«Non conta vincere, ma divertirsi: tengo vivo il ricordo di mio marito»
GIULIANO TEATINO. Ale vive. Ora più che mai. Sua moglie, Giovanna Barbetti, 42 anni, è il nuovo presidente del Giuliano Teatino, in Prima categoria. Un’altra donna alla guida di una società...
GIULIANO TEATINO. Ale vive. Ora più che mai. Sua moglie, Giovanna Barbetti, 42 anni, è il nuovo presidente del Giuliano Teatino, in Prima categoria. Un’altra donna alla guida di una società dilettantistica, una storia speciale, diversa dalle altre. Giovanna è la moglie di Alessandro Ricco, l’ex vicepresidente del Giuliano Teatino, morto tre anni fa per una grave malattia. Ale vive nel cuore dei tifosi e della squadra (il suo nome è scritto sulle maglie) e nella figura di sua moglie che vuole portare avanti la passione del marito. «Voglio tenere vivo il ricordo di Ale», spiega Giovanna, «questo incarico mi riempie di orgoglio e allo stesso tempo è una grande responsabilità perchè oggi il ruolo di presidente sarebbe stato di mio marito. È stato lui l’artefice della rinascita del Giuliano Teatino insieme al presidente Tiziano Coccia». La nuova società è nata nel 2012, 14 giorni prima della nascita di Giorgia, la figlia di Giovanna e Alessandro. «All’inizio mio marito non ne voleva sapere niente di calcio», dice Barbetti, «poi gli ho trasmesso la mia passione ed è diventato vicepresidente della società». Dalla Terza alla Prima: il Giuliano Teatino negli ultimi anni ha risvegliato l’orgoglio del paese e avvicinato tante donne al calcio. «Ero a capo delle quote rosa», racconta il neo presidente, «tra mamme e fidanzate dei giocatori, eravamo un gruppo di 40 donne che la domenica seguiva la squadra. Una specie di fan club che esiste anche adesso, solo che non c’è più l’entusiasmo dei primi anni. Ecco, mi piacerebbe che con me si ricreasse quello spirito che c’era fino a qualche anno fa». Giovanna ha un’erboristeria a Ortona, ma vive a Giuliano Teatino. Per lei il calcio è come una seconda pelle. «Mi diverto troppo ad andare in giro per i campi di terra dei paesini vicini. A me piace il calcio ignorante, quello sui campi di polvere». I pregiudizi, però, non mancano. «Una volta un dirigente di una squadra avversaria si rivolse a me e alle altre donne delle quote rosa e ci disse di andare a fare il sugo. È stato l’unico episodio spiacevole da quando sono nel calcio». Il rapporto con gli arbitri? «Buono, soprattutto con le donne. Ce ne sono diverse davvero molto brave, come Di Sante Marolli». Barbetti è il presidente di una società che ha circa 20 dirigenti. «Siamo un gruppo molto affiatato, l’ultima parola ora, però, spetterà a me», dice sorridendo. «Come presidente vorrei riprendere la genialità di Percassi e un pizzico di follia di Gaucci. L’obiettivo? Divertirmi, senza avere l’ossessione del risultato». E tenere vivo il ricordo di Ale. Ora più che mai presente nel cuore del Giuliano Teatino. (g.g.)
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