Muntari: «L’arbitro doveva interrompere la partita»

Il centrocampista, offeso dai tifosi cagliaritani, riferisce l’accaduto a Minelli che lascia correre. Alla fine il ghanese abbandona il campo e viene espulso
CAGLIARI. Ululati, buu razzisti e offese vergognose. Anche in una partita in cui due squadre non hanno più niente da chiedere accadono episodi che infangano il nome del calcio. Vittima dell’episodio deprecabile, Sulley Muntari, il centrocampista del Pescara, che a Cagliari è più volte bersagliato dagli insulti dei tifosi rossoblù. «Avete visto quello che è successo», dice Muntari a Sky, «nel primo tempo ho sentito cori contro di me. Mi sono girato e c’era un bambino in compagnia dei genitori. Così, mi sono avvicinato e gli ho regalato la mia maglietta. Se facciamo queste cose davanti agli occhi dei piccoli, perché li portiamo con noi in campo prima dell’inizio delle partite? Dovremmo dare l’esempio, sempre. Poi, nella ripresa, verso la fine della gara, dalla curva sono partite altre offese. Allora mi sono avvicinato all’arbitro per chiedergli di intervenire, però Minelli mi ha detto che dovevo lasciare perdere. Perché, anziché fermare la partita, se l'è presa con me? Mi è venuto vicino alzando la voce e a quel punto mi sono arrabbiato ancora di più. L’arbitro non deve solo fischiare i falli, ma ha la responsabilità di gestire tutto. Questo non è calcio, non possiamo più tollerare cose simili».
Secondo Muntari, il direttore di gara avrebbe dovuto segnalare l’episodio e chiamare in causa lo speaker per diffondere (come da protocollo) un messaggio al pubblico attraverso gli altoparlanti. In caso di reiterazione dei cori, Minelli avrebbe dovuto sospendere l’incontro. «I tifosi hanno sbagliato ma l'arbitro doveva fare qualcosa di diverso, non accusare me. Se si fermano le partite sono convinto che queste cose non succederanno più. È incredibile subire offese per il colore della pelle». Nel finale, l’ex centrocampista di Milan e Inter per protesta se ne va negli spogliatoi prima del fischio finale di Minelli che nel referto riporta l’espulsione del ghanese che verrà squalificato. Poco prima, Muntari è vicino alla porta difesa Fiorillo che si appresta a battere una rimessa dal fondo. Dal settore occupato dai tifosi del Cagliari partono gli insulti. Lui si gira verso i supporters rossoblù chiedendo di non comportarsi in quel modo. Dopo qualche secondo Muntari entra in possesso del pallone e i tifosi del Cagliari lo prendono di mira un’altra volte. A quel punto il centrocampista si dirige verso l’arbitro Daniele Minelli di Varese per spiegargli l’accaduto. Il 32enne ghanese è agitatissimo, si lamente per le offese toccandosi continuamente il braccio per indicare il colore della sua pelle. Il fischietto lombardo ascolta passivamente le sue rimostranze, ma anziché interrompere il gioco decide di tirare fuori il cartellino per ammonirlo. Così, l’ex centrocampista di Milan e Inter abbandona volontariamente il campo sbraitando contro arbitro e quarto uomo lasciando i suoi in inferiorità numerica.
Nel dopo gara Zdenek Zeman prova a dare una spiegazione. «Muntari ha sentito cori razzisti e ha chiesto di intervenire», queste le parole del tecnico boemo, «facciamo tante chiacchiere e poi ci si passa sopra». Poi arriva la replica del vicepresidente del Cagliari, Stefano Filucchi. «Cori non ne abbiamo percepiti e non abbiamo saputo nulla nè dall'arbitro nè dall'addizionale: riteniamo che la tifoseria cagliaritana non sia razzista. Non ci è stato notificato nulla. Penso che tutto sia legato a un alterco con la curva seguito poi dal confronto del giocatore con l'arbitro».
Nel 2001, in Cagliari-Inter, l’arbitro Tagliavento sospese la gara dopo appena sei minuti per cori razzisti rivolti a Samuel Eto'o e ad altri giocatori di colore dell'Inter. L'arbitro Tagliavento ordinò lo stop e lo speaker diffuse due volte un annuncio e dopo una manciata di secondi il gioco riprese. Ieri all’Olimpico, durante il derby Roma-Lazio, dal settore occupato dai tifosi biancocelesti sono partiti buu razzisti nei confronti di Rudiger. Nel calcio italiano l’episodio più clamoroso risale al 2005, quando il centrale del Messina Marco Andrè Kpolo Zoro, venne beccato dai cori razzisti dei supporters dell’Inter. L’ivoriano fermò il gioco mettendosi il pallone sotto al braccio, ma poi venne convinto da Adriano e Martins a proseguire la gara. A distanza di 12 anni è tristissimo assistere ancora a queste scene vergognose.

