Mordente: «La voglia di giocare non manca mai»

22 Giugno 2015

Il giocatore teramano parla delle sue esperienze: dalla pallacanestro abruzzese alla famiglia

TERAMO. I suoi tre punti più belli li ha segnati sul parquet della vita e rispondono ai nomi di Ainoa, Brando e Nina. Vale a dire la sua compagna e i suoi due figli di quattro e un anno. Marco Mordente, teramano doc, ha alle spalle una carriera prestigiosa tra grandi club di serie A e la maglia azzurra della nazionale. Ma la voglia di fare sempre meglio è rimasta intatta, anche dopo una stagione a dir poco sfortunata culminata con la retrocessione in A2 della “sua” Caserta.

«Dell’annata appena conclusa posso dire che è stata una scuola di vita importantissima. Male, nerissima fino al mese di dicembre, completamente diversa nei mesi successivi. Ci sono stati errori, difficoltà ma siamo riusciti a compattarci con grande spirito di squadra. Retrocessi ma a testa altissima. Anche personalmente ho fatto molta fatica all’inizio salvo poi disputare ottime partite nella parte finale della stagione. Non ho contratto, ma a Caserta ho vissuto tre anni bellissimi. Non chiudo la porta a niente ed aspetto. Non mi sento di escludere nulla perché, per me, la pallacanestro, in serie A o A2, è sempre uguale, l’importante è avere tanta voglia e quella non mi manca di certo».

Reggio Emilia in finale scudetto con Sassari. Da ex reggiano che sensazione fa?

«Fa piacere e so quello che stanno provando perché anche l’ambiente riesce a trascinarti. Reggio Emilia ha un nucleo di giocatori italiani che dà l’anima in campo. La finale con Sassari mi stupisce un po’ perché mi sarei aspettato Milano. Ma i sardi, con una serie stratosferica, si sono meritati questa finale».

Alla Nazionale ci pensa ancora? Dove potranno arrivare gli azzurri ai prossimi Europei?

«Non mi aspetto nulla anche perché ho detto basta alla maglia azzurra nel 2012. Ma sono orgoglioso di questi ragazzi che oltre ad essere bravissimi giocatori sono grandi uomini. L’obiettivo è quello di costruire un gruppo e poi nessun traguardo sarà precluso».

Che pensa del movimento cestistico abruzzese?

«Ho perso un po’ il giro ma, visti i risultati di Chieti, Roseto e Campli in particolar modo, posso dire che il movimento c’è e c’è sempre stato con buonissimi risultati».

Che ne pensa di un possibile ritorno di Teramo in B?

«La promozione in B del calcio ha tolto un po’ di attenzioni ma io dico che, quando si riparte da zero, si ritrova entusiasmo anche nelle piccole cose. Ad esempio Treviso, dopo le note vicende, è ripartita dal basso ma con grande entusiasmo e con un buon progetto e, pian piano, sta risalendo la china».

Lei ha giocato tanti anni nel basket ad alti livelli. Il prodotto basket, però, stenta a decollare. Come se lo spiega?

«Non potrà mai crescere o fare il salto di qualità fino a quando si giocherà in questi palasport. Bisogna trasformarlo in un prodotto compatibile con le esigenze di tutti, in particolar modo le famiglie che devono tornare ad assistere alle partite. Bisogna creare, ogni domenica, un evento e cercare di arrivare dove altri non sono riusciti fino ad oggi ad arrivare».

C’è spazio per qualche hobby particolare nella sua vita?

«Sono padre di due bimbi e questo mi tiene tanto tempo occupato. Però della buona musica provo a non farmela mai mancare».

Ci tolga una curiosità: è più facile giocare a basket o fare il papà?

«Giocare a basket senza dubbio. Ma l’energia che può dare un bambino è qualcosa di incredibile. Hanno chiesto a mio figlio Brando, non molto tempo fa, chi fosse più forte a giocare a basket tra me e Michael Jordan. Lui ha risposto papà. E io sono l’uomo più felice al mondo».

Matteo Falzon

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