Marco Calamai gioca Roseto-Fortitudo: sarà uno spettacolo

Il coach toscano che lavora con i disabili a Bologna racconta lo spareggio del 1983 tra gli Squali e Ferrara
ROSETO. Nei giorni scorsi a Roseto per ritirare la “Rosa d’Argento”, consegnatagli nel corso della manifestazione “Sport per la vita”, Marco Calamai, un tempo allenatore di basket in serie A ha raccontato la sua storia, che parte dalla Fortitudo Bologna, incrocia il Roseto negli anni 80 quando lui allenava a Ferrara in serie A2, per poi cambiare tutto e passare ad allenare i ragazzi con disabilità psichiche con il suo progetto “Basket Over Limits”. «Essere a Roseto dopo tanti anni e proprio nei giorni immediatamente precedenti la partita contro la Fortitudo Bologna, mi fa pensare che le coincidenze non esistono e che forse siamo noi che non siamo capaci di leggerle: basti pensare che io con la “Effe” ci ho giocato, allenato, avendo poi una parte importante nella rinascita di pochi anni fa».
Ma anche la sua storia con Roseto merita di essere ricordata: «Sono due i ricordi fondamentali», racconta Calamai, «anzitutto quelli legati al trofeo “Lido delle Rose”: venni la prima volta all’Arena 4 Palme che avevo solo 15 anni, arrivai da Firenze passando gli appennini col mio allenatore che guidava una vecchia 500 strapiena; ho tanti ricordi bellissimi di quegli anni, legati a personaggi come Giovanni Giunco, al Colonnello Anastasi». Il secondo ricordo non può essere che lo spareggio tra Roseto e Ferrara per restare in serie A2 del maggio 1983: «Allenavo Ferrara, squadra composta da esordienti, arrivammo a 2 giornate dalla fine con 4 punti di vantaggio sul Roseto, solo che alla penultima loro vinsero mentre noi perdemmo ad Udine, con l’ultima di campionato da giocare in casa proprio contro i rosetani».
Dovevate vincere facile ed invece… «Sbagliai approccio», riconosce ancor oggi Calamai, «per tutta la settimana pensai solo alla tattica facendo una testa così ai miei giocatori, un errore fatale». Finì 70-81 per Roseto, con Roscoe Pondexter che ne mise 31 e le due squadre appaiate in classifica: rimaneva da giocare lo spareggio in campo neutro a Livorno dopo una settimana: «A quel punto l’inerzia era in mano di Roseto, ma io mi guardai bene dal commettere di nuovo gli stessi errori, per una settimana facemmo in pratica solo contropiede e calcetto. Il giorno della gara da Roseto arrivarono tremila tifosi, ma anche noi ne portammo mille, un record. Giocammo bene, spazzando via le paure, con 4 uomini a zona e Sanguettoli a uomo in anticipo su Pondexter, visto che gli rendeva una ventina di centimetri. Alla fine vincemmo noi, ed io ho sempre pensato che se l’avessi persa forse non sarei mai arrivato ad allenare in serie A, perché i risultati contano sempre». Finisce di allenare nel 1995, quando era il coach di quella Livorno che fu esclusa dal campionato per una fidejussione falsa: «Ma per me era comunque tempo di voltar pagina: non mi piaceva quel che stava succedendo nel mondo della pallacanestro, con i procuratori che per colpa di certi presidenti comandavano su tutto, e coi giocatori che ubbidivano, pensando solo alle proprie statistiche». In quell’estate la sua ultima svolta con la nascita del progetto “Basket Over Limits”, per il quale nel 2012 ha ricevuto l’ambita onorificenza al merito dal presidente della Repubblica per l’impegno profuso nelle attività con persone disabili: «Mi sono avvicinato con una certa curiosità, seguendo i ragazzi con disabilità psichiche per alcune giornate, notando che facevano solo lavori individuali; da lì l’idea dell’interazione attraverso la palla ed il primo allenamento di squadra. Oggi, dopo 20 anni, questo modo di lavorare è usato in tutta Italia e anche a Roseto grazie a Tony Trullo, che ha fatto da tramite con coach Luigi De Bernardi e l’associazione “Orme” mettendo in pratica un metodo che si basa su tre regole: puntare sulle qualità dei ragazzi, cioè su quello che sanno fare, sul divertimento, ed infine sulla comprensione che dare la palla al compagno è l’inizio del dialogo».
Importante poi che si allenino con i normodotati: «Per questo secondo me, potersi appoggiare a società che fanno la pallacanestro tradizionale è di vitale importanza, l’ideale sarebbe toglierla proprio quell’inutile distinzione».
E Roseto-Bologna come finirà? «Non lo so, so solo che ci sarà un PalaMaggetti pieno per un match emozionante, come si conviene a due piazze storiche».
Marco Rapone
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