Muntari: «Il boemo? Magari lo avessi incontrato quando avevo 20 anni»

PESCARA. Non sapeva se concedersi o meno ai giornalisti. Alla fine, Sulley Muntari ha accettato di rispondere a qualche domanda. Avrebbe voluto far parlare il campo, come lo stesso ghanese aveva...
PESCARA. Non sapeva se concedersi o meno ai giornalisti. Alla fine, Sulley Muntari ha accettato di rispondere a qualche domanda. Avrebbe voluto far parlare il campo, come lo stesso ghanese aveva confidato nel giorno del suo arrivo a Pescara. Prima di sbarcare in riva all’adriatico aveva giocato l’ultima partita ad aprile dell’anno scorso. Poi la chiamata di Massimo Oddo e la scelta di rimettersi in discussione. Ora ha qualche chilogrammo in meno e pian piano si è conquistato la fiducia di Zdenek Zeman che nel frattempo ha preso il posto del tecnico che lo ha voluto a Pescara. E domenica con l’Udinese è tornato anche a segnare in serie A a distanza di quasi due anni e mezzo (4 ottobre 2014, Milan-Chievo 2-0). «È vero, sono stato contattato da Oddo e alla fine ho accettato questa sfida», afferma il 32enne ghanese, «sono convinto che il nostro campionato non sia finito. Nella vita tutto è possibile».
Il campionato dei biancazzurri è stato disastroso, ma con la città di Pescara ha avuto ugualmente un buon impatto. «Si mangia benissimo e c’è un clima ideale, sono contento di essere qui. Pescara merita tanto perché i tifosi sono molto passionali e noi cercheremo di dare tutto fino al termine del campionato. L’importante è restare uniti e lavorare duro».
Dopo il primo gol in stagione, Muntari prenota una maglia da titolare per la sfida di domenica contro l’Atalanta. Ieri ha interrotto anzitempo la seduta a causa di un piccolo risentimento muscolare, ma difficilmente l’ex centrocampista di Milan e Inter tirerà i remi in barca. E al posto di Bruno, squalificato per un turno, Zeman vorrebbe piazzare Sulley. Con il boemo si è creato subito un rapporto cordiale. «Non parla tanto. Con lui non puoi lamentarti, devi solo seguirlo. Per molti calciatori credo che Zeman rappresenti una figura paterna. Peccato averlo incontrato così tardi, se lo avessi conosciuto quando avevo venti anni, di sicuro avrei imparato molte cose».
Parole al miele per il boemo, che pure in carriera ha lavorato alle dipendenze di tantissimi big della panchina. «Ho avuto la fortuna di essere allenato da Galeone, Ventura, Allegri, Spalletti, Mourinho e tanti altri. Tutti mi hanno insegnato qualcosa. Galeone è come mio padre. Con Allegri al Milan sono stato bene, ma l’avevo già conosciuto a Udine quando collaborava col Galeone che per me è come un padre. Mourinho? Lo ringrazierò per tutta la vita, con lui ho vinto tanto».
Il futuro di Muntari è incerto. Molti credono che in caso di B il ghanese farà le valigie. «Perché dobbiamo pensare alla B? Bisogna essere ottimisti e continuare a lavorare duramente. Non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci. Poi parleremo del futuro. Comunque voglio giocare ancora e quando smetterò non farò l’allenatore».(g.t.)
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