Pescara flop, nei play off serve il turbo

Il pari con l’Imolese e il quinto posto fanno sorgere dei dubbi in vista del primo spareggio promozione contro la Carrarese
PESCARA. Un piccolo suicidio sportivo concretizzato al termine dei 90’ tra i più brutti della stagione. Dal possibile arrivo a pari punti con il Cesena (i romagnoli comunque terzi per la differenza reti) alla 5ª posizione che costringerà il Pescara a scendere in campo già domenica all’Adriatico contro la Carrarese, che si è piazzata decima. In caso di parità il Delfino passerà al turno successivo senza supplementari o rigori. Nell’eventuale seconda fase (4 maggio) il Pescara giocherà in casa e sempre in gara unica contro chi ha la migliore classifica tra le vincenti dei match Ancona-Olbia e Gubbio-Lucchese. Per intenderci, se marchigiani e abruzzesi dovessero vincere contro Carrarese e Olbia si affronterebbero all’Adriatico, sempre senza supplementari o rigori. In caso di parità il Pescara andrà alla fase nazionale (al via l’8 maggio).
La condizione atletica. Il Pescara arriverà nella migliore condizione nei play off? Guardando la gara contro l’Imolese o il 2° tempo contro il Grosseto verrebbe da dire di no. Domenica i romagnoli uscivano bene senza alcun accenno di pressione biancazzurra (a meno che non sia stata una scelta tattica). Contro il Grosseto il finale è stato di sofferenza e senza il salvataggio di Frascatore o il palo di Nocciolini il risultato poteva essere una fotocopia dell’ultimo turno. Al contrario il Pescara visto a Modena oppure in casa contro Entella e Cesena aggrediva, ripartiva e correva tanto al punto da far venire l’acquolina per i play off. Ma da allora l’intensità della squadra è scesa.
La difesa. Il Pescara all’Adriatico ha subito ben 20 reti. Tante, tantissime per una squadra con ambizioni importanti. E alcune scelte hanno convinto poco in quel reparto. Anzitutto perché rischiare Drudi contro una squadra piena di seconde linee? Che fine ha fatto Veroli? Sempre presente e con buone prestazioni nella gestione Auteri, unico di tutto il reparto non preso in considerazione da Zauri. Considerata l’età (classe 2003) e la bravura, rappresenta un patrimonio per la società. Un po' come Sorrentino che gioca sempre nonostante qualche errore evidente e con portieri come Iacobucci e Di Gennaro in panchina. L’esperimento Nzita non ha dato i risultati sperati: troppo brutto il primo tempo di tutta la squadra per giudicare un singolo, ma nel complesso l’ex Perugia non si è mai fatto notare.
Attacco. Passaggio a vuoto nella gara con l’Imolese (Ferrari a parte), ma quello offensivo è il reparto che gira meglio con Zauri. D’Ursi è di un’altra categoria, Clemenza va a mille, ma ci sono anche degli aspetti negativi. Cernigoi ha smarrito le sue certezze e il portiere dei romagnoli Santopadre (figlio del presidente del Perugia) lo ha ipnotizzato troppo facilmente nel finale. E che fine ha fatto Rauti? Nel periodo del miglior Pescara era di gran lunga il valore aggiunto. Auteri lo ha tolto e non si è più visto. Perché? Tante domande che meriterebbero una risposta, ma quella più importante deve darla il campo domenica. Per adesso il cambio di marcia con Zauri non si è visto e i 7 punti in 3 gare (Auteri ne fece 9 all’andata contro quelle squadre) hanno mascherato alcune lacune. Al punto che qualcuno si domanda se l’organico sia davvero così forte. Vedendo le gare di Modena, Entella e Cesena verrebbe da dire di sì, ma il campionato è durato 38 giornate ed allora qualche dubbio, legittimo, resta.
Enrico Giancarli

