Pescara travolto a Taranto: il terzo posto torna in bilico

Tris dei pugliesi, i biancazzurri prendono due gol nel giro di dieci minuti
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TARANTO (3-5-2): Vannucchi 6; Formiconi 6, Antonini 6, Sciacca 6; Mastromonaco 6, Labriola 6.5 (20’ st Fontana 6), Provenzano 6.5, Mazza 6.5 (31’ st Semprini sv) Boccadamo 6.5; Tommasini 6.5, Bifulco 7.5 (11’ st Evangelisti 6). A disposizione: Loliva, Ferrara, Semprini, Nocciolini, Citarella, Colurciello, Finocchi, Canalicchio, Romano. Allenatore: Capuano
PESCARA (4-3-3): Sommariva 4.5; Cancellotti 4.5, Pellacani 5 (19’ st Boben 6), Mesik 5, Crescenzi 5; Rafia 6, Palmiero 6 (9’ st Aloi 5.5) Kraja 5 (1’ st Gyabuaa 6); Merola 6 (19’ st Cuppone 6) Lescano 6, Kolaj 4 (1’ st Delle Monache 6.5). A disposizione: D’Aniello, Vergani, Mora, Desogus, Ingrosso, Gozzi, Germinario. Allenatore: Zeman
Arbitro: Arena di Torre del Greco
Reti: 3’ pt Tommasini, 11’ pt Bifulco, 10’ st Bifulco.
Note: Spettatori: 2.000 circa. Ammoniti: Boccadamo, Mazza, Bifulco, Vannucchi, Rafia, Crescenzi, Cancellotti, Aloi. Espulso all’8’ st Mastromonaco per gioco scorretto. Angoli: 4-9. Rec: 2’; 5’.
TARANTO
Ahi Pescara. Il Taranto domina e vince 3-0 regalando a Zeman una Pasqua amara con il terzo posto che torna nuovamente in discussione (il Foggia è a -1). Approccio da brividi, Pescara imbarazzante e umiliato tatticamente da Eziolino Capuano. Il tecnico di casa nel finale diventa dalla panchina un direttore d’orchestra di una sinfonia intonata da tutto lo Iacovone per festeggiare una salvezza conquistata con merito. E il buon Capuano in due partite ha rifilato 5 gol e tanti grattacapi ad un Pescara che ieri sembrava la fotocopia esatta di quello di dicembre all’Adriatico. Biancazzurri in versione dottor Jekyll e mister Hide: belli e vincenti contro squadre che fanno giocare, brutti e perdenti contro chi tatticamente chiude gli spazi e aggredisce. Sarà un caso che ieri e a Messina zero punti e zero gol fatti, mentre con Francavilla o con il Catanzaro tanto bel gioco e tante belle azioni? Probabilmente no e in chiave play off Zeman deve trovare soluzioni alla brutta versione del suo Pescara. Il tecnico boemo rilancia Pellacani titolare nel cuore della difesa al posto di Brosco, Crescenzi spostato a sinistra nella zona dello squalificato Milani mentre a centrocampo e in attacco arrivano solo conferme.
Pronti via e si capisce subito che la Pasqua non sarà serena per i biancazzurri. Tre minuti sul cronometro, pressione alta di Mesik a centrocampo non perfetta, Mastromonaco scappa via a destra e crossa lungo. Azione che sembra innocua ma Cancellotti e Sommaria si guardano, (“la prendo io la prendi tu?”), Boccadamo ringrazia e regala a Tommasini la palla del facile 1-0. Errori finiti? No perché se da un lato il Taranto continua a pressare a più non posso, dall’altro Sommariva decide di mandare in corner un altro pallone innocuo. Sugli sviluppi la marcatura a zona biancazzurra si dimentica Bifulco che di testa firma il 2-0. Se fosse un incontro di boxe, l’arbitro Arena sospenderebbe per ko tecnico, ma sul campo si va avanti e il Taranto fa quello che vuole. Timidi segnali di risveglio nel finale, però Merola e Kraja non sono precisi.
Nel secondo tempo Zeman lascia negli spogliatoi Kolaj, che in realtà in campo non è mai entrato, e Kraja per Delle Monache e Gyabuaa. Le cose vanno meglio, Mastromonaco deve essere un amante del rugby e fa un placcaggio stile “Sei Nazioni” per fermare il classe 2005 biancazzurro. Rosso per lui (era ultimo uomo) e Pescara con una fiam-mella di speranza con l’uomo in più per 40’. Ma sullo Iacovone spira un vento di guerra che spegne quella fiammella e in contropiede e con l’uomo in meno Bifulco firma il 3-0. Non c’è altro da raccontare, al triplice fischio (anche prima) Capuano fa esplodere la sua gioia mentre Zeman mastica amaro. Dopo Pasqua avrà qualcosa da dire ai suoi e di sicuro ai play off servirà un Pescara diverso e non solo bello con chi lascia giocare. E che delusione per gli oltre 100 tifosi arrivati a Taranto: sono entrati dopo 15’ e già il Pescara era sotto 2-0. Cercavano lo striscione “Sorridete, siete su scherzi a parte”. E invece era tutto vero.
Enrico Giancarli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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TARANTO (3-5-2): Vannucchi 6; Formiconi 6, Antonini 6, Sciacca 6; Mastromonaco 6, Labriola 6.5 (20’ st Fontana 6), Provenzano 6.5, Mazza 6.5 (31’ st Semprini sv) Boccadamo 6.5; Tommasini 6.5, Bifulco 7.5 (11’ st Evangelisti 6). A disposizione: Loliva, Ferrara, Semprini, Nocciolini, Citarella, Colurciello, Finocchi, Canalicchio, Romano. Allenatore: Capuano
PESCARA (4-3-3): Sommariva 4.5; Cancellotti 4.5, Pellacani 5 (19’ st Boben 6), Mesik 5, Crescenzi 5; Rafia 6, Palmiero 6 (9’ st Aloi 5.5) Kraja 5 (1’ st Gyabuaa 6); Merola 6 (19’ st Cuppone 6) Lescano 6, Kolaj 4 (1’ st Delle Monache 6.5). A disposizione: D’Aniello, Vergani, Mora, Desogus, Ingrosso, Gozzi, Germinario. Allenatore: Zeman
Arbitro: Arena di Torre del Greco
Reti: 3’ pt Tommasini, 11’ pt Bifulco, 10’ st Bifulco.
Note: Spettatori: 2.000 circa. Ammoniti: Boccadamo, Mazza, Bifulco, Vannucchi, Rafia, Crescenzi, Cancellotti, Aloi. Espulso all’8’ st Mastromonaco per gioco scorretto. Angoli: 4-9. Rec: 2’; 5’.
TARANTO
Ahi Pescara. Il Taranto domina e vince 3-0 regalando a Zeman una Pasqua amara con il terzo posto che torna nuovamente in discussione (il Foggia è a -1). Approccio da brividi, Pescara imbarazzante e umiliato tatticamente da Eziolino Capuano. Il tecnico di casa nel finale diventa dalla panchina un direttore d’orchestra di una sinfonia intonata da tutto lo Iacovone per festeggiare una salvezza conquistata con merito. E il buon Capuano in due partite ha rifilato 5 gol e tanti grattacapi ad un Pescara che ieri sembrava la fotocopia esatta di quello di dicembre all’Adriatico. Biancazzurri in versione dottor Jekyll e mister Hide: belli e vincenti contro squadre che fanno giocare, brutti e perdenti contro chi tatticamente chiude gli spazi e aggredisce. Sarà un caso che ieri e a Messina zero punti e zero gol fatti, mentre con Francavilla o con il Catanzaro tanto bel gioco e tante belle azioni? Probabilmente no e in chiave play off Zeman deve trovare soluzioni alla brutta versione del suo Pescara. Il tecnico boemo rilancia Pellacani titolare nel cuore della difesa al posto di Brosco, Crescenzi spostato a sinistra nella zona dello squalificato Milani mentre a centrocampo e in attacco arrivano solo conferme.
Pronti via e si capisce subito che la Pasqua non sarà serena per i biancazzurri. Tre minuti sul cronometro, pressione alta di Mesik a centrocampo non perfetta, Mastromonaco scappa via a destra e crossa lungo. Azione che sembra innocua ma Cancellotti e Sommaria si guardano, (“la prendo io la prendi tu?”), Boccadamo ringrazia e regala a Tommasini la palla del facile 1-0. Errori finiti? No perché se da un lato il Taranto continua a pressare a più non posso, dall’altro Sommariva decide di mandare in corner un altro pallone innocuo. Sugli sviluppi la marcatura a zona biancazzurra si dimentica Bifulco che di testa firma il 2-0. Se fosse un incontro di boxe, l’arbitro Arena sospenderebbe per ko tecnico, ma sul campo si va avanti e il Taranto fa quello che vuole. Timidi segnali di risveglio nel finale, però Merola e Kraja non sono precisi.
Nel secondo tempo Zeman lascia negli spogliatoi Kolaj, che in realtà in campo non è mai entrato, e Kraja per Delle Monache e Gyabuaa. Le cose vanno meglio, Mastromonaco deve essere un amante del rugby e fa un placcaggio stile “Sei Nazioni” per fermare il classe 2005 biancazzurro. Rosso per lui (era ultimo uomo) e Pescara con una fiam-mella di speranza con l’uomo in più per 40’. Ma sullo Iacovone spira un vento di guerra che spegne quella fiammella e in contropiede e con l’uomo in meno Bifulco firma il 3-0. Non c’è altro da raccontare, al triplice fischio (anche prima) Capuano fa esplodere la sua gioia mentre Zeman mastica amaro. Dopo Pasqua avrà qualcosa da dire ai suoi e di sicuro ai play off servirà un Pescara diverso e non solo bello con chi lascia giocare. E che delusione per gli oltre 100 tifosi arrivati a Taranto: sono entrati dopo 15’ e già il Pescara era sotto 2-0. Cercavano lo striscione “Sorridete, siete su scherzi a parte”. E invece era tutto vero.
Enrico Giancarli
©RIPRODUZIONE RISERVATA

