«Mi ero perso ma ora ho ritrovato la gioia di vivere e di giocare»

Da ragazzo prodigio del Milan ai primi segnali depressivi «Ne sono uscito grazie al mental coach Stefano Tirelli»
INVIATO A MONTPELLIER. Il buio all'improvviso. Mattia De Sciglio a soli 18 anni sembra un predestinato. Piede destro raffinato, il sinistro dai modi gentili, la progressione da quattrocentista e la personalità di un veterano. Esordio in Champions League e in serie A, a 19 anni il debutto in Nazionale accompagnato a Coverciano da mamma e papà perché ha appena preso la patente. È l'ultimo prodotto della prestigiosa “cantera” del Milan, degno successore di Franco Baresi, Billy Costacurta e Paolo Maldini. Poi all'apice del successo, titolare fisso in rossonero e in azzurro, arriva una prima difficoltà, un infortunio neppure grave, normale routine per chi di lavoro tira calci ad un pallone ma in Mattia si spegne la luce, diventa difficile mettere a la ribalta anche per un ragazzo solido e con la testa a posto. E allora la paura di uscire di casa, di incontrare i tifosi.
«Ma non era depressione, conosco la storia di Buffon – confessa candidamente il difensore all’antiviglia della sfida col Belgio – e so che anche i calciatori famosi possono andare incontro a questi rischi ma la mia non la era».
Mattia perde il posto da titolare, anche l’azzurro diventa sbiadito e allora gioca d’anticipo ed interviene in tackle sul “male oscuro” affidandosi a Stefano Tirelli, docente di tecniche complementari di allenamento alla Cattolica di Milano. Un autentico “guru” che ha seguito il Chelsea, alcune nazionali e che abbina alle sue competenze calcistiche delle tecniche innovative psicologiche e di meditazione. Ha preso per mano il campioncino e l’ha rimesso sulla fascia del Milan e della Nazionale.
«Ora ho ritrovato la gioia e la felicità della vita e di conseguenza anche quella di stare in campo. E se ci sono riuscito devo tutto a Stefano Tirelli».
Non è uno sciamano ma un “mental coach” che mette l’uomo e non la palla al centro.
«Mattia non ha avuto una depressione ma atteggiamenti depressivi – ha detto il professpor Tirelli – nel primo caso c’è un buco nero nella vita nel secondo nel secondo una difficoltà professionale che ha riverberi nella vita privata».
Per Mattia il professor Tirelli diventa una guida spirituale, per diversi mesi appuntamento fisso almeno una volta a settimana.
«Avevo perso fiducia ed autostima – racconta il terzino – poi ho ritrovato la gioia ed il sorriso e adesso sono qui a giocarmi una maglia da titolare. Negli ultimi mesi ho giocato con continuità e mi sento bene».
A Montpellier non c’è bisogno di un mental coach perchè Antonio Conte è un motivatore per vocazione oltre che per contratto. Non ha vinto gli scudetti con la Juve grazie al “3-5-2” ma piuttosto con quella carica da decano di allenatore Nba che non ha eguali in Italia.
«È proprio così – ammette De Sciglio – Conte ci trasmette la sua grinta e la sua determinazione e siamo tutti motivati. Ci tengo a fare gli auguri al mio presidente Berlusconi, è una cosa delicata e spero che vada tutto bene».
È un bravo ragazzo Mattia De Sciglio prima ancora che un bravo calciatore.
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