Pescara indecoroso Salernitana va in A

Poco più di un’ora giocata in maniera dignitosa, poi il tracollo nel finale Granata nella massima serie dopo 22 anni, decima promozione per Castori
PESCARA. Da una parte la fine di un’agonia, dall’altra l’inizio della festa: due sensazioni che fanno a cazzotti in mezzo al prato verde dell’Adriatico-Cornacchia. Stride la mesta rassegnazione del Pescara, che saluta la B, con la felicità della Salernitana che vince l’ultima di campionato e torna in serie A dopo 22 anni. Un esempio negativo e l’altro positivo; cosa fare e cosa non fare nel mondo del calcio. Tanti giocatori che non sono una squadra e indossano la maglia biancazzurra e un gruppo granitico, quello della Salernitana, formato da giocatori di medio livello in serie B che ora si godono l’approdo in A. C’è un perché, non è un caso, anzi ce ne sono diversi. Ad esempio, il Pescara ha avvicendato tre allenatori in stagione, sei in poco più di un anno, mentre alla guida della Salernitana c’è Fabrizio Castori, 66 anni, che è un valore aggiunto. Decima promozione per l’ex allenatore del Lanciano, la seconda in A. L’estate scorsa era retrocesso alla guida del Trapani per colpa di una penalizzazione i n classifica che aveva permesso al Pescara di andare a disputare i play out, poi vinti ai calci di rigore la notte del 14 agosto a Perugia. La chiusura di un cerchio anche per il tecnico di Tolentino. Fa festa il popolo della Salernitana, rivale storico della tifoseria pescarese. Se la gode il patron Lotito con il cognato Mezzaroma; dopo verrà il tempo di risolvere il conflitto di interessi e cedere la proprietà del club campano, rilevato in serie D e portato in A.
Un altro tris sul groppone del Pescara che chiude al penultimo posto il campionato più deludente dopo la rinascita del Delfino successiva al fallimento. Torna in serie C a distanza di undici anni e termina la stagione con la 20ª sconfitta, dando il via libera alla Salernitana a cui serviva una vittoria per cementare il secondo posto, indipendentemente dal risultato del Monza che comunque ha perso il casa contro il Brescia che così ha potuto consolidare la propria posizione all’interno dei play off. La svolta 21’ della ripresa quando Guth ha intercettato con una mano la conclusione a botta sicura del brasiliano Anderson. Rigore trasformato dallo stesso Andrè Anderson, subentrato (la mossa decisiva) dopo l’intervallo insieme a Djuric. Subito dopo - che coincidenza! - arriva la notizia del vantaggio del Brescia a Monza. E allora non c’è più nulla da temere. La Salernitana si scrolla di dosso la tensione e fa a fette quel che rimane del Pescara. Prima il gol di Casasola, al 27’ e poi quello di Tutino al 36’. Gli ultimi minuti sono una passerella granata. Parte la festa e quel che è stata la prima ora di gioco viene dimenticata. Il palo di Ceter al 34’ e altre situazioni che potevano far gridare al clamoroso all’Adriatico-Cornacchia, Invece, no: tutto come da copione. Un finale in linea con una stagione disastrosa. Per un po’ di tempo i tifosi non avranno l’angoscia di dover soffrire davanti alla televisione per una partita della propria squadra del cuore. Ci sarà il tempo per programmare la riscossa. Avverrà solo se la società avrà capito gli errori commessi nell’ultimo anno e mezzo. Errori ripetuti più volte, quasi a voler sfida la logica del mondo del calcio. Ecco perché l’opera di ricostruzione non sarà facile, non è legata solo alla presenze di questo o quel dirigente o questo o quel calciatore. È più complessa: va rifondata l’anima del Pescara. Ci vorrà tempo, ma andranno alimentati l’entusiasmo e la voglia di stare vicino ai colori biancazzurri dopo un anno di disastri calcistici. Una mentalità che dovrà caratterizzare l’operato del club e le gesta dei calciatori in campo. Ecco perché c’è bisogno di un repulisti. Che non può non coinvolgere l’allenatore che ha messo il timbro sulla retrocessione, suo malgrado. Altrimenti si rischia di ripartire con il piede sbagliato. Già quel che è accaduto nell’agosto scorso (non confermare il tecnico Sottil che aveva conquistato la salvezza per prendere Oddo retrocesso nella sfida play out) risulta inspiegabile, andare avanti con Grassadonia significherebbe di nuovo sfidare la logica del calcio. A prescindere dal valore del tecnico.
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