Napoli-Spalletti, rebus sul futuro Tripletta Giroud: il Milan si rialza
Il tecnico ancora enigmatico sul rapporto con il presidente De Laurentiis: «Lui dirà che cosa accadrà» Nell’Inter Inzaghi fa turnover in vista della finale di Coppa Italia. Cinquina dei rossoneri alla Sampdoria
NAPOLI. C'è ancora aria di festa per lo scudetto a Napoli, ma intanto sale giorno dopo giorno la tensione tra il presidente De Laurentiis e il tecnico Spalletti, che sembrano sempre più lontani. Venerdì il patron azzurro aveva lanciato un sasso: «Speriamo che Spalletti in futuro», aveva detto, «riesca a esprimere ancor di più la sua capacità di aggregare. Meglio se Napoli? Certo, ma nella vità la libertà è un bene incommensurabile e invalutabile, non bisogna tarpare le ali a nessuno, come nessuno deve farlo con me». Ali che portano lontano ma che a Spalletti non servono, a giudicare dalla replica di ieri: «Tarpare le ali», ha detto, « non so cosa vuol dire, dovete chiederlo al presidente. Questo non è inerente a quello che ci siamo detti a cena. Per quello che avrò da fare io non ci vogliono due ali, ci vogliono stivali. Non ho da volare». Parole enigmatiche che portano avanti il film che stanno montando i due senza incontrarsi pubblicamente, ma attraverso la stampa. Ali azzurre o stivali che siano, un dubbio che è forte nella testa di Spalletti, che ha dimostrato di saper apprezzare davvero Napoli: «Sul pianerottolo di casa», ha detto, «c'è scritto felicità o infelicità, non so quale porta prendere. Sono situazioni vicine, vivere quei momenti è stato bellissimo e lo è ancora oggi perché ci sono migliaia di tifosi felici all'allenamento. Ma se la guardi al rovescio sai che se li rendi infelici è difficile gestire poi il tuo sentimento». Lo scudetto resta nella storia, ripeterlo sarà durissimo, Spalletti lo sa anche se la parola finale la lascia al presidente De Laurentiis.
Inzaghi fa turnover. La testa forse sarà già al prossimo 10 giugno, quando l'Inter scenderà in campo allo stadio Ataturk Olympic contro il Manchester City nella finale di Champions League. Ma la stretta attualità per i nerazzurri è rappresentata prima dal Napoli, poi dalla finale di Coppa Italia di mercoledì contro la Fiorentina e infine dalla sfida contro l'Atalanta di sabato a San Siro. Tre partite nel giro di sette giorni che hanno il loro peso: da un lato la necessità di conquistare i pochi punti che ancora mancano per qualificarsi matematicamente alla prossima Champions mantenendosi anche al terzo posto, dall'altra ovviamente cercare di alzare il trofeo mercoledì all'Olimpico. Oggi (ore 18) al Maradona Simone Inzaghi farà turnover. Si dovrebbe rivedere Gagliardini titolare in mezzo al campo, anche per far rifiatare Barella soprattutto considerando l'infortunio muscolare di Mkhitaryan (che potrebbe rivedersi solo a Istanbul). Possibili chance anche per Asllani in mezzo al campo, Bellanova sulla destra e Gosens sulla sinistra, mentre in difesa D'Ambrosio e De Vrij dovrebbero fare rifiatare Darmian e uno tra Acerbi e Bastoni. In attacco, poi, spazio di nuovo alla coppia formata da Correa e Lukaku.
Manita rossonera. Il Milan si depura subito delle tossine accumulate nell’ultima notte di Champions e spinge a tavoletta in vista del rettilineo finale spazzando via una Samp (già retrocessa) troppo demotivata, rispetto agli stimoli rossoneri, per resistere all’assalto del Diavolo. San Siro in quattro giorni si è trasformato da muro del pianto a luna park, con una cinquina (a uno) che riabilita in un colpo solo tutte le bocche da fuoco rossonere, inceppate da troppo tempo: Giroud con un tris, Leao e Diaz, che hanno sfornato gol e assist. Segnali importanti in vista degli ultimi 180 minuti per una squadra che arrivava da tre uscite senza averla mai buttata dentro. Segnali – di fronte all’ennesimo Meazza over 70 mila - mandati con lo stesso undici del secondo round con l’Inter. «Era importante reagire con una prova convincente», ha commentato Giroud autore di una tripletta.
Angelo Caradonna

