Numeri imbarazzanti, il calvario è infinito

Nessuna vittoria e difesa colabrodo: il ritorno in B è servito
PESCARA. Il rischio, molto probabile, è che da qui alla fine il cammino del Pescara diventi un calvario. La sconfitta con il Sassuolo e la contemporanea vittoria dell'Empoli sull'Udinese hanno portato a 12 punti la distanza dalla zona salvezza, anche se il Delfino ha una gara in meno. In verità, il distacco è di 13 punti, perché i toscani potranno eventualmente sfruttare la classifica avulsa grazie al 4-0 rifilato ai biancazzurri all'Adriatico.
Prima del match di domenica, capitan Memushaj era stato chiaro. «Quella col Sassuolo è una gara fondamentale per il nostro futuro», queste le parole del centrocampista albanese, «se riuscissimo a vincere potrebbe cambiare davvero il nostro campionato». Ma la tanto attesa vittoria non è arrivata e il quattordicesimo stop (sul campo) in venti partite ha quasi sicuramente decretato il ritorno in serie B del Pescara.
Un crollo di dimensioni troppo ampie, che nemmeno il più pessimista degli addetti ai lavori avrebbe potuto pronosticare. Si sapeva che il Pescara sarebbe stato coinvolto nella lotta per non retrocedere, ma nessuno aveva preventivato una caduta così rovinosa a più di quattro mesi dal termine del torneo, nonostante la storia del Delfino in serie A sia ricca di precedenti imbarazzanti. Su sei partecipazioni, il Pescara ha infatti stabilito vari record negativi: cinque volte peggior difesa, quattro volte ultimo in classifica e in tre circostanze l'attacco meno prolifico.
Nel 2012-13 il tracollo più fragoroso, concentrato nella seconda parte del torneo. Dopo un buon girone di andata, chiuso a quota 20 punti, i biancazzurri collezionarono una lunga serie di brutte figure: 17 sconfitte e 2 pareggi in 19 gare.
Alla fine la squadra concluse il campionato in fondo alla graduatoria con numeri che fecero arrossire dirigenza e tifosi: maggior numero di sconfitte complessive (28), casalinghe (14) e il più alto numero di reti subite in casa (42). Con la media attuale c'è il rischio di fare peggio di quattro anni fa. Finora l'undici di Massimo Oddo ha totalizzato 9 punti con un successo a tavolino, 6 pareggi e 13 sconfitte.
In pratica i punti sul campo sono 6: nessuno nei principali campionati europei ha avuto un rendimento così scadente. E se il trend dovesse proseguire su questa falsariga, ci sarebbe il rischio di eguagliare non solo il record negativo della serie A a 20 squadre stabilito dal Treviso (20 punti nel 2005-06), ma anche quello assoluto nella storia del massimo campionato italiano del Catania, che nel 1983-84 chiuse il torneo a 16 squadre con 12 punti (1 vittoria, 10 pareggi e 19 sconfitte, il successo assegnava 2 punti).
Le reti incassate dal Delfino sono 41 (secondo peggior ruolino dopo il Cagliari) e quelle realizzate 14 (solo l'Empoli con 12 ne ha meno all'attivo). Considerando anche la stagione 2012-2013, a causa della sconfitta con il Sassuolo i biancazzurri hanno mancato l'appuntamento con la vittoria all'Adriatico per la diciannovesima partita di fila. Se si esclude la vittoria a tavolino nella gara d'andata contro gli emiliani di Eusebio Di Francesco, ora è di 39 partite la striscia senza successi del Delfino in serie A.
L'ultima gioia risale al 6 gennaio 2013 (2-0 a Firenze), mentre in casa i biancazzurri non festeggiano dal 21 dicembre 2012 (1-0 al Catania). Forse, alla fine dei giochi il Delfino stabilirà un altro record, quello relativo ai rigori sbagliati. Finora quattro errori su sei tentativi: due ad opera di Memushaj, uno di Caprari e l'ultimo di Biraghi domenica. Un'altra nota triste di una stagione fallimentare. A meno che non si verifichi un miracolo sportivo. Sabato si va a Milano contro l'Inter, la squadra più in forma del campionato che nelle ultime 10 gare ha conquistato 25 punti, contro i 2 del Pescara. Difficile trovare un luogo peggiore per provare a rialzarsi.
Giovanni Tontodonati
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