Parla Di Giuseppe: «L’incubo è finito, pronto a tornare»

14 Agosto 2019

Il 22 agosto scade la squalifica per illecito dopo il caso Savona «Ho voglia di rimettermi in gioco. Per me parlano i risultati» 

TERAMO. La fine di un incubo. Marcello Di Giuseppe è pronto a tornare nel calcio, il suo mondo. La giustizia sportiva l’ha condannato per illecito a quattro anni di squalifica per il caso Savona-Teramo. Tra meno di dieci giorni, il 22 agosto, il 51enne direttore sportivo rosetano sconterà la squalifica. Dopo aver toccato il cielo con un dito con la storica serie B - poi revocata - conquistata sul campo col Teramo nel maggio 2015, Di Giuseppe si è visto crollare il mondo addosso. Anni difficili, interminabili, senza pallone. Proprio quando era sulla cresta dell’onda, con i vari Lapadula e Donnarumma lanciati nel calcio che conta. Ma adesso il peggio è passato. «La voglia di tornare a fare calcio è tanta, ma senza rivalsa nei confronti di nessuno», spiega Di Giuseppe. «Penso di aver dimostrato di aver fatto qualcosa di importante nei pochi anni in cui ho lavorato. I risultati nessuno me li può togliere».
Che cosa le rimane del caso Savona-Teramo?
«È una ferita che mi resterà per sempre. Quattro anni sono tantissimi. È impossibile lasciarsi alle spalle questa brutta storia. Non auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico, di trovarsi nella situazione in cui mi sono trovato io. Essendo credente, penso che Dio dia la croce a chi la può portare».
Com’è cambiata la sua vita?
«In tutto. Mi è mancato il quotidiano. Non ho potuto fare quello che ho sempre fatto per anni. Il telefono prima squillava cento volte al giorno. Poi di colpo ti ritrovi a ricevere tre chiamate quotidiane. Me l’aspettavo. Ho capito che alcune persone mi stavano intorno solo perché negli anni precedenti alla squalifica ero una persona “importante”. I veri amici, però, sono rimasti».
Che cosa ha fatto in questi anni?
«Ho avuto più tempo per godermi mio figlio che ora ha 12 anni. La fede e la famiglia mi hanno aiutato ad andare avanti. A livello calcistico, il periodo di inattività mi è servito per osservare come lavorano le società. Da fuori capisci molte cose».
Che cosa chiede al calcio?
«Di avere nuove opportunità. Voglio rimettermi in gioco e tornare a fare il mio lavoro. Non ho sentimenti di rivalsa. Nel calcio contano i risultati. E io ho già dimostrato di averli ottenuti».
Sorpreso dall’addio di Campitelli?
«Nei modi e nei tempi sì, ma per lui penso sia stata una “fortuna” perché in questo momento essere presidente di una società di serie C è dura per chiunque. Campitelli è un malato di calcio. Era molto difficile che lui abdicasse di sua spontanea volontà. Quella di Iachini è stata un’offerta irrinunciabile. Ha lasciato il Teramo in ottime mani».
Che idea si è fatto del nuovo Teramo di Iachini?
«La proprietà è importante, ha idee chiare e mi fa ben sperare. Quello che mi entusiasma di Iachini è la sua grande voglia di investire sulle strutture, fattore fondamentale per arrivare a certi risultati. Iachini ha avuto un impatto devastante. Le premesse sono positive, ma bisogna aspettare i risultati sul campo».
È un Teramo da serie B?
«Onestamente no. Sicuramente è una squadra che potrà giocarsela con tutte. Nel calcio tutto può succedere, ma sulla carta nel girone ci sono squadre più attrezzate. La favorita è senza dubbio il Bari, poi Catania, Reggina e Catanzaro».
Come si arriva in B?
«Con una programmazione pluriennale. Una piazza come Teramo non può pensare di vincere dall’oggi al domani. Questa è una forza che hanno altre piazze. Al Teramo serve tempo per costruire qualcosa di importante. Sono curioso di vedere come riuscirà la società a gestire i momenti difficili che inevitabilmente ci saranno».
Lei disse che il suo Teramo era pronto per fare la serie A.
«Avevamo Donnarumma e Lapadula e avevo quasi chiuso per Inglese. Con questi giocatori come fai a non pensare di poter andare in A? Quel Teramo sarebbe stato protagonista anche in B. Era un periodo magico e la squadra aveva grosse potenzialità».
Lapadula a Lecce, Donnarumma a Brescia. Entrambi in A.
«Finalmente Donnarumma è andato in A. Un salto strameritato. Per Lapadula è un anno importante. Deve rimettersi in discussione e tornare a fare la differenza».
Qual è un giocatore che voleva portare a Teramo?
«Sensi (ora all’Inter, ndc). Era di proprietà del Cesena ed era in prestito al San Marino. Lui sarebbe venuto volentieri al Teramo».
E l’allenatore?
«Non ho mai avuto contatti con altri tecnici perché l’allenatore del Teramo era Vivarini. Se lui avesse deciso di andare via, avrei preso Ivan Juric».
In Abruzzo quali sono le società che lavorano meglio?
«Pescara è sempre Pescara. E poi dico il Pineto. Ha le potenzialità per arrivare in alto».
Le piacerebbe tornare a Teramo?
«Sì, sono sincero. Mi è dispiaciuto per com’è finita. Mi piacerebbe tornare per chiudere il cerchio. Ma non è un passaggio da fare subito. Devo prima fare altre esperienze».
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