Milan e Juve fanno festa e volano in Champions

Pioli sbanca Bergamo ed è secondo. Pirlo cala il poker: «Voglio restare»
BERGAMO. Missione compiuta. Milan e Juventus vanno in Champions, tagliando fuori dalla corsa il Napoli. Kessie apre e chiude dal dischetto da ex implacabile per strappare un meritato posto in Champions dopo una gara saggia, l’Atalanta già certa della qualificazione si lascia strappare dal Milan anche il secondo posto. Niente fiammate sui due fronti, in una sfida piuttosto bloccata, prima della svolta del rigore dell’ivoriano, che spiazza l’immobile Gollini infilandola bassa alla sua destra per la scivolata di Maehle su Hernandez (40'), raggiunto dal passaggio di ritorno dell’accentrato Saelemaekers. La svolta arriva dopo la notizia del bis bianconero di Morata a Bologna e non è che nella ripresa cambi il leitmotiv dello stanco e ripetitivo giropalla bergamasco (62 per cento a 38 al 46’), che aggiunge però Muriel nel tridente offensivo a discapito dell’opaco Pessina. Pioli, col Napoli in vantaggio sul Verona, sceglie le forze fresche Krunic-Meité per cautelarsi. Il possibile 2-0 col tocco sotto di Leao (23’) si stampa sul secondo palo. Al 1' di recupero Gosens intercetta con la mano il tiro di Calhanoglu su passaggio da destra di Dalot e De Roon (rosso) stende Krunic con un pugno: Kessie fa 2-0. «Abbiamo raggiunto la Champions perché l'abbiamo meritato e abbiamo meritato il secondo posto», dice Pioli. «Era giusto, purtroppo avevamo buttato via il match point domenica scorsa. Sono davvero emozionato e felice. Devo ringraziare il club, ci ha fatto lavorare in modo spettacolare, ma anche i tifosi che ci hanno dimostrato quanto vale il Milan».
Juventus. Pirlo salva la stagione: dopo Supercoppa italiana e Coppa Italia arriva la sospirata qualificazione per la Champions all’ultimo respiro: se basterà o meno al tecnico per tenersi stretta la panchina, sarà questione affrontata in casa bianconera nelle prossime ore. Nell’attesa, al Dall'Ara basta poco ai bianconeri, con Ronaldo in panchina e la coppia Dybala-Morata in attacco, per regolare la pratica Bologna, grazie a Chiesa (14° gol stagionale e nono in campionato), Morata e Rabiot, che chiudono il match dopo appena mezz'ora. Chiedeva invece l’impresa la tifoseria del Bologna, che sperava nel colpaccio che escludesse i campioni d’Italia dall’Europa che conta di più. Ci credono solo loro, che accolgono in 500 l’arrivo del pullman per poi prodursi in uno spettacolo pirotecnico sulla salita di San Luca all’ingresso delle squadre in campo. Ma il Bologna è squadra che ha spento la luce da tempo e non riesce a riaccenderla all’ultima giornata per la casalinga con la Juventus che manca dal novembre del 1998.
Al Dall’Ara non c’è partita. Dopo il tris nel primo tempo, poco o nulla contano il poker di Rabiot e il gol della bandiera di Orsolini. La Juventus passa la ripresa ad attende notizie dagli altri campi. E al triplice fischio può tirare un sospiro di sollievo. «Io mi vedo al 100% sulla panchina della Juventus, ma non sono io che decido», ha detto Pirlo. «Ora ci godiamo il risultato ottenuto, nei prossimi giorni parlerò con la società».
Angelo Caradonna

