Paghera: «Con D’Aversa Lanciano in buone mani»

23 Giugno 2014

Il centrocampista in vacanza in Spagna entusiasta della sua conferma Il ds Leone punta tre elementi della Primavera Juve. Sfuma la pista Bocalon

LANCIANO. «Contentissimo di vestire, per la terza stagione di fila, la casacca rossonera, ma ancor più di poter lavorare alle dipendenze di D’Aversa».

Queste le prime parole di Fabrizio Paghera, interpellato a 24 ore di distanza dal riscatto, a titolo definitivo, effettuato dalla Virtus, che dal Brescia ne ha acquisito, alle buste, l’intero cartellino. «È stato il direttore sportivo Luca Leone», sottolinea dalla Spagna il diretto interessato, «a darmi la notizia tanto attesa, visto che la mia prerogativa principale era appunto quella di restare a Lanciano. Il tempo di trascorrere gli ultimi scampoli di vacanza dopodiché conto di tornare, anche per definire alcune questioni». Tra le quali il contratto che, pur scadendo nel 2016, potrebbe essere ulteriormente prolungato.

«Non smetterò mai di ringraziare i Maio», prosegue Paghera, «per la fiducia accordatami, così come la tifoseria frentana per le sue innumerevoli testimonianze di affetto. Ricambiate appieno da uno che ormai si considera a tutti gli effetti un lancianese adottivo. Speravo davvero di restare qua, tant’è che avevo lasciato tutte le mie cose nell’appartamento preso in affitto in città». Si diceva di D’Aversa, suo «capitano» per un anno e mezzo e ora in predicato di diventarne l’allenatore... «Gran bella notizia, anche se ci tengo a chiarire che le mie non sono parole di circostanza, dettate dalla speranza di poter avere un trattamento di favore. Con Roberto, infatti, ho avuto, sin dal mio arrivo in rossonero, un rapporto speciale, dovuto non solo al ruolo comune, ma anche, e soprattutto, ai tanti consigli ricevuti in tutti questi mesi. Consigli che hanno contribuito notevolmente alla mia maturazione calcistica». Eloquente, in tal senso, la lunga corsa con relativo abbraccio finale scambiato tra i due in occasione dell’ultima rete in rossonero siglata nella sfida casalinga contro lo Spezia, lo scorso 17 maggio. «Glielo avevo promesso», rammenta il numero 20 della Virtus, pronto a guadagnarsi sul campo una maglia da titolare. «Ci mancherebbe altro. Del resto, l’idea di sfruttare a mio vantaggio gli ottimi rapporti esistenti tra noi non mi ha neppure sfiorato, ben sapendo come la pensa al riguardo Roberto. Semmai dovrò raddoppiare l’impegno, per battere la concorrenza nel ruolo. Una cosa è certa, però», avverte in conclusione Paghera. «L’approdo sulla panchina della Virtus di D’Aversa (non ancora ufficiale ma praticamente certo, ndc) è la conferma che i Maio vogliono continuare a far bene, dando continuità agli ottimi risultati ottenuti negli ultimi anni. Una crescita continua che, ne sono certo, proseguirà anche nella prossima stagione, che spero di vivere da protagonista, assieme alla cosiddetta “vecchia guardia”, e in particolare a Carlo (Mammarella, ndc), che ormai considero a tutti gli effetti una sorta di fratello maggiore». Vecchia guardia rappresentata dal capitano e dai vari Amenta, Troest, Aridità, Aquilanti, Vastola, Di Cecco, Piccolo e Turchi. Tutti più o meno sicuri di restare, al pari di Brunescu, Thiam e Nunzella, riscattati proprio di recente dal club rossonero. Che nei prossimi giorni proverà a strappare, alle rispettive società d’appartenenza, un rinnovo del prestito per Sepe, Gatto e Germano, per poi dare il via al mercato vero e proprio, con l’ingaggio dei primi volti nuovi.

Lunghissimo l’elenco in mano al ds Leone, che assieme al suo staff di osservatori ha visionato decine e decine di calciatori (per lo più giovani) sparsi tra Serie B, Lega Pro, Serie D e campionato Primavera. Ai nomi, già noti, dei vari Eusepi (Perugia), Venturi (Bologna), Gatto junior (Chievo), Mendicino e Tounkara (Lazio), Gerardi (Reggina), Doukara (Catania), Nangal (Atalanta), Diop e Aramu (Torino), vanno aggiunti quelli di tre elementi della Primavera juventina: il difensore Filippo Romagna (’97), il centrocampista Matteo Gerbaudo (’95) e l’attaccante marocchino Younes Marzouk Bnou (’96), mentre pare già sfumata la pista relativa al 25enne centravanti Ricardo Bocalon (16 gol in 29 partite, quest’anno, a Venezia), che l’Inter, proprietaria del cartellino, avrebbe promesso al Prato.

Stefano De Cristofaro

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