglia del Cagliari.
Sorprende, invece, la chiamata di Vincenzo Grifo, ala di punta dell'Hoffenheim, nato a pochi chilometri da Karlsruhe, ma di origini siciliane (la sua famiglia emigrò dalla provincia di Agrigento). Classe 1993, nell'attuale stagione in Bundesliga ha collezionato 5 presenze e segnato un gol. La prima volta di Grifo coincide con quelle del centrocampista del Brescia, Sandro Tonali - considerato da molti una sorta di erede di Pirlo -, e con il collega di reparto che gioca nel Sassuolo, Stefano Sensi.
Mattia De Sciglio ha ritrovato la strada per il Club Italia dopo cinque mesi: era dallo scorso giugno (amichevole contro l'Olanda), infatti, che il Mancio non lo convocava. Fra le conferme azzurre quella di Kevin Lasagna, centravanti dell'Udinese e ormai uomo-cardine dell'attacco di Mancini, che lo ha lanciato in Nazionale e continua a credere sulle sue qualità. A lui, oppure al rigenerato Immobile, il compito di guidare l'assalto alla difesa campione d'Europa del Portogallo, nella prima delle due sfide previste in questa finestra dedicata alle Nazionali.
Il gioiello del Brescia. Tonali è il primo azzurro targato 2000. Anche se non dovesse ripercorrere le orme gloriose di Andrea Pirlo, niente e nessuno potrà togliergli questo piccolo ma significativo primato. Il giovane talento del Brescia era tra i pochi “Millennial” del panorama calcistico italiano a poter aspirare a tale onore, quasi un predestinato. Centrocampista dal buon fisico, regista naturale, Tonali non era ancora maggiorenne quando, nella scorsa stagione, è diventato titolare delle Rondinelle. Da tempo è punto fermo della nazionale under 19, con cui ha conquistato il secondo posto nell'ultimo Europeo, ed è nei radar dei grandi club italiani - Juve, Milan e Roma i più interessati - ed europei. Il paragone con Pirlo, ancorché rischiosissimo, è inevitabile per questo ragazzo nato a Lodi l'8 maggio 2000. Lo è per la maglia che indossa, per la posizione che occupa di solito in campo, da centrocampista davanti alla difesa, per le caratteristiche tecniche e anche per il carattere, definito serio e tranquillo.
Tonali ha un bel passo ed ha un ottimo piede, da cui partono lanci precisi per le punte, sa inventare e anche concludere. Dalla Primavera del Brescia, in poco più di un anno, alla maglia azzurra, quello di Tonali è più di un triplo salto mortale.
Di strada da fare ne ha ancora tanta, ma la chiamata nella Nazionale maggiore, dribblando per ora la Under 21, prova che la stoffa c'è. Inevitabile sarà anche un ritocco del suo cartellino, che già in estate era a livelli anomali per un giocatore della sua età. A fine agosto ha rinnovato per tre anni col Brescia, ma è difficile che resti fino al 2021. Spazio per un centrocampista con le sue caratteristiche ce ne sarà sempre in qualsiasi squadra, ma specie in una nazionale che dall'addio di Pirlo è alla spasmodica caccia di un erede. Tonali avrà tempo, si spera, per crescere, portando intanto avanti il vessillo del rinnovamento.

