Marzoli: i big allo scoperto, domenica si deciderà il Giro

12 Maggio 2017

PESCARA. Nel 2009 c’era anche lui. C’era anche Ruggero Marzoli l’ultima volta che il Giro d’Italia è arrivato al Blockhaus. Ma in quell’edizione i corridori sono saliti dal versante teatino, non da...

PESCARA. Nel 2009 c’era anche lui. C’era anche Ruggero Marzoli l’ultima volta che il Giro d’Italia è arrivato al Blockhaus. Ma in quell’edizione i corridori sono saliti dal versante teatino, non da quello pescarese come da programma per domenica. «Il ricordo è nitido», racconta l’ex professionista, «sono partito in fuga all’aeroporto, eravamo in quattro-cinque. E siamo stati in testa per un lungo tratto, poi ci hanno ripreso a Pretoro». Il 41enne di Spoltore ha smesso nel 2012. Non appartiene più al mondo delle due ruote, fa altro nella vita. Ma il ciclismo gli è rimasto nel sangue. «La tappa Montenero di Bisaccia-Blockhaus inciderà sul Giro. E l’arrivo in quota indirizzerà la classifica generale fino all’ultima settimana. Chiaramente domenica tutti ci dovranno mettere la faccia. Quei 10-13 chilometri di salita faranno selezione, è durissima. E i big saranno chiamati a dare il massimo». Lui vede favorito il colombiano Quintana. «La salita è adatta alle sue caratteristiche, anche se spero che Nibali si faccia trovare pronto e sia protagonista». Ci sarà anche lui sul Blockhaus. «Me la voglio godere da spettatore, porterò la famiglia in montagna per vedere dal vivo lo spettacolo». Sì, perché il Giro d’Italia è un romanzo popolare al quale è rimasto affezionato. «Il Giro entra nelle case della gente, permette ai tifosi di toccare con mano i corridori. E i corridori vivono dell’entusiasmo che la folla trasmette». Domenica potrebbe essere il giorno degli abruzzesi, ce ne sono tre in gara: Dario Cataldo, Giulio Ciccone e Giuseppe Fonzi. «La tappa è più congeniale a Cataldo. Dario è un passista. E’ uno che non ama le pressioni. Trasmette e pretende serenità per esprimersi al meglio delle sue possibilità. Sono convinto che sul Blockhaus dirà la sua. È nel pieno della maturità, sa come gestirsi e ha l’esperienza per capire se è giornata o meno».
Sempre meno squadre italiane e sempre meno corridori italiani. «È anche il frutto della globalizzazione e della crisi che ha allontanato gli sponsor dallo sport e in particolare dal ciclismo. Ci sono Paesi emergenti che garantiscono ingenti contratti pubblicitari. E quindi soldi. Il movimento di base in Italia c’è, resiste a tutto. Ma, senza team mancano gli sbocchi per raggiungere certi livelli. Però, sono convinto che presto arriveranno tempi migliori. E che l’Italia della bicicletta ritroverà la grandezza di una volta, sia a livello qualitativo che quantitativo. A ben vedere, ci manca la quantità, perché gente del calibro di Nibali e Aru è a grandi livelli».
Ciclismo e doping. «È un tema delicato», sostiene il 41enne ex professionista di Spoltore, «nella massa ci possono essere le mele marce. Ma sono sempre di meno perché lo stesso ciclismo si è dato delle regole che tendono a soffocare questa piaga».
Ruggero Marzoli è stato per anni compagno di squadra di Danilo Di Luca, radiato dal mondo dello sport per le note vicende legate al doping. «E’ un tasto dolente. Io e Danilo siamo cresciuti insieme. Ho letto il suo libro. Tante cose non le condivido».
Infine il ricordo del Giro. «Sarebbero tanti gli aneddoti, ma Cipollini era un istrione nel gruppo. Rideva, scherzava e raccontava barzellette. Uno spasso». E poi Michele Scarponi, l’Aquila di Filottrano scomparsa in un incidente stradale. «Un amico, un piacere aver condiviso il gruppo con uno come Michele».