Pescara-Lanciano, tante assenze

Venerdì il derby d’Abruzzo: biancazzurri senza nove pedine, la Virtus priva di Thiam e Cerri
di ROCCO COLETTI
Nove partite nel week end: 0 vittorie interne, quattro pareggi e cinque vittorie esterne; 8 gol segnati dalle squadre che giocavano in casa e 16 da quelle impegnate in trasferta. E allora la domanda sorge spontanea: dov’è finito il fattore campo? E’ diventato così difficile vincere in casa? La 12ª giornata ha certificato nuovamente, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che la Juventus e la Roma disputano un campionato a parte. Impressionante la dimostrazione di forza dei bianconeri: gioco e spettacolo all’Olimpico contro la Lazio; bene anche la Roma, anche se soffrendo. Alle spalle il vuoto, come nella passata stagione. E se stasera il Genoa vince balza al terzo posto in classifica.
Milan-Inter è stato lo specchio fedele del declino del calcio milanese. Giusto il pari, ma lo spettacolo è stato modesto. Mancini non ha dato la scossa ai nerazzurri alla prima senza Mazzarri. E il Milan di Inzaghi continua a essere insipido.
E’ stata la domenica di Antonio Di Natale: 200 gol in serie A alla 400ª presenza. A 37 anni l’attaccante del gran rifiuto alla Juve è (ancora) un esempio. L’altro personaggio della domenica è Maurizio Sarri – l’ex impiegato di banca con un passato sulla panchina del Pescara – che alla guida dell’Empoli ha finito di inguaiare il Parma travolto dai debiti. I toscani sono una piacevole sorpresa: hanno il budget più povero della serie A, ma se il campionato fosse finito ieri sarebbero in salvo. Il Sassuolo di Eusebio Di Francesco, invece, è una certezza: è a metà classifica. Fa riflettere la crisi (di risultati ed economica) del Parma, destinato a una penalizzazione che alleggerirà il già magro bottino in classifica. Fino a qualche mese fa, il presidente Tommaso Ghirardi gridava al complotto per l’Europa League sfuggita per alcuni versamenti non effettuati; ora, invece, si scopre che non riesce a pagare gli stipendi. Un tempo certi problemi erano di pertinenza della serie B e della Lega Pro (con relative classifiche rifatte dalle penalizzazioni), ora mordono anche la A. Figc e Lega devono mettere mano alla riforma dei campionati: 42 società tra A e B sono troppe. Urge una cura dimagrante, ne gioverebbe anche la Nazionale e sarebbe il primo passo per poter immaginare la ripresa del calcio italiano.
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