Pallavolista incinta, il club le chiede i danni

10 Marzo 2021

ROMA. Non è la prima volta, e quasi certamente non sarà l'ultima. Ma la storia della gravidanza 'vietata’ di Lara Lugli (nella foto), schiacciatrice carpigiana del Pordenone nella B1 di pallavolo,...

ROMA. Non è la prima volta, e quasi certamente non sarà l'ultima. Ma la storia della gravidanza 'vietata’ di Lara Lugli (nella foto), schiacciatrice carpigiana del Pordenone nella B1 di pallavolo, diventa emblematica di un diritto ancora negato. «Ora basta», dicono da Assist, l'associazione delle atlete, a Italia Viva, Pd e M5s, mentre la sua ex squadra nega e parla di storia ribaltata. «È grave, è ora di prendere in seria considerazione la situazione di noi atlete donne», dice invece Lara. La vicenda Lugli, così simile a quella dell'americana Carli Lloyd e così unica, emerge proprio a ridosso di un altro 8 marzo in cui le donne più che festeggiare rivendicano. In particolare, nello sport, contro la discriminazione di non esser considerate professioniste, alla base del divieto di fatto a diventar madri. La storia è semplice: un passato in A, un ingaggio in B1 a Pordenone nella stagione 2018-2019, poi la gravidanza e l'interruzione del contratto, per quella clausola - non scritta o alle volte in scritture private - per cui un'atleta ha un implicito divieto a diventare madre. Ma quando l'atleta chiede gli arretrati di una mensilità non pagata, si vede rispondere dagli avvocati del club che chiedono i danni per aver provocato un problema con la sua inattesa gravidanza, peraltro sfociata in un aborto spontaneo. A difesa della pallavolista arriva Assist e denuncia che alla base c'è il mancato riconoscimento del professionismo femminile.