Obletter, da Chieti fino alle Olimpiadi

30 Luglio 2019

Il ct della Nazionale di softball stacca il pass per Tokyo 2020: «Ora sogno il podio»   

CHIETI. Da Chieti, precisamente dal quartiere Madonna delle Grazie, alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il teatino Enrico Obletter, 60 anni, allenatore più vincente nella storia del softball italiano, ha compiuto l’ennesima impresa di una carriera costellata solo da successi: ha riportato la Nazionale femminile di softball alle Olimpiadi dopo 15 anni dall’ultima apparizione ad Atene 2004. Lo ha fatto vincendo a Utrecht il torneo di qualificazione olimpica, battendo nella sfida decisiva la Gran Bretagna. C’è un pezzo di Chieti nell’impresa delle azzurre. La firma è doppia. Nel roster dell’Italia c’è l’esterno Fabrizia Marrone, 22 anni, teatina doc, cresciuta nell’Atom’s Chieti e ora al Saronno, e a guidare la squadra c’è Obletter, nato a Sydney ma «chietino fino al midollo», come tiene a precisare. «Mio padre Carlo è nato a Chieti ed è andato in Australia per lavoro», racconta Enrico. «Lì ha sposato mia mamma Marika, ungherese, e lì sono nato io. Poi nel 1975, quando avevo 16 anni, siamo tornati a Chieti dove ho vissuto parecchi anni. È questa la mia città. Ricordo i tornei di basket alla villa con la telecronaca di Alceo Esposito e Carlo De Virgiliis che facevano crepare dalle risate. E poi le partite di calcio al campetto dell’oratorio al Tricalle. Che bei ricordi».
Obletter è un’istituzione nel softball italiano. È a Chieti che muove i primi passi. «All’inizio giocavo a calcio», racconta Enrico, «facevo il portiere al River 65 e poi al Chieti. La mia passione più grande, però, è da sempre il baseball, sport che ho iniziato a conoscere in Australia». Nel 1984 porta per la prima volta in A2 l’Atom’s Chieti, fondata da Beniamino Gigante, squadra nella quale torna da allenatore nel 2014. Poi continua a giocare e a vincere campionati tra B e C, prima di diventare l’allenatore di softball più titolato in Italia. Vince nove scudetti e sei coppe dei campioni con Macerata, Bussolengo e Caserta. Da trent’anni è in Nazionale, dove ha ricoperto diversi incarichi, raggiungendo un quinto posto alle Olimpiadi di Sydney 2000. Dal 2017 è commissario tecnico di tutte le Nazionali femminili. «Siamo ripartiti dalle ceneri e abbiamo costruito qualcosa di importante», spiega il coach teatino. «Abbiamo vinto l’Europeo under 19 e 22, il campionato seniores e ora centrato la qualificazione alle Olimpiadi che mancava dal 2004. Allora la squadra era strapiena di giocatrici americane con passaporto italiano, ora sono quasi tutte italiane». È stata un’impresa? «Abbiamo fatto qualcosa di straordinario», risponde Obletter. «Siamo la terza nazione qualificata dopo Giappone e Stati Uniti che praticano questo sport a livello professionistico con milioni di praticanti. In Italia il softball è puro dilettantismo. Le ragazze studiano e lavorano e prendono solo un rimborso dalla Federazione. In tutto abbiamo 5mila praticanti. È uno sport diffuso soprattutto al nord, in Lombardia, Veneto, Friuli ed Emilia Romagna, dove ci sono gli impianti adeguati. In Abruzzo il movimento è quasi morto, il livello è basso. A Chieti, in particolare, non ci sono gli impianti. È cosi da 40 anni. Se vuoi fare carriera, devi andare fuori».
Lei ha promesso al presidente del Coni, Giovanni Malagò, che l’Italia si giocherà la medaglia a Tokyo. «Mantengo sempre le promesse, ma per farlo dobbiamo essere aiutati ed essere nelle condizioni di fare i professionisti. Se avessimo solo un quarto degli investimenti delle altre federazioni, saremmo da medaglia». Intanto, tra dieci giorni si riparte. «Mi aspettano i Mondiali under 19 in California». E tra un anno le Olimpiadi, sognando la medaglia. Con Obletter tutto è possibile.
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