Nicolai: io e i miei cari Olimpiade stupenda

«Giocare davanti a moglie e figli sotto la Tour Eiffel è da brividi»
ORTONA. Probabilmente Paolo Nicolai si aspettava qualcosa in più dalla quarta Olimpiade, sta di fatto che non lo dà a vedere abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. È tornato a Ortona per ritemprarsi con la famiglia e per festeggiare i 36 anni compiuti martedì scorso, il giorno dopo l’eliminazione agli ottavi di finale contro Partain-Benesh. Un breve passaggio perché domani ripartirà con il compagno Samuele Cottafava per l’Olanda dove si disputeranno i campionati europei di beach volley. Giusto il tempo di ripensare all’avventura parigina. E’ il punto di riferimento del beach volley italiano e come tale tutti sono interessati al suo futuro. Va avanti o smette? Punterà a chiudere un altro quadriennio olimpico? Avrà la forza fisica e mentale per farlo? Anche la federazione pende dalle sue labbra, ma il 36enne ortonese dribbla amabilmente ogni quesito sul futuro. Vuole capire e prendere la decisione più importante della carriera prendendosi tutto il tempo possibile.
Nicolai, soddisfatto della quarta Olimpiade?
«Sì, sono soddisfatto. Il livello è molto alto e noi abbiamo dimostrato di esserci ancora una volta».
Che cosa non ha funzionato per ambire a un percorso più lungo?
«Sapevamo che per arrivare in fondo avremmo dovuto giocare con continuità il nostro miglior beach volley. L’abbiamo fatto in alcune partite un po’ meno contro gli Usa e siamo andato fuori».
Ultima Olimpiade per lei?
«Ogni Olimpiade giocata l’ho vissuta come l’ultima perché in un percorso lungo quattro anni può succedere di tutto. Soprattutto ora, a 36 anni, fare programmi così lunghi sarebbe azzardato».
L’immediato futuro?
«Tra pochi giorni saremo in campo nei campionati europei. Poi, c’è la stagione del circuito mondiale da concludere».
A fine stagione che cosa farà?
«Tutto da decidere. Ho bisogno del tempo adeguato per valutare e capire come affrontare il prossimo futuro».
L’aver messo su famiglia come ti ha cambiato e in che modo?
«Sara (la moglie, ndr) e i bimbi hanno dato il giusto senso alle cose. Hanno riempito la mia vita di felicità e vivere l’Olimpiade con loro al mio fianco è stata un’emozione immensa e indelebile».
In chi ti rivedi?
«Ogni persona e ogni percorso sono diversi. In ognuno dei giocatori e delle giocatrici più giovani riconosco degli atteggiamenti, delle paure o dei punti di forza che ho avuto anche io, ma ognuno ha tratti unici».
Potendo tornare indietro che cosa non faresti?
«Ho il privilegio di non avere rimpianti».
Che cosa farà da grande?
«Sicuramente finita la carriera da atleta allenerò».
Quando?
«Non lo so, vedremo».
L’organizzazione olimpica rispetto alle precedenti?
«Per me queste Olimpiadi sono state meravigliose. Parigi è una città stupenda e il nostro campo da gioco iconico».
Com’era la vita nel villaggio?
«La vita nel villaggio è una delle cose che rende speciali i giochi olimpici. Per uno sportivo difficile immaginare posto migliore. Abbiamo vissuto l’esperienza al meglio mettendo l’attenzione sulla bellezza di quello che stavamo vivendo».
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