O’Shea e Parisse provano a guardare avanti: «Vedrete, cresceremo»
Il ct: «Da qui dobbiamo partire per fare una lavoro ancora più duro» L’amarezza del presidente Gavazzi: «Un sistema da cambiare»
ROMA. «Io odio oggi», dice Conor O’Shea. «Ma da qui dobbiamo partire per fare un lavoro ancora più duro, anche mentale. So che ci sono persone che sorridono quando dico che abbiamo ottimi giocatori, ma è così». «Sono orgoglioso del fatto che abbiano dato tutto», aveva detto in campo poco prima. Dura da affrontare una sconfitta così. «Non possiamo che imparare da queste partite – dice Sergio Parisse, capitano azzurro – sono orgoglioso dei sacrifici che abbiamo fatto in campo, ma non abbiamo alternative se non sacrificarci. Magari dobbiamo chiederci se abbiamo tutti l’abitudine a giocare ad alto livello».
«Ma non pensiate che io sia qui per piangermi addosso, che sia di quelli che dicono “che sconfitta, oddio come faremo a rialzarci”. Se qualcuno dice una cosa del genere non ha capito niente del rugby e del nostro progetto. Ho la massima fiducia in Conor O’Shea e nei miei compagni. Partite come queste ne ho vissute, ma non abbasso mai la testa. Abbiamo perso un’altra partita e io odio perdere, ma il mio compito da capitano è far crescere i miei compagni e bisogna smetterla di lamentarsi. L’Irlanda oggi era molto più forte di noi, ma alziamo ’sto cazzo di testa. Io so che devo dare tutto, non so se vedrò realizzato il sogno che ho nel cuore di vincere un Sei Nazioni, però so che lavorerò perché questo sogno si realizzi per chi verrà dopo».
E ancora. «So che siamo sulla strada giusta. Me lo avete chiesto anche dopo la sconfitta con gli All Blacks. E io vi ho detto sì, avevamo perso 10-68, mi avete risposto e se eravamo su quella sbagliata ne prendevamo 200? Una settimana dopo abbiamo battuto il Sudafrica».
Fra due settimane c’è il Sudafrica dell’emisfero nord, l’Inghilterra che ha battuto il Galles negli ultimi minuti 21-16 a Cardiff. «Dobbiamo lavorare molto duro e essere pronti per la partita con l’Inghilterra – dice Conor O’Shea – Oggi è stata una giornata difficile, nei primi venti minuti abbiamo fatto errori in prima fase che ci hanno esposti alla pressione avversaria. Dobbiamo dare atto all’Irlanda di essere stata più forte di noi, sapevamo dell’intensità degli irlandesi e della capacità di mantenere il pallone. E dopo otto-nove fasi qualcuno commette un errore e loro fanno meta. Non è una questione di piano di gioco loro erano più forti».
Un giornalista irlandese chiede se l’Italia non senta la pressione della Georgia che vuole entrare nel Sei Nazioni. «Fino a che non si cambia il regolamento la questione non è in discussione». Poi a chi chiede come si colma il gap con le altre nazioni il ct risponde con il lavoro, anche mentale. E con la crescita delle franchigie.
Nel garage dell’Olimpico il presidente Alfredo Gavazzi appare provato: «Domenica scorsa dopo il Galles c’era qualcosa da mettere a nostro favore. Dopo una partita come questa no. Dobbiamo lavorare, molto. Le franchigie? Certo sono parte del lavoro, tutto è collegato, è un sistema che dobbiamo cambiare».
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