Pescara cantiere aperto, c’è tanto lavoro per Zeman

I biancazzurri producono molte occasioni, ma bisogna registrare la difesa
PESCARA. Un brusco risveglio dopo il debutto fragoroso. Dall’esaltazione per il 5-1 al Foggia all’amarezza causata dallo stop di Perugia. Quattro reti incassate al termine di un match nel quale i biancazzurri hanno pagato a caro prezzo due disattenzioni gravi e una fase difensiva carente. In ogni caso, due gare non possono indicare con esattezza quale sarà il ruolo del Pescara in questo campionato. Serviranno almeno altre quattro o cinque settimane per darsi una fisionomia ben definita e disegnare scenari più verosimili. Nel 2011-12 il Pescara di Zeman perse le prime tre gare in trasferta contro Modena, Reggina e Juve Stabia, poi il gruppo divenne affidabile. Certo è che assisteremo a partite ricche di reti, guai se non fosse così con Zeman in panchina, un tecnico che ha fondato la sua carriera sul gioco offensivo. Due partite non bastano per emettere sentenze, ma qualche indicazione si può trarre.
Le note positive: fase offensiva, condizione fisica e volontà. Le gare contro Foggia e Perugia hanno detto che il Pescara farà tremare le retroguardie avversarie. Sette reti in 180’ sono un ottimo bottino, oltre alle tante occasioni create. Nel primo tempo al Curi la manovra è stata più efficace, invece nella ripresa il Delfino ha scelto di sfondare sulle fasce rendendo vita facile alla difesa umbra. I meccanismi offensivi devono essere perfezionati, ma le premesse sono incoraggianti. Così come è confortante la condizione fisica. I carichi di lavoro della preparazione sono stati quasi smaltiti. La squadra non è ancora al top, ma con il Foggia ha segnato 4 gol nel secondo tempo e nella ripresa col Perugia ha corso fino alla fine cercando di recuperare lo svantaggio. Inoltre, dall’inizio del ritiro i calciatori hanno mostrato grande abnegazione e, pur commettendo errori, in questo avvio tutti si sono impegnati al massimo.
Le note negative: fase difensiva, equilibrio, mancanza di un leader. Cinque reti subite in 180’ hanno fatto già scattare l’allarme. La squadra ha concesso troppo, ma le disfunzioni non sono imputabili solo alle performance dei difensori. Il problema principale si ha quando la squadra attacca e non quando difende. Il calcio di Zeman prevede che le azioni vengano accompagnate da almeno sei elementi che regolarmente oltrepassano la metà campo. Ma quando gli avversari rubano palla il Delfino è spesso sbilanciato. Si creano così praterie per gli attaccanti che possono colpire con facilità. In pratica la squadra si allunga e i reparti perdono le distanze. Una causa è di certo legata al movimento dei due centrali che faticano ad accorciare. Spesso indietreggiano e questo dipende dalle loro caratteristiche. Coda e Perrotta non sembrano una coppia ideale per il boemo. E nella rosa si sente la mancanza di almeno un centrale rapido richiesto da Zeman. Presa singolarmente, la difesa del Delfino è di grande valore, ma in mezzo ci sono interpreti poco funzionali al calcio del tecnico. Inoltre, c’è la sensazione è che in squadra non ci sia un leader, non solo in difesa, ma anche a centrocampo dove il trio appare male assortito. Ogni tanto Brugman e Proietti si pestano i piedi e Coulibaly ha bisogno di fare esperienza. Infine, bisogna risolvere i problemi legati all’utilizzo di Benali e al dualismo Pettinari-Ganz. Benali non è il prototipo dell’esterno zemaniano e forse potrebbe rivelarsi più efficace come mezzala. Pettinari (nella foto, in alto) con la tripletta al Foggia si è guadagnato la conferma a Perugia, ma Ganz scalpita. Toccherà al boemo dirimere le questioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

