Paesaggi e campioni, l’Abruzzo è da applausi

Da Cataldo a Ciccone, passando per la Nippo Vini Fantini e le tappe targate Vasto, L’Aquila e Tortoreto
Seguire la corsa rosa ha avuto un gusto particolare. Tre settimane di Giro d’Italia, tre settimane in giro per l’Italia con Dario Cataldo, Giulio Ciccone e la Nippo Vini Fantini che hanno trasformato il mio lavoro in una cartolina dell’Abruzzo da raccontare con piacere. E la risposta dei tanti tifosi quando la carovana ha toccato per due giorni la nostra regione è stata la ciliegina sulla torta, una sorta di biglietto da visita che sa tanto di arrivederci al 2020.
Il primo giorno sul San Luca subito emozioni: Giulio Ciccone, con intelligenza chirurgica, ha fatto il miglior tempo in salita e si è vestito di azzurro, il colore del leader della classifica degli scalatori con tanto di idee chiare per il suo Giro. «Il mio sogno è vincere una tappa. Quale? Vorrei L’Aquila, ma segnatevi Gavia e Mortirolo». Con il senno di poi poco importa se la neve non ha permesso il transito sulla “Cima Coppi”: quella giornata diventerà storia per il ciclismo abruzzese.
Il giorno della Vasto-L’Aquila è qualcosa di indescrivibile. Fin dalla partenza è un tourbillon di emozioni che diventano toccanti quando dall’elicottero si vede una città ferita da un lato, colorata di rosa dall’altro con il Giro d’Italia a fare da cassa di risonanza ad un’immagine indelebile. Vince Bilbao, compagno di squadra di Cataldo che sul traguardo festeggia come fosse una sua vittoria esaltando da abruzzese doc la gente che ha gremito le strade. «Era l’unica cosa di cui ero certo. Avevi dubbi tu?». Giulio Ciccone è un po’ scuro in volto. «Ci tengo a ringraziare chi mi ha sostenuto. Gli dico di aspettarmi nella tappa del Mortirolo». Ancora il Mortirolo? Non è colpa di Giulio se ha una maglia ufficiale, se deve venire ogni giorno in mixed zone e se ha il pallino di quella montagna. Il Giro lascia l’Abruzzo e lo fa partendo da Tortoreto Lido: un’altra cartolina stupenda dell’Abruzzo raccontata in tutto il mondo. Sulle prime grandi montagne della Val d’Aosta la quiete prima della “tempesta” abruzzese che inizia ad abbattersi sul Giro a Como. E’ il giorno del trionfo di Dario Cataldo dopo una lunghissima fuga a due. L’aneddoto più bello la mattina ad Ivrea. «Sto malissimo, non ho dormito per niente oggi non è proprio giornata». Cataldo mi ha salutato così prima di ritrovarlo con il sorriso in mixed zone. «Giuro che non stavo bene per niente. Ma adesso mi godo questa magnifica giornata. Sul Civiglio ho capito che avrei potuto vincere quando Cattaneo non mi è riuscito a staccare. Sono riuscito a coronare il sogno che avevo fin da bambino: vincere una tappa al Giro». Dario va via, prende in braccio il suo cagnolino rigorosamente vestito Astana e mentre si allontana mi richiama: «Guarda che ti dicevo la verità: non stavo bene per niente questa mattina». Va bene Dario, grande giornata per l’Abruzzo.
Da Como al Mortirolo: che possa essere un’altra tappa da incorniciare per l’Abruzzo si capisce dalla partenza. Giulio Ciccone è talmente concentrato che non vorrebbe avere quella maglia blu che lo costringe ad autografi e interviste. Vuole i rulli per scaldarsi. Pronti via, inizia la fuga, Giulio c’è. Arriva il Mortirolo, il “mostro” diventa un dolce compagno di avventura per Ciccone che si libera di Caruso e va via con Hirt. Carapaz, scortato da Landa, e Nibali sono lontani, la mantellina non vuole entrare e in discesa, Giulio batte i denti dal freddo, ma si riscalda subito per il fuoco che gli accende dentro Hirt che smette di collaborare mettendo a rischio la fuga. Fortunatamente Ponte di Legno è vicinissimo e in volata non ce n’è per nessuno. L’impresa è compiuta. «Che ti avevo detto che qui vincevo?». Giulio inizia così in mixed zone guardandomi negli occhi, come fosse una chiacchierata tra amici. Con una differenza: con noi c’erano i microfoni delle emittenti di tutto il mondo che ci ascoltavano in silenzio. Si, sono grandi emozioni. Un aneddoto. Chiamo Roberto, il papà di Giulio. Mi risponde e mi chiede con voce debole: «Ma che ha combinato mio figlio?». Semplice, ha scritto la storia! Tutto qui per l’Abruzzo? Neanche per idea. Damiano Cima firma la fuga perfetta e porta la Vini Fantini a festeggiare e a completare il trionfo abruzzese per la felicità di Valentino Sciotti. Ci vediamo a Verona? Macché. Altro sussulto di Giulio sul Monte Avena: terzo dopo aver fatto sognare. «Sono arrabbiato, dovevo crederci di più». E invece noi siamo contentissimi perché oggi hai dimostrato che un giorno il rosa ti si potrà cucire addosso. Finalmente Verona. La maglia azzurra di Giulio Ciccone con l’Arena gremita e colorata a più non posso a fare da cornice. La fotografia del suo Giro perfetto con il bacio di Giorgia Masciulli, la miss teatina che ha completato un quadretto da invidia. Il Giro 102 finisce qui. Un po’ di malinconia c’è, ma in fondo il 2020 non è poi così lontano.
* giornalista
Rete 8 -SkySport

