Padovani, terno sulla ruota dell’Aquila

11 Dicembre 2017

Il bomber (finora a secco) si sblocca, ne fa tre e trascina la squadra contro la Jesina. Società, settimana-clou per i rimborsi

L’AQUILA. Col terno secco sulla ruota dell’Aquila, Ettore Padovani può a ragione chiedere un posto nelle cartelle della tombola agnesina. Per un attaccante finora con il sacco vuoto è una bella soddisfazione uscire dal campo col pallone tra le mani. E questo senza scomodare, con quel nome, la mitologia greca. L’Aquila, in questi tempi di magra, ha trovato il suo eroe. Se è il nuovo Valenti lo dirà il futuro. Che è tutto da scrivere, come al solito avviene all’Aquila tra dicembre e gennaio di ogni campionato.
Commentare una vittoria e proiettarsi in chiave derby (domenica si va in casa della Vastese) proprio a ridosso di un’altra settimana decisiva per il futuro, con le giornate di oggi e domani in cui la rosa aspetta ancora risposte dalla dirigenza, rischia di non dare l’esatta dimensione del cammino fin qui svolto dai rossoblù. Una squadra che in condizioni normali avrebbe potuto raccogliere di più. E la partita con la Jesina lo conferma. L’Aquila arriva in porta con una facilità estrema e di gol potrebbe segnarne altri cinque. Almeno. Quindi la fame c’è. Solo che il piatto piange. L’assenza della proprietà, a parte gli amministratori di fresca nomina, lascia sulla scena soltanto i calciatori. Ed è giusto così. E gli atleti, tutti stretti nella foto finale davanti alla curva, fanno capire che vogliono continuare la corsa. Ma a questo punto non tutto dipende da loro. Per il 13 dicembre, a 48 ore alla scadenza della finestra di svincolo, basterà il solito “pagherò?” a evitare la diaspora? Non è dato saperlo.
Per adesso, i 300 dello stadio Gran Sasso d’Italia non hanno problemi a scaldarsi le mani perché i rossoblù creano palle gol in quantità industriali. E quando non arriva la bandierina del guardalinee (due i gol annullati per fuorigioco), arriva la precipitazione di Ibe. Oppure le parate strepitose del portiere Bolletta.
All’undici di partenza mancano Valenti e Ibojo, ma quasi non si notano differenze. Anzi. La squadra sembra muoversi alla garibaldina, con un pizzico di voglia in più di fare, di dimostrare. Ai presenti. Ma soprattutto agli assenti. Buscè, schierato dal primo minuto, supera a pieni voti l’esame. Dai suoi piedi parte l’azione dalla quale scaturisce il calcio d’angolo che dopo 12 minuti rompe il ghiaccio (in tutti i sensi). E se Boldrini si è appena mangiato un gol grosso come una casa, Padovani, invece, trova il guizzo vincente aggredendo il pallone dell’1-0.
L’azione del secondo gol riporta il pensiero alle categorie superiori. Ne è protagonista lo stesso Padovani, che con una finta a centrocampo apre un’autostrada a Buscè sulla corsia destra, per poi andarsi a piazzare in area dove, puntuale, passa il pallone per l’invitante 2-0.
E quindi, dopo un palo di Trudo al 45’, il terno è completo al 15’ della ripresa. Padovani di testa, sul filo del fuorigioco, beffa di nuovo la linea arretrata ospite per il 3-0. Seguiranno altre occasioni con Boldrini, Ibe, Cafiero, Sieno. Solo applausi sotto l’albero per L’Aquila, che non vinceva da un mese. E quei pochi coraggiosi tifosi, a gennaio, meritano di ritrovare questo stesso gruppo.
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