Pescara, Repetto sale in cattedra «Stagione da 8, Pillon super»

31 Maggio 2019

Il dirigente biancazzurro: «Bepi ha fatto grandi cose ed è scoppiato in lacrime quando ha salutato  la squadra. L’erede in panchina? Zauri a me piace, ma bisognerà ringiovanire la squadra»

PESCARA. Poker sfiorato. È andato vicino alla quarta promozione in A con il colori biancazzurri. Giorgio Repetto ha vinto due campionati di B da calciatore, uno da dirigente nel 2016 e quest’anno è andato vicinissimo al quarto successo. È stato colui che ha voluto Pillon a Pescara e lo ha difeso e supportato in ogni occasione. Il ko in semifinale play off con il Verona brucia ancora, ma il 66enne dirigente del Delfino guarda già al futuro.
Repetto, da questo torneo esce un Pescara promosso a pieni voti?
«Da 8 in pagella direi. Il Pescara ha fatto una grande impresa. Ci può stare che vieni eliminato in semifinale play off dal Verona, ma è assurdo aggrapparsi ai cambi fatti da Pillon. Sono alibi. Il cambio di Campagnaro al posto di Sottil, quello incriminato, non può cancellare la stagione. Nessuno ricorda che nel girone d’andata aveva fatto la stessa cosa, mettendo un difensore in più. Contro Crotone e Benevento? Quelle furono partite dominate e Pillon era stato incensato per come avevo letto le partite».
Quanto ha inciso Pillon?
«Almeno al 60%. Credo che i suoi detrattori debbano fare delle analisi diverse rispetto a quelle tattiche. Ha fatto un gran lavoro sul gruppo, ha lanciato Gravillon e Machin (entrambi hanno fruttato un bel gruzzolo al club, ndr), ma non solo. È stato determinante nella passata stagione. È arrivato a Pescara in un momento difficilissimo, con un calendario per niente semplice e ha salvato la squadra. Quest’anno con una formazione titolare non troppo diversa rispetto a quella del 2018, ha fatto grandi cose».
Insomma, la sua e quella del club è stata una scommessa vinta.
«È stato un grande onore lavorare con lui. Nel calcio personaggi così non ci sono. Ha una passione smisurata. Una volta, verso Natale, gli chiesi cosa lo spingesse ad allenare ancora con questa intensità. Lui mi rispose: “Giorgio, per me il calcio è vita. Senza campo, fischietto, casacche e contatto con i giocatori non so stare”. Lui allena per passione e si vede. La squadra ha capito questo e lo ha seguito».
Il suo addio è stato emozionante.
«Anche per noi. Martedì abbiamo fatto la cena finale e, prima di andare via, ha radunato i giocatori per salutarli, ma il suo discorso di commiato è durato pochi secondi. È scoppiato in lacrime per l’emozione. Questo Pescara lo ha sentito suo fin dal primo giorno e ha dato tutto fino all’ultimo istante».
Il momento più buio e quello più esaltante?
«Dopo il ko di Lecce ho avuto paura che la squadra si potesse sgonfiare. Nella partita di Padova, quella pareggiata 2-2, abbiamo giocato un gran calcio. Li ho capito che questa squadra aveva qualcosa di speciale da poter sfruttare».
Che cosa è mancato per mettere la ciliegina sulla torta?
«Una certa potenza realizzativa. Sono stati 29 i gol dagli attaccanti. Pochi se una squadra vuole ambire a grandi traguardi con tranquillità».
Giocatori rivelazione?
«Gravillon e Sottil. Ma voglio fare un plauso a Fiorillo, ha fatto una stagione strepitosa. Ha giocato anche imbottito di antidolorifici, come i vari Del Grosso, Memushaj, Brugman e Mancuso».
Che Pescara sarà quello 2019-2020?
«Si riparte con la consapevolezza di avere in rosa tanti giocatori importanti, ma non più giovanissimi. Gli under avuti quest’anno vanno via perché erano tutti in prestito. Il prossimo anno, se vogliamo garantire lustro e progetti ambiziosi, dobbiamo rilanciare lo scouting per poter scovare giocatori giovani nelle categorie più basse. Solo allargando il patrimonio tecnico possiamo garantire un bel futuro al Delfino».
Luciano Zauri in pole per la panchina?
«Non ho preclusioni, lo conosco bene e alla guida della Primavera ha fatto grandi cose. In passato, chi è stato promosso in prima squadra dal settore giovanile, ha sempre fatto una bella carriera. Vedete Di Francesco, Oddo e Bucchi per esempio. A me Zauri piace, gioca 4-3-3 ed è un tecnico giovane».
Le priorità quali saranno?
«Bisognerà ricostruire la squadra, specie in attacco».
Sarà un Pescara ridimensionato o di nuovo ambizioso?
«Bisogna guardare alla realtà e senza fare voli pindarici. Quest’anno in pochi hanno creduto in noi, invece il Pescara ha sfiorato la serie A. Sono certo che si farà un buon lavoro, magari puntando ad abbassare l’età media. Nell’anno di Oddo, quello della promozione in A, l’età media era di poco superiore ai 23 anni e con tanti gol degli attaccanti, come Lapadula e Caprari. Per fare un gran campionato servono una sessantina di gol, di cui una quarantina devono arrivare dall’attacco».
Che cosa dovrà fare il Delfino nel calciomercato?
«Se si continua con il 4-3-3 secondo me servono due punte centrali, tre esterni offensivi, una mezzala e un terzino sinistro. Dai rientri dei prestiti, poi, bisognerà valutare bene Vitturini e Ventola. Due ragazzi che sono cresciuti molto negli ultimi due anni».
Il suo ruolo sarà lo stesso o si occuperà più attivamente delle operazioni di mercato?
«Il mio ruolo sarà lo stesso: responsabile dell’area tecnica. Bocchetti sarà il direttore sportivo, ma da parte mia massima collaborazione se dovesse servire aiuto. Non mi tirerò indietro».
Brugman sarà ancora il capitano del Pescara?
«Egoisticamente spero che rimanga, ma è un giocatore che merita la serie A. Tanti giocatori sono in A immeritatamente, lui la merita ad occhi chiusi».
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