«Obiettivo Olimpiadi, ma non è un’ossessione»

La campionessa trapiantata a Guardiavomano di Notaresco: «Per scaramanzia ne parlo il meno possibile ma sarebbe il degno coronamento della carriera»
PESCARA. Un anno da incorniciare, il 2019, per Marta Bastianelli nella speranza che il 2020 sia migliore. Intanto, è iniziato con un cambio di casacca. La 32enne campionessa d’Italia di ciclismo trapiantata per amore a Guardiavomano di Notaresco è tornata a “casa” con la sua Alé BTC Ljubljana - unica squadra World Tour azzurra - nata dalla fusione tra Alé Cipollini e BTC Ljubljana. Nella testa c’è un obiettivo, le Olimpiadi, più volte sfuggito in passato: centrarlo significherebbe rendere il 2020 indimenticabile.
Dove e quando debutterà nella stagione 2020?
«In Spagna, il 9 febbraio. Sarò al via de La Valenciana. E poi il 29 febbraio andrò in Belgio dove correrò le classifiche del Nord».
Quali compiti avrà nella sua nuova squadra?
«Grande responsabilità, il team ha investito molto su di me e spero di fare delle buone cose per ricambiare la fiducia».
Il 2019 è stato il suo anno migliore?
«Sì, per distacco. Una stagione ricca di vittorie e di soddisfazioni».
La vittoria più bella?
«Sicuramente il Fiandre, una corsa dura che ti riempie d’orgoglio. Poi, chiaramente, c’è il campionato italiano vinto in casa (a Castellalto, ndr) che ha un valore affettivo di non poco conto».
L’obiettivo del 2020 è la partecipazione ai Giochi olimpici?
«Ci stiamo lavorando, sarebbe il traguardo più bello e prestigioso. Vediamo come va la stagione, speriamo bene. I risultati sono alla base di tutto e serviranno a convincere il ct».
Come e dove sta svolgendo la preparazione?
«Sono in Spagna con il gruppo della Nazionale su pista che sta preparando il Mondiale. Ci stiamo allenando al caldo, qui ci sono 15 gradi. Le condizioni sono molto più favorevoli che in Italia».
A 32 anni ha firmato un biennale, con quali prospettive?
«Per la verità è un contratto uno più uno. Vediamo come va quest’anno e poi decidiamo. Vivere di ciclismo adesso è meglio che qualche anno fa. Ci sono più possibilità di confrontarsi ad alti livelli. Oggi mi trovo in una squadra World Tour e c’è curiosità per verificare che cosa succederà in questa stagione ricca di impegni».
Nel suo caso come si monetizza l’esperienza durante le corse?
«Cercando di evitare gli errori commessi in passato. E poi ascoltando il fisico e la testa più che le indicazioni sulla tattica di gara. Bisogna essere bravi a capire che cosa fare e che cosa puoi fare. E questo puoi saperlo solo tu».
La sua giornata tipo com’è?
«Impegnativa, anche se devo dire che adesso stando in ritiro è meno stressante. A casa, invece, mi alzo alle 7, colazione veloce, preparo mia figlia (Clarissa di 5 anni, ndr) e mi attrezzo per uscire con la bici; l’allenamento inizia verso le 9. Fino alle 15,30 devo fare dalle 3 alle 5 ore di bici, a seconda delle situazioni, e in più mettere in ordine la casa. Poi, alle 15,30, torna Clarissa e tra un cartone animato e qualche compito cerco di cucinare e di fare qualcosa a casa. Arrivo a letto la sera stremata».
Il complimento più bello di suo marito Roberto De Patre, ex professionista?
«Lui è di pochi complimenti. Però, mi sono emozionata vedendo lui emozionato alla premiazione del campionato italiano la scorsa estate. L’ho visto piangere e mi sono emozionata. Nelle settimane precedenti ho avuto problemi al ginocchio e ho rischiato di non correre. È andata bene e al pensiero di quello che era successo alla vigilia ci siamo emozionati».
Nel mondo del ciclismo, tra gli uomini, chi apprezza?
«Sagan e Viviani, mi piace come si relazionano con il pubblico. Al di là delle qualità tecniche».
Lei ha vinto Mondiale, Europeo e titolo italiano. Che cosa darebbe per le Olimpiadi?
«Che domanda! Ci penso, certo che ci penso ma cerco di non farmene un’ossessione. Diciamo che i Giochi sarebbero il coronamento di una carriera ad alti livelli».
Lei più volte si è lamentata delle condizioni del manto stradale in Abruzzo.
«La situazione, se è possibile, è anche peggiorata. Non c’è rispetto e la gente al volante non pensa ai danni che può causare solo toccando una bici con uno specchietto della macchina. È pazzesco».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

