Pescara in C, l’incubo è realtà ora serve una rifondazione

L’imbarazzante ko di sabato a Cosenza spalanca le porte alla retrocessione
PESCARA. L’incubo è diventato realtà. Il Pescara sprofonda verso la serie C e già domani, con una serie di combinazioni non impossibili, la retrocessione sarà matematica. Una sconfitta con la Reggiana, infatti, darebbe l’ufficialità al ritorno in terza serie dei biancazzurri dopo 11 anni, ma anche in caso di pareggio e segno X del Cosenza. Dunque, la strada è tracciata ed è inutile pensare a nove punti di fila dei biancazzurri ed eventuali crolli delle squadre che sono sopra in classifica. La gara di Cosenza ha sancito la fine del Pescara in serie B nel modo peggiore. «L’ultima chiamata», aveva detto l’allenatore Gianluca Grassadonia alla vigilia della trasferta in Calabria. La chiamata non c’è mai stata, perchè il Delfino non è sceso in campo. Molle, inconsistente e senza cuore. Il 3-0 del San Vito è stato davvero uno spettacolo umiliante. Da arrossire nel modo in cui è arrivato il ko, visto che dopo appena otto minuti il Cosenza già vinceva 2-0. Ieri mattina alcuni tifosi hanno aspettato l’arrivo dei giocatori fuori dal centro sportivo Poggio degli Ulivi, ma, con l’allenamento al pomeriggio e l’arrivo delle forze dell’ordine intorno alle 14, non c’è stato nessun contatto con la squadra. Ovviamente la tifoseria è arrabbiata per il triste epilogo, specie con la società e il presidente Sebastiani per scelte sbagliate ed errori che hanno accompagnato il Delfino negli ultimi due anni. «Purtroppo è finita», ha detto Grassadonia dopo la figuraccia rimediata in Calabria, «chiedo scusa ai tifosi, alla città e alla società. Sono il primo responsabile, la colpa è mia se non sono riuscito a trasmettere grinta e carattere alla squadra. Ora finiamo il campionato con dignità». Dignità nelle prossime tre gare prima di tirare una linea e provare a ripartire anche con scelte forti. Gran parte della tifoseria chiede di fare “piazza pulita”, ma non sarà così semplice. «Pensavamo di avere uno zoccolo duro importante che non è stato all’altezza sul piano mentale e caratteriale». Ecco di questo zoccolo duro, del quale ha parlato il ds Antonio Bocchetti dopo il ko di Cosenza, ne fanno parte tanti giocatori che hanno il contratto anche per il prossimo anno e con ingaggi importanti per la serie C. Sono 11 quelli ancora sotto contratto e, di questi, tanti sono a un passo dalla soglia dei 30 anni e tanti altri l’hanno superata, come i vari Fiorillo (31), Scognamiglio (34), Drudi (34), Sorensen (29), Valdifiori (35), Busellato (28), Memushaj (34) e Galano (30). Il portiere Fiorillo e Memushaj hanno vinto tanto col Delfino, hanno giocato in serie A e la retrocessione in C è una macchia enorme per il futuro. Oltre allo zoccolo duro che sarà “depresso” per la retrocessione, ci sono due pedine che hanno un futuro da “precari”. Sono il terzino destro Antonio Balzano e il centrocampista Daniele Dessena, entrambi con il contratto in scadenza a giugno. Il primo, classe 1986, con una salvezza in serie B avrebbe trovato un altro anno di contratto, ma adesso si fa dura. Dessena, invece, avrebbe il rinnovo automatico in caso di salvezza. Quindi, finisce qui la sua avventura in biancazzurro. Per la rifondazione servirà fare scelte coraggiose anche per dare un segnale ed eliminare i precari equilibri dell’attuale spogliatoio.
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