Palanca insegna come calciare punizioni e angoli ai giovani

Il sinistro che stregò Catanzaro negli anni Settanta allena i Giovanissimi delle Marche: «Il mio era un altro calcio, oggi si punta soltanto sulla fisicità e sulla tattica»
Massimo Palanca, il sinistro magico che stregò Catanzaro. Se alle nuove generazioni questo nome può sembrare pressoché sconosciuto, agli appassionati di calcio un po’ meno giovani tornerà in mente sicuramente quel folletto marchigiano che trascinò il Catanzaro in serie A sul finire degli anni '70 a suon di magie. Nato a Loreto, in provincia di Ancona, il 21 agosto 1953, Palanca è un ex calciatore professionista che ha vestito le maglie di Camerino, Frosinone, Catanzaro, Napoli, Foligno e Como. Oggi è uno dei protagonisti del 57° Torneo delle Regioni come tecnico della rappresentativa Giovanissimi delle Marche, reduce da tre vittorie su altrettante gare disputate nel girone E di qualificazione. Mancino naturale, alto 171 centimetri e 37 di piede. Sono queste le caratteristiche principali del Palanca calciatore, attaccante dalla tecnica sopraffina che faceva dei calci piazzati la sua specialità. Fin qui nulla di strano. Ma se si va a rovistare nel suo curriculum, si trova nella casella dei gol segnati, ben 13 direttamente da calcio d'angolo. Una rarità. «Avevo un modo di calciare molto particolare», spiega Palanca, «grazie anche al mio piede piccolo (misura 37), riuscivo ad imprimere al pallone delle traiettorie sempre forti e tagliate. Angoli e punizioni sono stati il mio forte». Tanti i gol da calcio piazzato per l'attaccante marchigiano consacratosi a Catanzaro, che però iniziò a farli per puro caso: «Il primo gol su calcio d'angolo arrivò quasi per caso, senza pensarci. Ovviamente non era solo fortuna, perché io calciavo sempre per fare gol. Alla fine dei conti, un calcio d'angolo è come un calcio di punizione dal limite dell'area». Partito dai campi di periferia con la maglia del Camerino, arriva l'opportunità dei professionisti con il Frosinone in serie C nella stagione 73/74, dove segna a raffica diventando capocannoniere del girone con 17 reti. La stagione successiva inizia la storia d'amore con il Catanzaro in serie B. Vince il campionato nel 75/76 e approda in serie A grazie anche alle sue magie che a fine stagione saranno 11. Con la maglia dei calabresi, Palanca trascorse ben 11 stagioni, realizzando 115 reti. L'amore con il Catanzaro però è intervallato dalla parentesi del Napoli. La grande occasione per quel bomber di provincia che fece innamorare tutti arrivò nella stagione 81/82 quando lo acquistò il club del patron Ferlaino. Non fu una parentesi fortunata, condita da pochi gol e un anno di prestito nel Como. Sfogliando l'album dei ricordi, uno dei più belli risale alla serie A 1978/79, quando un Roma-Catanzaro terminò 1-3 con la tripletta di Palanca. «Quello è stato uno dei giorni più belli della mia carriera. Segnai tre reti all'Olimpico di cui una direttamente da calcio d'angolo. Era un altro calcio, totalmente diverso da quello di oggi. Ora si punta tutto sul tatticismo e sul fisico. Prima c'era più tecnica. Oggi se un calciatore estroso prova la giocata o un tunnel senti gli allenatori inveire. Io prediligo il bel gioco, senza limitare la fantasia del calciatore». Appesi gli scarpini al chiodo nel 1990, con alle spalle 3 campionati vinti e 137 gol fatti, Massimo Palanca prova ad intraprendere la carriera da allenatore. «Dopo aver abbandonato il calcio giocato ho provato a fare l'allenatore con i “grandi”, ma non era per me. Dal 1999 collaboro con il comitato regionale marchigiano. Ho iniziato a seguire i talenti del territorio per poi selezionarli». Il suo legame con l'Abruzzo è forte, visto che Rosanna, la moglie, è originaria di Teramo e il fratello è stato un calciatore del Pescara a fine anni '60. «Sono legatissimo a questa regione. Mia moglie è di Teramo e mio fratello giocava nel Pescara; e ricordo quando ero piccolino che venivo sempre allo stadio Adriatico per seguire le sue partite. Come gli abruzzesi so cosa vuol dire la paura del terremoto. Io ad oggi ho un attività in piena zona rossa a Camerino con mia moglie, dove c'è stato il terremoto. Ci sentiamo abbandonati da tutti».
Riccardo Di Persio
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