Marquez mette le mani sul titolo Disastro Ducati: Dovizioso solo 13°

23 Ottobre 2017

ROMA. Che lo fischino pure, i tifosi sotto il podio di Phillip Island. Per consolarsi, a Marc Marquez, basta sollevare il trofeo del vincitore in Australia. Il sesto successo stagionale è...

ROMA. Che lo fischino pure, i tifosi sotto il podio di Phillip Island. Per consolarsi, a Marc Marquez, basta sollevare il trofeo del vincitore in Australia. Il sesto successo stagionale è pesantissimo. Potrebbe rivelarsi decisivo per conservare in casa Honda il mondiale già in Malesia. Gli basterà non perdere più di 7 punti da Andrea Dovizioso: a meno di scenari apocalittici, Marquez conquisterà a 24 anni il suo quarto titolo iridato nella classe regina. «Ma a questo ora non penso», assicura lui, anche se il sorriso, più largo che mai, lo smentisce, «a Sepang andrò per dare tutto, come sempre, con l'obiettivo minimo di salire sul podio, ma puntando a vincere». Però, ammette, «il +33 in classifica ha il suono della vittoria. Adesso il vantaggio è grande», aggiunge, «vale la pena prendere meno rischi».
All'immagine della gioia spagnola fa da contrappunto la faccia lunga di Dovizioso, 13° e prossimo ad abdicare ai sogni iridati. «La delusione è tanta», ammette il pilota di Forlimpopoli, «sicuramente il mio errore di inizio gara ha complicato tutto e forse anche la scelta della gomma posteriore media non è stata la migliore, ma su questa pista la nostra moto ha problemi di percorrenza, non gira. Sul podio sono salite gomme diverse, non possiamo dare colpa agli pneumatici. Quest'anno siamo riusciti a migliorare molti aspetti e ad essere competitivi per tutta la stagione, però quando arriviamo su tracciati come questo, dove non ci sono grandi frenate e abbondano i curvoni veloci, alcuni nostri limiti si amplificano. Infatti qui tutte le Ducati non sono state molto veloci».
Marquez racconta la sua gara, prima guardandosi le spalle e poi sferrando l’attacco decisivo: «Nei primi giri mi guardavo sempre le spalle per vedere dov’era Dovizioso. Poi sono cominciate le sportellate: la prima l'ho presa da Zarco. Allora mi sono messo lì, calmo, cercando di controllare. Quando mi hanno detto che Dovi era molto indietro, ho deciso di rompere gli indugi ed a tre giri dalla fine sono partito all'attacco». Il mondiale è ipotecato.
Valentino Rossi sul podio è stato osannato come un vincitore. Ed il secondo posto in affetti equivale quasi ad un successo. La battaglia a colpi di carena e sorpassi mozzafiato non l'ha spaventato. Anzi, si è calato, perfettamente a suo agio, nello stile di guida aggressiva di tanti giovani colleghi. «Gli ultimi arrivati hanno alzato molto il livello di competitività. Se il gioco è questo, sono pronto, giochiamo», è la sfida lanciata dall'alto dei 38 anni, «questa pista mi piace sempre tantissimo. Il secondo posto di oggi è importante per me, che vengo da un periodo difficile. Ed è importantissimo per il morale del team. Ma non illudiamoci di aver risolto i nostri problemi con questa gara. Dobbiamo lavorare ancora tanto per rendere la M1 competitiva in ogni condizione».
Peggio di Dovizioso ha fatto Lorenzo: «È stato un fine settimana da dimenticare perché non siamo mai riusciti ad essere competitivi», dice Jorge Lorenzo che vuole lasciarsi al più presto alle spalle il Gp d’Australia, chiuso al 15° posto. «Partivo molto indietro e non sono riuscito a migliorare la mia posizione in gara», racconta il pilota maiorchino della Ducati, «dopo una decina di giri ho iniziato a girare in modo abbastanza costante e qualche decimo più veloce di ieri, ma quando il rendimento della gomma posteriore è calato è stato impossibile mantenere quel ritmo. In generale qui tutte le Ducati hanno sofferto molto, con le diverse soluzioni di pneumatici a disposizione, ma adesso andiamo a Sepang con fiducia, perché è una pista sicuramente più favorevole alla nostra moto».