Moggi: la Juve vincerà perché è la più forte

L’ex dg bianconero: Lapadula fortissimo, forse andrà al Napoli
SAN SALVO. Un viaggio nella sua vita di dirigente sportivo. Uno dei più potenti e arguti del calcio italiano negli ultimi 40 anni. Luciano Moggi, ieri ospite dello Juventus Club “Gaetano Scirea” di San Salvo - il terzo in Abruzzo per numero di iscritti - ha parlato a ruota libera della sua lunghissima esperienza nello sport più amato degli italiani presentando il suo libro “Il pallone lo porto io”, scritto insieme al vicecaporedattore del Resto del Carlino, Andrea Ligabue. Nel testo autobiografico si fa riferimento alle trattative segrete per alcuni campioni (Careca, Ibrahimovic, Nedved, Cristiano Ronaldo), al rapporto con i grandi allenatori (Lippi, Ancelotti), ai presidenti (Agnelli, Ferlaino), ma anche della sua vita privata. Durante l’incontro si è parlato di tanti temi attuali. Ad esempio, Moggi ha risposto a Ulf Karlsson, ct della nazionale svedese di atletica leggera, che ha accusato Ibrahimovic di doparsi quando era alla Juventus. «A parte il fatto che lui non ha mai allenato Ibrah», ha detto Moggi, «credo che sia lui dopato, dal momento che dopo dieci anni fa queste dichiarazioni. Non scherziamo: Ibrah è un campione».
Parole di elogio anche per l’allenatore del Pescara, Massimo Oddo. «Ha dimostrato di avere grandi capacità. L’anno scorso avrebbe meritato la promozione. Quest’anno non ha una squadra eccezionale, soprattutto in difesa ci sono molti problemi. Però in attacco ha un calciatore fortissimo». Il figlio di Moggi, Alessandro, oltre ad avere ottimi rapporti con Daniele Sebastiani, cura anche gli interessi di Oddo e Lapadula. Su quest’ultimo, conteso da Napoli e Juventus, l'ex direttore generale della Juventus spende parole al miele. «Lapadula vede la porta come pochi. È un attaccante fortissimo. Penso che abbia più probabilità di andare al Napoli che alla Juventus». Sulla corsa play off: «Il Pescara lotterà con Novara e Bari». Nessun dubbio sulla corsa scudetto: «La Juventus vincerà di nuovo perché è la più forte», o sulle difficoltà di alcune squadre: «Milan e Lazio in ritiro? Dovrebbero andarci i dirigenti».
Sul contratto in scadenza di Totti: «Lui è una delle poche bandiere del calcio. Servirebbe una società con gli attributi per indicare la soluzione migliore. Del Piero? Un ottimo calciatore, ma non una bandiera». Infine, Moggi ha risposto così ai tifosi che chiedevano cosa servirebbe alla Juventus per vincere la Champions: «I calciatori che avevamo noi. Purtroppo, il gap con le grandi d’Europa è ancora molto ampio, anche se Dybala è un fenomeno». Oltre 400 tifosi hanno partecipato al dibattito che si è protratto per due ore al Gabri Park hotel. Erano presenti il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca, l’assessore alla cultura, Giovanni Artese, il coautore del libro, Andrea Ligabue, e i membri del direttivo dello Juventus Club di San Salvo: Antonio Generoso (presidente), Giuseppe Di Francesco (vicepresidente), Alberto D’Onofrio (segretario), Sergio Garofoli (tesoriere) e i consiglieri Luigi Saraceni, Luigi Vicoli e Felice Rossi. Seduti accanto a Moggi, l’amico storico e procuratore Pasquale Gallo, e Nicola Penta, consulente tecnico dell’ex direttore generale bianconero durante il processo “Calciopoli”, che è tornato sull’argomento lanciando una frecciata ai giudici con una metafora: «Essere accusati di omicidio e, una volta accertato che il morto non c’era, essere condannati solo perché si è pensato di uccidere. Questa è Calciopoli. Il processo, infatti, nasce perché esisteva una accertata corruzione degli arbitri che però sono stati assolti. Così si è pensato bene di condannare per un tentativo di condizionamento dei designatori. Ma la storia non finisce qui».
Giovanni Tontodonati
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