«Pescara a vita, prossimo viaggio in serie A»

Balzano: «Ho rinnovato fino al 2021, questo Delfino assomiglia a quello della promozione con Zeman»
PESCARA. Sulla sua pelle è raccontata la sua vita. Gioie, dolori, vittorie e sconfitte. Un viaggio di 32 anni raccontato da oltre 40 tatuaggi. Antonio Balzano è arrivato a Pescara da ragazzo, aveva 26 anni, ora è padre di famiglia e ha deciso di chiudere la carriera in biancazzurro.
Il 32enne terzino nato a Bitonto qualche giorno fa ha rinnovato il contratto fino al 2021. «Una scelta di vita», come la chiama lui, che da quel giugno 2011 non è più andato via da Pescara, città diventata sempre più sua e della famiglia.
Una promozione in A con il Pescara è già in bacheca, quella del 2012, adesso vuole riprovarci a distanza di sette anni, come ha raccontato al Centro, durante la diretta Facebook disponibile anche sul sito www.ilcentro.it
Balzano, il Pescara ha il vento in poppa e viaggia dritto verso la serie A.
«Siamo solo all’inizio ed è inutile fare voli pindarici. Io sono fiducioso anche perché stiamo iniziando a giocare anche bene. Un segnale importante, da non sottovalutare. A Padova, per esempio, anche se abbiamo gettato all’aria la vittoria, mi sono divertito e credo che il Pescara abbia fatto una grande gara».
Si è creato un gruppo coeso.
«Sì, assolutamente. Quest’anno siamo sereni e giochiamo molto meglio».
L’anno scorso Zeman ha voluto Balzano a Pescara, ma il suo rendimento non è stato dei migliori.
«Dopo l’esordio a Carpi alla settima giornata sono stato messo fuori per tanto tempo (6 panchine di fila, ndr) e non ho mai capito il motivo. Mi è dispiaciuto e ho chiesto anche spiegazioni a Zeman. Poi, mi sono infortunato e sono stato fuori più di un mese e sono rientrato a febbraio».
A Zeman che cosa ha detto?
«Che mi sentivo bene, che non ero un giocatore “finito” e avevo voglia di mettermi in mostra. Gli ho chiesto cosa potessi fare per lui e per aiutare la squadra. Zeman mi ha sorriso e mi ha fatto capire che non c’era nessun problema. Diciamo che per me è stata una stagione iniziata male, perché ho pagato a caro prezzo il fatto di non aver svolto la preparazione con il Pescara, visto che sono arrivato a fine mercato».
È tornato dopo il triennio d’oro dal 2011 al 2014. L’anno scorso non è andata molto bene, quest’anno siete partiti con il piede giusto.
«Dopo qualche anno di buio, i tifosi stanno rivedendo la luce. Avvertiamo la fiducia e l’entusiasmo cresce gara dopo gara. Prima c’era distacco tra squadra e città, adesso non è così. Pian piano, la gente si sta riavvicinando a noi».
Quindi, serie A da centrare?
«Calma, questo è un torneo lungo e con 19 squadre è ancora più equilibrato. Se continuiamo così possiamo toglierci delle soddisfazioni».
Anche nel 2011 non eravate partiti per puntare alla A, ma alla fine il Pescara ha vinto il campionato.
«Sì, è vero. Quell’anno nessuno puntava sul Pescara, mentre Zeman dichiarava che saremo andati in A. Vi dico che questo gruppo è simile - anche se con meno qualità - a quello che ha vinto sei anni fa e possiamo lottare per la promozione».
Mancuso sulle orme di Immobile con i 5 gol segnati finora?
«Me lo auguro per Leo e per il Pescara. Sta facendo un gran campionato e può tranquillamente seguire le orme di Ciro Immobile».
Venerdì si torna a scuola, con l’esame Spezia.
«A scuola copiavo (ride, ndr). Ora, invece, ci sono i veri esami e quello di venerdì sarà duro. Squadra forte, sta facendo molto bene, quella di Marino. Non dobbiamo prendere sottogamba questa sfida».
Sorpreso da Pillon?
«Niente affatto. È stato bravissimo a responsabilizzare il gruppo ed è un tecnico che non ti mette addosso inutili pressioni. Ci ha trasmesso il suo credo calcistico, dandoci carica e fiducia nei nostri mezzi».
L’anno scorso ha avuto paura della retrocessione?
«Sì, molta. Specie prima della sfida contro lo Spezia».
Nato a Bitonto nel 1986, ma da 7 anni è diventato “pescarese”.
«Questa è casa mia e sono felicissimo. La famiglia Balzano è diventata tutta pescarese. Dai miei genitori, passando per mio fratello minore. Mia sorella, Magda, si è sposata e stabilita qui con la famiglia».
Calciatore, padre ma anche imprenditore nel settore del turismo. Come mai?
«Insieme ad un mio amico, Davide Zizzi, abbiamo aperto un’agenzia di viaggi, la “Matmata World”. Adoro viaggiare, ho girato il mondo e adesso ho deciso di investire su questo settore. Ho già il primo cliente calciatore».
Chi è?
«Antonino Ragusa (del Verona, ndr), che ha giocato qui cinque anni fa. Siamo rimasti amici e già mi ha chiesto di organizzargli un viaggio».
Balzano, vuole già smettere con il calcio?
«No, assolutamente. Ho ancora da dare tanto al calcio e il mio più grande rammarico e quello di non essermi mai salvato in serie A. Quindi…».
Da qualche giorno ha rinnovato il contratto con il Pescara fino al 2021. Vero?
«Sì, ma prima di smettere voglio tornare a giocare in A con il Pescara».
Che cosa non le piace del calcio?
«La mancanza di rispetto, specie tra i giovani».
Antonio Balzano ha sognato di fare il calciatore fin da bambino?
«Sì, ma ho rischiato di stroncare la carriera quando avevo 21 anni. Dopo le giovanili al Bari e l’esordio in B con i galletti sono rimasto senza squadra. Ho vissuto mesi d’inferno e andavo ad allenarmi da solo, in un campo da calcio a 5 vicino casa mia, a Bitonto. Poi a gennaio del 2006 ho firmato per la Cisco Roma e pian piano mi sono ripreso. Il mio trampolino di lancio, però, è stato il Pescara a cui devo tutto».
L’avversario più difficile da marcare?
«Victor Ibarbo (ex Roma e Cagliari)».
Il più antipatico?
«Tanti, ma uno in particolare è Romano Perticone della Salernitana. In campo ci siamo sempre “beccati” e mi ha fatto molto arrabbiare. Due anni fa, però, me lo sono ritrovato a Cesena e da lì è nata una grande amicizia che dura tutt’ora».
La partita più bella della sua carriera?
«Padova-Pescara 0-6 nell’aprile 2012. Mi sono divertito come un bambino».
Il suo corpo è pieno di tatuaggi, il prossimo per la promozione in A?
«Sto zitto, vedremo. Ho più di 40 tatuaggi...».
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