Minguzzi: scelte opinabili Teramo, potevi fare di più

L’ex ds biancorosso: «Stagione deludente in rapporto agli investimenti societari Un errore mandare via Tedino e Infantino. Ma c’è una buona base per ripartire»
TERAMO. Pungente e mai banale. Vincenzo Minguzzi, neo ds del Grosseto, non ha peli sulla lingua. Il 64enne dirigente di origine romagnola, stabilitosi ormai da anni a Pescara, ex ds del Teramo negli anni ’90 e successivamente nello staff nei primi anni Duemila, analizza la stagione dei biancorossi con schiettezza e lucidità.
Minguzzi, che voto dà al campionato del Teramo?
«Non mi piace dare voti, ma è stato sicuramente deludente rispetto agli impegni assunti dalla società e a quelle che erano le prospettive, considerando la rosa allestita e i costi di gestione. È stato un campionato sbagliato come impostazione e come concetto. Alcune scelte non le ho condivise».
Quali?
«L’errore principale è stato il fatto di avere due direttori (Iaconi e Federico) e aver fatto fare la squadra a Tedino, che poi è stato mandato via per chiamare un allenatore, Cetteo Di Mascio, sul quale era stato fatto un grosso investimento per il settore giovanile. In questo modo non si è portato avanti né un progetto di prima squadra né un progetto di settore giovanile».
È stato un azzardo rivoluzionare la squadra in estate?
«Non avrei mandato via Infantino, che con la Carrarese è diventato il capocannoniere del girone A e ha portato la squadra a suon di gol a disputare la semifinale play off. Mandarlo via per fare altre operazioni, valorizzando poco gli under e prendendo sugli esterni giocatori di 30 anni, non è stata a mio avviso una scelta sensata. In rapporto alla rosa, ai tanti giocatori presi, all’età media e al risultato finale, è stato un campionato deludente. Ma questa è la mia opinione dall’esterno».
È stato un errore mandare via Tedino a febbraio, smontando di fatto il progetto tecnico avviato in estate?
«Io non l’avrei cambiato perché la squadra l’aveva fatta lui. Se, poi, fai un progetto di cinque anni con Di Mascio per il settore giovanile, non puoi toglierlo per metterlo in prima squadra».
Il Teramo del futuro da chi dovrà ripartire?
«Credo che ripartirà dalla base di quest’anno visto i contratti che ha. Sarà difficile pensare di cambiare molto. Molti giocatori sono anche bravi, altri rientreranno dai prestiti (Cianci, Martignago e Pinzauti). Si dovrà ripartire dall’ossatura di quest’anno e imparare dagli errori fatti per capire cosa è mancato e dove migliorare».
Santoro, Viero e Piacentini i giovani del futuro?
«Vedremo. Di questi, quello che ha giocato di più è stato Piacentini, l’unico difensore centrale titolare giovane».
Che mercato sarà in C?
«Non ci sono soldi, la C non fa mercato da anni e quest’anno sarà ancora più complicato. È difficile monetizzare e fare plusvalenze, non so cosa potrà raccogliere il Teramo con eventuali cessioni di giovani».
Come sarà la ripartenza post Covid?
«C’è l’incognita dei tifosi, questo è il problema principale. Senza pubblico, non è calcio. Non fai abbonamenti, non c’è passione. Il fatto che si stia ancora giocando fa slittare il mercato. Programmare è difficile. Si arriverà a metà settembre per completare le squadre. Il ridimensionamento sarà fisiologico perché tantissime aziende sono in difficoltà, quindi mancheranno sponsor e investimenti. Se non si potranno fare nemmeno gli abbonamenti, sarà complicato».
Domani c’è la finale play off Reggiana-Bari: chi va in B?
«Spero il Bari, ma la Reggiana è arrivata fino in fondo imponendo il suo gioco, sta bene fisicamente e ha la testa più fresca. Sarà una partita equilibrata».
È favorevole alla riforma dei campionati?
«Ci dovrà essere per forza. La C fatta così è insostenibile e perderà altri pezzi».
Ai nastri di partenza della prossima serie C ci sarà anche il suo Grosseto.
«Volevo restare in Abruzzo, ma non è stato possibile. A Grosseto ho vinto C2, C1 e ho fatto la B. È un piacere tornare. Siamo una neopromossa, giocheremo con tanti giovani per salvarci».
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